Visualizzazione post con etichetta amore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amore. Mostra tutti i post

venerdì 10 luglio 2026

21

 

Ho cancellato una bozza di post. 
Parlava di noi. 
Del fatto che oggi, qualora non ci fossimo lasciati ormai diversi mesi fa, avremmo festeggiato ventuno anni insieme.
Ventuno.

E' un giorno strano questo qui. Non so come lo stia vivendo tu. Non so neppure cosa ne sto facendo io.
Avrei voluto saltarlo a piè pari, arrivare a domani, leggerlo come un giorno qualunque, oppure stordirmi, ubriacarmi, dormire. Solo che io non mi stordisco, non mi ubriaco e dormo solo di notte. Neanche sempre.

E allora sono qui, in questo giorno che un tempo ha significato molto, ha significato tutto.
A pensare che tutto quello che abbiamo vissuto ha un valore anche oggi e sempre ne avrà.
A pensare che ti amerò fino all'ultimo mio giorno, perché il vero amore non muore mai. Muoiono i rapporti, si sfilacciano, si stancano, si strappano, si scuciono, impazziscono, cambiano. Ma i sentimenti se ne vanno solo quando non hanno avuto significato.

So che la decisione presa a inizio anno è quella giusta.
Tu con la tua vita, io con la mia vita.
A raccogliere i cocci di un'esistenza che forse un giorno sarà di nuovo intera, a suo modo.
Ma una decisione giusta a volte porta con sé anche tanto dolore che va elaborato come si elabora un lutto, con gli stessi giorni difficili e tristi.
E questo è uno di quelli, anche se fingeremo che non sia così.

Non voglio più vivere con te, stare con te, invecchiare con te.
Ma resti un pilastro, un pezzo di cuore, d'anima. Un braccio, una gamba, una vena femorale.
Perché un rapporto può finire, e il nostro era finito molto tempo prima di prenderne atto. Ma il bene no, il bene non finisce mica. E allora eccolo qua, me lo porto addosso, ci cammino insieme, me lo tengo stretto perché so quanto conta.

domenica 10 maggio 2026

Sfiorarlo Con Le Dita

 


Poi improvvisamente la gelateria Bonelli mi piombò di fronte agli occhi.
Tutto era cambiato e ogni pezzo di quel posto che un tempo conoscevo come le mie tasche mi appariva estraneo, più brutto, appesantito dal tempo.
Non avevo riconosciuto le vie, i negozi, nulla di quello che era lì in quegli anni.
Per questo non mi aspettavo di vederla...un fulmine a ciel sereno. 

Uno schiaffo sonoro, lì di fronte a tutti, m'avrebbe fatto meno male.
La stessa insegna. La stessa deliziosa grafica a strisce bianche e verdi. Lo stesso carrettino per le crepes. Lo stesso bancone.
Lì dov'erano così tante facce sconosciute ho rivisto noi due, a vent'anni.
A fare i salti mortali pur di spendere un po' di tempo insieme.
Lì seduti a mangiare un gelato che a volte era la sola cosa che potessimo permetterci.

Il dolore e la commozione sono straripati fuori dagli occhi e chi era con me ha avuto la delicatezza di voltarsi, di non porre alcun accento su quello che mi stava accadendo e che era talmente palese da poter stringere il cuore persino ad un ignaro passante.
Non finsi, sarebbe stato assolutamente inutile.
I ricordi mi spezzavano le ossa, m'incancrenivano i pensieri, si spargevano come un fuoco nelle vene fino a farle esplodere.
Avrei voluto accarezzare quei due ragazzi che eravamo ed ho provato una tenerezza così devastante da sentire ogni singolo organo del mio corpo detonare come una bomba.
Una sofferenza così profondamente radicata dentro le cellule da spezzarmi il respiro. 
Era disperazione quella che stavo provando, non avrei saputo chiamarla in altro modo.

Lì davanti osservavo il passato come se potessi sfiorarlo con le dita.
Eravamo ancora seduti lì, materialmente, a guardarci innamorati, a stringerci le mani, a scambiarci promesse che non abbiamo saputo mantenere fino in fondo. 
Non so come scusarmi con quei ragazzi giovani, semplici ed ingenui. Non so come poter risparmiare loro il dolore che adesso, vent'anni dopo, stanno provando. Non so farlo e non me lo perdono.
Non me lo perdono.

lunedì 2 marzo 2026

Dissolvenza

 

Con le tue valigie pesanti eri sul vialetto di casa.
Andrea ha pensato che stessimo andando in ferie, ti ha gridato "buon viaggio".
E' lì che le lacrime son venute fuori, copiose, perché non c'era più argine a trattenerle.
La diga che avevo eretto per non sembrarti penosa, era crollata tutta d'un tratto. 
Con fatica hai caricato in macchina le ultime cose.
La nostra automobile, di cui avevo scelto il colore.
Ti sei voltato. Ci siamo abbracciati. 
Piangevo come una bambina. Ero piccola e fragile sotto quella felpetta nera. 
Mi hai detto: "Su, vai a casa."
E me ne sono andata. E te ne sei andato.
E mi dissolvo così, come all'interno di una nebbia.
Il mio corpo è solo un contorno, sono tutta anima adesso.
Un'anima che pesa molto più dei ventuno grammi che gli sono attribuiti.
E immagino la tua, sola e pensosa quanto la mia.
E lì dove c'era un solo massiccio individuo adesso ce ne sono due, distanti, lontanissimi, che pian piano riprendono a camminare e non sanno dove andare.

giovedì 19 febbraio 2026

Rosso

 

Un vento capace di far cadere le persone. 
Ma anche i primi timidi fiori che sbocciano nei miei vasi o dentro le fioriere lungo le vie.
Mi fermo ad osservarli come se dopo tanti rami secchi, la loro apparizione fosse presagio di una nuova serenità.
Ho un cuore pesante che cerca disperatamente di alleggerirsi. 
E avrei dovuto evitare questo caffè che mi agita più di quanto io non sia già.
Però lo sorbisco lentamente, socchiudo gli occhi, sospiro.
E in quel sospiro c'è un po' di tutto. Un po' di tutte quelle cose che non riesco a dire ma che sono esattamente qui, dietro questo cuore gocciolante di sangue, che forse per questo pesa di più.
Me lo strizzo a poco a poco, come se fosse una spugna. 
Del mio sangue m'impregno le mani. 

Forse un giorno tutto questo dolore sarà solo un ricordo per te, per me.
Ma adesso ci si sguazza dentro come in una piscina in cui stiano nuotando dei piranha. 
Anche quest'acqua si fa rosso sangue. Ci sono ferite ovunque si guardi.

lunedì 16 febbraio 2026

Fiammella



In autostrada c'era il sole, mi abbagliava attraverso il finestrino.
Ho benedetto la protezione solare che indosso sempre sul viso, ogni santo giorno, da almeno quindici anni. 
Alcune persone smettono di curare il proprio aspetto quando soffrono.
Io mi ci aggrappo come se fosse l'ultimo ramo del mio albero. 
Al funerale di mio zio ero di una bellezza folgorante e dietro quello scudo proteggevo un'anima fragile che stava cadendo in pezzi.

Forse ora sto facendo la stessa cosa: non smetto di curare la superficie affinché il mondo non si accorga di quanto dolore contenga ogni respiro.
Dicono che piangere faccia bene, che curi, che allevi i malanni.
Ma non so a chi faccia bene perché io sto piangendo tutte le lacrime che possiedo eppure non sto bene.
Mi sento un mucchietto d'ossa dentro un po' di pelle e sotto una testa di ricci neri. 
E poi basta. Non c'è altro.

O forse qualcosa c'è.
Una fiammella.
Una flebile speranza.
Quella di tornare, un giorno non troppo lontano, a ridere di nuovo con gli occhi.
E che tu, amore mio, ritrovi quella leggerezza da monello che avevi un tempo. Di nuovo felice.

giovedì 12 febbraio 2026

Apnea

 


Non c'è musica stamattina. Solo il rumore di questa pioggia incessante.
Piange anche il cielo la nostra resa. Piange questo dolore insieme a noi.
Ieri è stata la serata più difficile della mia vita.
E questo è il giorno più complicato.
Ma altri ce ne saranno perché non si divide ciò che era fuso insieme senza, in parte, morire.
E quindi io adesso sono morta.
Una morta che cammina, che non riesce ad ascoltare neppure un po' di musica.
Perché il fracasso che ho dentro sovrasta ogni cosa, persino le apnee di questi singhiozzi.
Più di tutto piango il dolore che stai sentendo tu. 
Tu che sei la persona migliore che io avrei potuto avere accanto.
Tu che ieri, ignaro del colpo che stava arrivando, sei andato a comprarmi un regalo meraviglioso.
Forse un giorno ringrazieremo il coraggio di quel momento, ma ora, ora, è solo buio.
Un buio in cui non mi so muovere, dove non so guardare.
E se credessi all'esistenza di un dio ora sarei qui a pregare per te, per me.
A pregarlo di tenerci ancora insieme, in qualche modo diverso, in un legame che trascenda la coppia. 
Perché io non ci credo all'amore che finisce.
Non credo che vent'anni, sette mesi e un giorno possano diventare, improvvisamente, niente.
Ed io oggi ho l'assoluta certezza del fatto che tutto può crepare. I muri, le convinzioni, le belle promesse. Ma quello che ci ha legato no, mai.

giovedì 5 febbraio 2026

Filo Spinato

 

Avrei voluto una ricetta per fare tutto giusto, per non ferire più dello stretto necessario, per non sbagliare.
Un modello da seguire.
Uno schema.
Un manuale da leggere e imparare a memoria.
Farei del mio meglio per non provocare dolore. 
Per posarmi lieve sulla vita delle persone. Una piuma che accarezza, che non graffia.

Ma ci sono situazioni nelle quali il dolore non può essere evitato.
Io stessa ho forse potuto farne a meno? mi è stato forse risparmiato? Sono forse riuscita a starne fuori, a non farmi coinvolgere, a gettarmelo via di dosso prima che mi scartavetrasse completamente gli organi interni?
No, no. E ancora no.
E' tuttora qui con me, cucito con un filo resistente tra un poro e l'altro della pelle.
E' lì a ricordarmi che metà del mio sangue se ne è uscito fuori come dopo una coltellata.

C'è una violenza in tutto questo che mi lascia pietrificata.
E tutta questa esitazione, tutto questo pensare, questo toglier sonno alle notti, e quiete ai giorni, ha un senso? o è solo tempo sprecato, tempo che sto sottraendo, senza averne il diritto?
Potrò ancora abbracciare chi amo, dopo avergli inferto un colpo?

martedì 20 gennaio 2026

Possibili Scenari

 


Credo che a volte, seppur sporadicamente, un po' come tutti gli altri bambini io abbia ricevuto carezze, abbracci ed affetto dai miei genitori.
Al di là della cura pratica, intendo.
Ma la questione è che non ricordo neanche uno di quei gesti.
Ho ricordi vividissimi da bambina, anche quando ero molto piccola, ma non ricordo un solo attimo di affetto, di cura emotiva o sentimentale, di conforto.
E oggi, a quarant'anni, sto venendo a patti col fatto che probabilmente non li ricordo perché non ce ne sono stati.
E qui si spiegherebbe la ragione per cui mio fratello non riesce ad avere una vera e propria storia d'amore.
E si spiegherebbe anche il motivo per cui quel ragazzetto di ventidue anni si dovette prendere la briga di insegnarmi ad abbracciare.
Impiegò un anno per farlo. 
Un anno intero in cui non mi fece mai pesare il fatto di non aver problemi nel fare sesso ma di non saper assolutamente come si abbraccia un altro essere umano.
Quando lui mi abbracciava mi proteggevo il corpo con le braccia. Stringevo me stessa. Non riuscivo a farmi abbracciare, ad abbracciare a mia volta.
Lui pazientemente si metteva intorno le mie braccia, anche dieci volte o più, tutte quelle in cui io tornavo nella mia posizione originaria.
Solo dopo mesi riuscii a farmi toccare in quel modo, toccare a mia volta.
Fu un insegnamento così dolce, da parte sua, che non lo dimenticherò più. 

Ma ora che son grande, a volte, di notte, mi chiedo perché tutto questo non lo abbiano fatto i miei genitori.
Ricordo le volte in cui mio zio mi teneva sulle ginocchia.
Le coccole.
I suoi occhi innamorati.
E i miei genitori, invece, niente.
Eppure mi amano. Non c'è nulla che mi sia mancato. Tendo sempre a giustificarli, a perdonare, in nome della vita complicata di mia madre, della presenza ingombrante di mia nonna, dell'affetto pratico di mio padre.
Ma al di là di tutto, è ora di ammettere che non hanno mostrato alcuna considerazione per la mia vita emotiva. Sono cresciuta tenendo dentro ogni emozione, ogni paura, ogni dubbio. Sapevo di non poterli raccontare, sapevo che avrei potuto contare su di loro se mi mancava un quaderno, ma non se mi mancava la terra sotto i piedi. 
Non c'è stato conforto. Mai.
E adesso lo so.
Non è mai tardi.

E comunque, non fa niente.
Davvero.
Che poi alla fine ho le spalle larghe, credo. 

giovedì 4 settembre 2025

Cieli



I cieli di settembre hanno un fascino particolare, che poco sembrano spartire con i cieli degli altri mesi dell'anno.
Sono cieli di nuvole che si rincorrono, di colori opacissimi che si spengono o, al contrario, succosi come melagrane mature. Alla sera, dopo il lavoro, resto cinque minuti in terrazzo e lo osservo mutare come farebbe un camaleonte.
A volte mi piacerebbe che il mio compagno lo guardasse insieme a me.
Non uno sguardo e via. Parlo di una presenza totale, intera, completa nel momento.
Ma a lui del cielo non è mai importato nulla.
E' sempre lì, dice. Come il sole, l'alba, il tramonto, il mare.
Nulla di queste meraviglie sembra interessargli, piacergli, emozionarlo.

Il giorno in cui mi accorsi che il tramonto non gli faceva tremare gli occhi fu per me una doccia gelata.
Sono passati anni da quella sera di fine estate ma la ricordo come se fosse ieri.
Il belvedere illuminato. Le persone tutt'intorno. Le lacrime che velavano i miei occhi.
Era un tramonto magico, di quelli che non puoi ignorare. Mi sentii vibrare dentro ogni corda, c'era una commozione sottile che mi pervadeva completamente.
E lui nulla. Il gelo più freddo ed assoluto che si possa percepire.
"Ma non ti emoziona?"
"No."
Ed era sincero.

Mi si ruppe qualcosa dentro in quel momento. 
Qualcosa che non sono più riuscita a ricucire. 
Ho messo pezze su tante cose e sono certa che lui abbia dovuto farlo molte volte con me.
Però quel giorno per la prima volta m'accorsi che avevamo l'anima differente, che parlavamo due lingue incompatibili, lontanissime, fatte di caratteri che non conoscevamo.
Puoi amare tanto di una persona ma riconoscersi nel profondo è un'altra cosa. E allora adesso so di non averlo mai compreso sul serio e che lui non l'abbia mai fatto con me.

Non è un'accusa, un lamento, l'indignazione stupida che arriva dopo così tanto tempo.
E' la resa dei fatti, l'accerchiamento di una sensazione nuda e cruda. La descrizione povera e priva di giudizio di un'ovvietà.

martedì 22 aprile 2025

Foglie d'Agrume




Non vedevo i miei cugini da Natale. 
La distanza può essere brutale, a volte. Certo con le belle giornate ci sarà qualche occasione in più per stare insieme. Come ieri.
Dopo una Pasqua tranquilla, che per me ha significato lavatrici e sport sia al mattino che al pomeriggio, ieri ce ne siamo andati in campagna. 
Una grigliata fra le piante di mandarini e limoni, calpestando margherite ed erbetta fresca. 
Un panorama da sogno, verde e rigoglioso, accecante nella sua bellezza.
Siamo stati bene.
Mio padre ha raccontato le solite barzellette strane che fanno ridere solo lui ma che alla fine strappano un sorriso a tutti per la loro stramberia. Si fa prendere in giro volentieri, non se la prende. Per lui è sufficiente che ci sia un clima allegro, che ciascuno di noi sia seduto al suo posto.
Anche mia madre era serena. Deve fare gli ultimi controlli, poi a breve partirà per una regione lontana per la sua operazione ed il lungo post-operatorio. Difficile prevedere come se la caverà mio padre da solo tutto il giorno e so che per lei questo è un pensiero forse ancor più tedioso della sua stessa salute.

Ma non voglio pensare a questo.
La giornata di ieri, nella sua rinfrancante semplicità, ha scaldato i cuori di ciascuno di noi.
Mi è stata regalata la cioccolata fondente 100% che mangio sempre. 
Ho fotografato fiori, ascoltato un intero sciame di api impollinare una pianta d'agrume. 
Guardato il fuoco contorcersi fra i pezzi di legno con volute meravigliose ed incandescenti. 
Abbracciato mio fratello ogni volta che mi era a tiro.
Accarezzato spesso il mio compagno seduto accanto a me.
Ascoltato mia nipote parlare del suo ex storico ancora e ancora, come a non volersi più scrollare quel passato di dosso. 
Osservato l'erba crescere veloce ai primi raggi di sole dopo giorni di pioggia.
E sono stata bene. 

martedì 1 aprile 2025

Ridere

 

Improvvisamente abbiamo ripreso a ridere insieme.
Come facevamo una volta.
Di pancia. In modo del tutto sconclusionato.
Senza pensieri.
Quelle risate che ti partono da dentro e non te ne importa se escono rumorose, sguaiate, da sentirsi male. 
Che poi è così che mi innamorai di te.
Ridendo.
Non c'è nessuno al mondo con cui abbia riso come con te.
Mai, in nessun posto, in un nessun momento della vita.
Grazie per quegli sprazzi di faccia da monello che mi riservi e che mi sono mancati così tanto.
Non hai idea, sul serio, non te lo puoi proprio immaginare.
Ti prego fallo ancora, di nuovo, sempre.
Ridi con me. Di me. Per me. Ma ridi e sii felice. 

mercoledì 27 novembre 2024

Cose Belle, Cose Amare



Il mercato era gremito di gente. Strenne natalizie, frutta di ogni tipo e forma, stracci a poco prezzo. 
E i fiori incantevoli di Ahmed, proprio al centro della grande piazza.
Sono andata a comprare le uova bianche da Laura e poco prima che me ne andassi ho incontrato Anna. Mi ha strizzato il sedere di fronte agli altri e per quel gesto di confidenza ci abbiamo scherzato su tutti quanti.
La conosco da tanti anni, ero poco più di una ragazzina. 
Ha un carattere particolare ma le voglio bene, ha la faccia materna. 
E' la migliore amica di mia suocera, stanno sempre insieme, sembrano due sorelle. Non c'è cosa che faccia l'una senza che l'altra lo sappia o partecipi. Un'amicizia che ha i connotati esclusivi e solidissimi di un grande amore. Non dico che non litighino mai, però si riacchiappano sempre.
A volte penso che avere un'amica così importante sarebbe bello anche per me, poi mi ricordo che non sono mai riuscita a coltivare un rapporto tanto stretto, che non l'ho mai voluto se non quando ero adolescente - senza mai trovarlo, peraltro - e che dopo ha iniziato a farmi sentire claustrofobica anche solo il pensiero. Abbiamo ciò che coltiviamo, non c'è dubbio. 

Ho iniziato a decorare casa per Natale.
Non ho spazio sufficiente per un vero e proprio albero ma ho piccole cosine qui e là che mi piace guardare e che mi fanno sorridere. Gnomi, tazze, lucine, statue, legni colorati, cuscini. 
Sta arrivando il periodo più magico dell'anno e spero di arrivarci serena. Soprattutto vorrei che sereno lo fosse il mio compagno. Spesso ho la sensazione che dentro di lui viva qualcuno che non conosco più, che alberghino pensieri che mi vengono appositamente taciuti, che non via sia più un sorriso genuino di quelli che arrivano agli occhi. I pesi che ha sulle spalle l'hanno reso così diverso dal ragazzo allegro che era che a volte ho la sensazione di abitare con una persona sconosciuta. L'ho amato tanto quel ragazzo e dio solo sa quanta parte di pelle mi leverei di dosso se bastasse a vederlo nuovamente felice e spensierato.

venerdì 24 maggio 2024

Vermiglio

 


L'infermiera allaccia il cordone di gomma intorno al braccio, quindi tocca la vena che pulsa sotto il suo dito. La buca. Il sangue sgorga a gran pressione nella cannula. Riempie due pipette che etichetta subito col mio nome e mette via. Poi sfila ogni cosa, mi sorride. 
Non credo di avere una bella cera. Mi sono alzata presto, ho bevuto solo un sorso d'acqua. Mi sono vestita in fretta e ho raggiunto il laboratorio a piedi. Io che al mattino faccio colazione ancor prima di aprire gli occhi.
Quando esco di lì cammino con la testa sospesa, la sento girare. Mi sento infinitamente debole.
Infilo un piede dietro l'altro e pian piano raggiungo il mare, che stamattina raggiunge la perfezione.
I colori sono fulgidi, pieni, incantevoli. Il sole è già pieno ma ancora non scalda. Sento l'ovatta col cerotto premere sotto il giubbino attillato. Ogni passo è un macigno. Devo mangiare qualcosa al più presto.
Sotto la Caserma dei Carabinieri trovo una fetta di spiaggia assolata. Appoggio la mia colazione da asporto sopra le travi di un'altalena di legno. Ingoio finalmente il farmaco che prendo ogni mattina da tredici anni, una piccola grande croce. Sento un po' freddo ma la visione del mare che si staglia qui di fronte mi riscalda piano. 
Non c'è nessuno. Sono sola con questa distesa blu che mi accarezza l'anima, gli occhi, la pelle.
La colazione sembra ancor più gustosa del solito ma ci vuole un po' prima che mi senta meglio. Metto via tutto, tocco il pancino che adesso è rigonfio. Mi alzo. La testa gira ancora, ma non riesco ad oziare, non riesco a farlo mai.
Allora cammino, cammino, guardo i cavalli girare alla foce e tornare indietro.
Chiamo mia madre, parliamo un po'. Mi consiglia di prendere anche un caffè e un dolce in pasticceria. 
Il caffè lo bevo davvero ma non sono più così affamata da comprare anche un dolce.

Lui voleva lasciar tutto a lavoro per venirmi a prendere.
E il nostro non è un lavoro che si possa lasciare per correr via anche solo cinque minuti.
Ho pensato...se non è amore questo, allora cos'è?
Non che mi servisse questa conferma, ma in quel momento l'ho provato forte anche io. Sgorgava veloce e vermiglio dal cuore come quel sangue di poco prima.

giovedì 16 maggio 2024

Rifugio




Ero nel mio rifugio.
Che non è un posto specifico ma la mia spiaggia per intero.
Il mare era calmo e mi cullava gli occhi con un lento sciabordio verdeazzurro. La luce arrivava lieve e delicata, sebbene il sole mi scottasse già le spalle nude. Ho camminato a lungo per cercare un pezzo d'ombra, un albero qualsiasi che potesse concedere alla mia pelle chiara un po' di ristoro.
Qui e là qualche trattore spianava la sabbia, ma per il resto non c'erano che pochi pescatori silenziosi con l'unica compagnia delle proprie canne da pesca.
Non li ho mai visti tirar su qualcosa, eppure qualcuno di loro c'è sempre, se ne stanno lì per ore, osservano l'acqua, pensano. Credo che quest'abitudine abbia a che fare con l'attesa, che al giorno d'oggi si è persa tutta. Siamo sempre connessi, sempre a far qualcosa, sempre collegati. Non riusciamo più ad aspettare alcunché, pensiamo che tutto debba arrivare subito come un pacco di Amazon Prime. E il pescatore invece resta fermo con i propri pensieri, lontano da tutti, dalla vita stessa.
Si isola dal mondo, gli chiede di attendere come lui fa con i pesci. E poi magari se ne torna a casa a mani vuote, con l'unico immenso bottino di una pace interiore che noi gente sempre affannata non acciufferemo mai.

Parlavo con Enza ieri pomeriggio. 
Mi raccontava dei suoi tre mesi di spiaggia da adolescente, anno dopo anno. Sempre uguali, sempre meravigliosi.
Io gli ho raccontato di come, da bambina di collina, aspettavo quei cinque giorni al mare di luglio con una trepidazione che superava quella del Natale, del compleanno, del film preferito che passava in tv.
Poi quando finalmente ero lì mi commuovevo al punto di piangere e pensavo a quanto fossero fortunati tutti quelli che ci vivevano, che il mare lo potevano osservare ogni giorno, come una cosa normale.
E adesso che vivo qui ho capito che di normale non c'è niente, perché questo è uno spettacolo sempre unico e sempre nuovo. Ma soprattutto so che questa immensa fortuna devo proteggerla come posso e ad ogni costo.
Perché tutto può cambiare, ma questo amore qui, così intenso vibrante e pieno di luce, quante volte m'ha tenuto in vita, quante volte m'ha già salvato. 

mercoledì 1 maggio 2024

Notturno



Ti giri nel letto, anche stanotte dormi poco o nulla.
Ti svegli di soprassalto, vai in bagno, bevi un sorso d'acqua, poi torni e rientri sotto le coperte cercando di non svegliarmi.
Sento che ti avvicini, la tua mano si appoggia sul mio corpo.
Pensi che io stia dormendo. In realtà ascolto il tuo respiro, percepisco il tuo malessere.
Il tuo sonno non è più lo stesso da molti, troppi anni.
Lo stress da cui ti fai fagocitare ti ha tolto via via tante di quelle cose che mi piacevano di te.
Il sorriso, la voglia di scherzare, la battuta pronta, le canzoni demenziali, il prendere la vita alla leggera.
Adesso sei sempre un fascio di nervi e i prossimi mesi saranno cruciali.
Ne ho paura, mi ricordo quelli degli anni scorsi.
Mi ricordo anche del fatto che per quello stress mi ammalai anche io.
Ho la mia parte di responsabilità nella tua mancanza di sonno.
Sono tanti gli anni che siamo insieme e nel tempo abbiamo visto crescere rami diversi che si sono divisi, che sono andati a fiorire altrove o a seccare dentro stanze buie e silenziose.
Ti ho fatto male, tu ne hai fatto a me.
Non esiste un rapporto in cui a volte non ci si ferisca, non si provochino fratture.
So che a te mi lega qualcosa di profondo che ci ha unito ventenni e che in qualche modo ci resterà dentro sempre. Ma non penso più che invecchieremo insieme, certe granitiche certezze si sono sgretolate giorno dopo giorno senza che riuscissi o volessi metterci una pezza.
Forse in fondo certi convincimenti erano troppo alti, troppo puri, troppo grandi, troppo meravigliosi.
E la vita poi ci è passata in mezzo con la sua solita andatura sgraziata ed arrogante.
Quindi faccio ciò che mi viene meglio, vivere alla giornata, con questa sindrome ormai conclamata di chi fatichi a restar fermo e si debba muovere in continuazione, scheggia impazzita che tutti conoscono e nessuno vede davvero.
Questo tuo non dormire, però, mi fa così male che non te lo so spiegare.
E' come una ferita che mi sanguini nel petto e che si dilati a macchia d'olio fino a farmi scomparire.
Vorrei semplicemente che stessi bene. Che riprendessi a ridere. Che facessi del tuo poco tempo libero qualcosa di bello e che ti appaghi, che ti scarichi, che ti riempia. 
Che la smettessi di essere così orso, così infastidito dalla gente, così lontano dagli esseri umani. 
E io. Io dovrei finalmente crescere davvero, rendermi ancor più responsabile di me stessa. 

lunedì 11 dicembre 2023

Strascichi



Si avvicina il Natale, coi suoi strascichi di Natali passati. Le risa, l'allegria, quelle voci che non senti più se non nella tua stessa. Si avvicina a passi felpati, che poi diventano aguzzi, e porta con sé quei momenti, quelle tavole vive, imbandite, quei profumi e quelle luci che riempivano le stanze, l'aria, i cuori.
Ho trascorso anni a soffrire un po' per l'arrivo del Natale.
In una malinconia che non sapevo spiegarmi e che di fatto mi risucchiava tutta l'aria nel petto.
E poi all'improvviso capisci cos'è che ti manca, che ti opprime, che ti rende dolorosi certi istanti.
Sono le mancanze, le persone che non ci sono più. Sono i momenti che hai vissuto e che non tornano.
Ci sono tavole sempre più ristrette, ci sono familiari che hai smesso di vedere e che un tempo facevano parte della tua vita in maniera semi-costante. Ci sono ricordi ingombranti che bussano alla porta e che, se non gli apri, poi entrano prepotenti dalla finestra.
E dunque la paura del cibo, di poter perdere il controllo della tua cura maniacale che ti tiene in piedi. 
Il timore di non reggere alla pressione di vedere gli altri mangiare di tutto e tu che col tuo piattino ci vai avanti per ore.
Si fa tutto più complicato a Natale. E non puoi fare a meno di guardare chi ha perso tanto più di te reggerne l'impatto con forza ma con gli occhi depressi e stanchi.

Che poi, in realtà, a me il Natale è sempre piaciuto tanto.
Io che sono sempre rimasta un po' bambina, vivo questa magia con un senso di calore che mi anima gli occhi. E questa dicotomia, questo dolore e questa gioia, mi attraversano per un mese intero, fino a portarmi a quel momento lì, che poi passa in fretta come in fondo passano tutti quanti.
Non c'è da aver paura, mi dico.
Fintanto che avrai mamma e papà, finché avrai la persona che ami accanto, finché tuo fratello correrà ad abbracciarti, fintanto che la salute vi resterà addosso...finché avrai tutto questo, non ci sarà nulla che possa mancare davvero. E chi non c'è più magari ti guarda da qualche posto lontano e sorride, e ti si siede vicino, anche se non lo vedi, proprio in quel posto vuoto che ti pesa troppo. E ti abbraccia anche lui.

mercoledì 29 novembre 2023

Due Tortore




Le tortore mi affascinano.
Quel loro starsene sempre in due, fianco a fianco, giorno dopo giorno.
Volando sempre a portata d'occhio dall'altra, quasi che un filo le unisse e le tenesse sempre legate.
E non è l'amore, sapete. Noi umani lo definiremmo così, sbagliando.
E' una questione di mutuo soccorso, un saper vivere solo facendo coppia fissa.
La femmina sceglie il maschio migliore, quello che l'aiuterà a fecondare le sue uova e poi a farle dischiudere. E una volta scelto se lo tiene per tutta la vita. 
Il maschio migliore, capite? non quello con cui ha fatto conversazione o l'amore, innamorandosi.
Quello più prestante, quello più indicato ad un ottimo proseguimento della specie.
Ma quali che siano poi questi criteri di selezione, ci crede fino in fondo. Fino alla fine dei suoi giorni. E lui con lei. Non provano a sostituirsi, a guardare oltre per vedere se ci sia una tortora più aggraziata, più giovane, più bella. Colui o colei che hanno a fianco è già il massimo, per loro.
E ogni volta che le vedo volare sui pali della luce, o brucare sull'asfalto come mammiferi, mi sorprendo a chiedermi come dev'essere vivere così. In una comunione così intima e totalizzante da annullare i due individui fino a trasformarli in un'unica entità.
Allora, anche se ogni tanto penso che mi piacerebbe vivere come una tortora, come la metà di una mela perfetta, poi rinsavisco e mi rendo conto che non fa per me.
Che io sono già un essere intero e perfetto a prescindere da chi scelgo di avere affianco. 
Che non è per bisogno che vivo con qualcuno, ma perché la vita di coppia è una dimensione nella quale mi so ritrovare. Pur amando le mie vie di fuga, i miei spazi liberi, il mio camminare nel mondo senza sempre dovermi attendere lo sguardo vigile di qualcun altro addosso.
E' dunque la fascinazione del diverso, la stima per un modo di vivere che non m'appartiene ma che rispetto nel profondo e che ritengo, in un certo qual senso, persino commovente.
Se il mondo fosse fatto di tortore non ci sarebbero avvocati divorzisti.
Ma forse non ci sarebbe neanche l'amore, perché farebbe parte di un sistema emozionale che non appartiene a quello rigido e utilitaristico di questi graziosi uccelli. Non si proverebbero il gusto e la gioia d'infatuarsi pian piano, scoprendo un essere umano affine. Privi di schemi, di raziocinio, in balia di emozioni e sensazioni viscerali che non sappiamo spiegarci. C'è tutto un mondo, dietro l'amore, che le tortore si perdono, che non immaginano neppure, ed è forse questa la ragione primaria per cui restano insieme. Non esiste qualcosa che le faccia vacillare, qualcosa che possa andare perduto nel tempo, che possa incrinarsi o morire. È come sposarsi per interesse e poi tenersi reciprocamente la mano solo per preservarlo.