Ho cancellato una bozza di post.
Parlava di noi.
Del fatto che oggi, qualora non ci fossimo lasciati ormai diversi mesi fa, avremmo festeggiato ventuno anni insieme.
Ventuno.
E' un giorno strano questo qui. Non so come lo stia vivendo tu. Non so neppure cosa ne sto facendo io.
Avrei voluto saltarlo a piè pari, arrivare a domani, leggerlo come un giorno qualunque, oppure stordirmi, ubriacarmi, dormire. Solo che io non mi stordisco, non mi ubriaco e dormo solo di notte. Neanche sempre.
E allora sono qui, in questo giorno che un tempo ha significato molto, ha significato tutto.
A pensare che tutto quello che abbiamo vissuto ha un valore anche oggi e sempre ne avrà.
A pensare che ti amerò fino all'ultimo mio giorno, perché il vero amore non muore mai. Muoiono i rapporti, si sfilacciano, si stancano, si strappano, si scuciono, impazziscono, cambiano. Ma i sentimenti se ne vanno solo quando non hanno avuto significato.
So che la decisione presa a inizio anno è quella giusta.
Tu con la tua vita, io con la mia vita.
A raccogliere i cocci di un'esistenza che forse un giorno sarà di nuovo intera, a suo modo.
Ma una decisione giusta a volte porta con sé anche tanto dolore che va elaborato come si elabora un lutto, con gli stessi giorni difficili e tristi.
E questo è uno di quelli, anche se fingeremo che non sia così.
Non voglio più vivere con te, stare con te, invecchiare con te.
Ma resti un pilastro, un pezzo di cuore, d'anima. Un braccio, una gamba, una vena femorale.
Perché un rapporto può finire, e il nostro era finito molto tempo prima di prenderne atto. Ma il bene no, il bene non finisce mica. E allora eccolo qua, me lo porto addosso, ci cammino insieme, me lo tengo stretto perché so quanto conta.
Questo è un "mio" pensiero e lo comprendo. Ciò che mi tortura è il pensiero "dell'altro/a".
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