Poi improvvisamente la gelateria Bonelli mi piombò di fronte agli occhi.
Tutto era cambiato e ogni pezzo di quel posto che un tempo conoscevo come le mie tasche mi appariva estraneo, più brutto, appesantito dal tempo.
Non avevo riconosciuto le vie, i negozi, nulla di quello che era lì in quegli anni.
Per questo non mi aspettavo di vederla...un fulmine a ciel sereno.
Uno schiaffo sonoro, lì di fronte a tutti, m'avrebbe fatto meno male.
La stessa insegna. La stessa deliziosa grafica a strisce bianche e verdi. Lo stesso carrettino per le crepes. Lo stesso bancone.
Lì dov'erano così tante facce sconosciute ho rivisto noi due, a vent'anni.
A fare i salti mortali pur di spendere un po' di tempo insieme.
Lì seduti a mangiare un gelato che a volte era la sola cosa che potessimo permetterci.
Il dolore e la commozione sono straripati fuori dagli occhi e chi era con me ha avuto la delicatezza di voltarsi, di non porre alcun accento su quello che mi stava accadendo e che era talmente palese da poter stringere il cuore persino ad un ignaro passante.
Non finsi, sarebbe stato assolutamente inutile.
I ricordi mi spezzavano le ossa, m'incancrenivano i pensieri, si spargevano come un fuoco nelle vene fino a farle esplodere.
Avrei voluto accarezzare quei due ragazzi che eravamo ed ho provato una tenerezza così devastante da sentire ogni singolo organo del mio corpo detonare come una bomba.
Una sofferenza così profondamente radicata dentro le cellule da spezzarmi il respiro.
Era disperazione quella che stavo provando, non avrei saputo chiamarla in altro modo.
Lì davanti osservavo il passato come se potessi sfiorarlo con le dita.
Eravamo ancora seduti lì, materialmente, a guardarci innamorati, a stringerci le mani, a scambiarci promesse che non abbiamo saputo mantenere fino in fondo.
Non so come scusarmi con quei ragazzi giovani, semplici ed ingenui. Non so come poter risparmiare loro il dolore che adesso, vent'anni dopo, stanno provando. Non so farlo e non me lo perdono.
Non me lo perdono.

Capisco quello che provi. In effetti, il passare degli anni, le vicende della vita, l' esperienza che inevitabilmente si acquista con il vivere, nel bene e nel male, lascia un segno e non si può più fare tabula rasa. Nell' immediato non ce ne accorgiamo, perché spesso appare tutto graduale, ma quando ripensiamo a come eravamo balza all' occhio.
RispondiEliminaIn un certo senso, io sono sempre la stessa, fondamentale, ma anche sono una persona diversa da quando avevo vent'anni di meno. Anzi, decisamente diversa. Gli anni e le vicende mi hanno indurito e credo di essere più obiettiva, ma anche più distaccata e disillusa. Vent'anni fa ero molto più "tenera", "verde", giovane nello spirito. Soffrivo e sognavo molto di più.
Non so cosa augurarti, perché se da un lato questa consapevolezza ti fa soffrire, dall' altro la sofferenza è segno che sei ancora giovane, perché il tuo sentire è vivido e non attenuato dalla rassegnazione.
Ti mando un abbraccio,
N.