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giovedì 1 ottobre 2026

Scrivere



Provo a scrivere da giorni, non ci sono riuscita.
E' sciocco pensare che basti voler scrivere per poterlo fare.
La scrittura non è cosa che nasca da sé e non ci sono parole in grado di uscir da sole. 
Vanno accompagnate, portate fuori, prese per mano.
E allora forse non sono una buona accompagnatrice, non so uscire con altri se non con me stessa, non ho voglia di tenere la mano neppure di ciò che m'appartiene già.
Non contano le idee, conta il saperle esprimere. 
E a volte son confuse le idee ed è confusa l'espressione.

Giornate di mare calmo, di alta pressione.
Rinfresca un po' durante la notte ma nelle ore diurne è ancora estate piena.
S'è smorzata un po' quell'afa diabolica ma per il resto si va ancora in maniche corte.
Ed io non so se ho voglia di coprirmi, forse non sono pronta a seppellirmi sotto strati di tessuti. 
Dunque accetto questi giorni di estate più docile come se fossero quelli che non ho potuto vivere i mesi precedenti, come se la parte tenera della stagione fosse arrivata solo adesso.

Eppure aspetto l'autunno, non lo temo più.
Aspetto i mesi che verranno.
Le foglie stanche, le piogge, le notti lunghe, le candele accese, i colori caldi.
Ma non sono il tipo che spera sempre in un giorno migliore di questo. Vivo quello che c'è, penso a risolvere i miei problemi, a volte mi guardo allo specchio e non mi riconosco, ancora mi chiedo dove sono andata a finire. 

sabato 24 gennaio 2026

Intrecci

 

Avevo voglia di scrivere.
Ma se scrivessi tutto quello che veramente avrei bisogno di dire, allora le parole non sarebbero altro che macchie d'inchiostro, un groviglio, un intreccio di nero su un bianco sporco, macchiato.
E tutto sarebbe così poco comprensibile che non scrivere affatto è, tuttavia, l'unica scelta sensata che possa prendere.
E allora son qui, su questa pagina ancora immacolata, ad immaginare quelle parole, vederle fluire fuori, scorrere su binari che non s'incontrano mai, file di pensieri cui io stessa non so dare ordine.
Le vedo uscirmi dalla testa, attraversare i riccioli scuri e ribelli, nascondersi dietro il divano, le sedie, quindi i pensili della cucina.
Sarò a lavoro tra non molto, ma adesso sono ancora qui, ad ascoltare la lavastoviglie lavorare, a guardare questo sole tiepido che filtra leggero, che prova a scovare dove quelle parole si siano annidate, quasi a volerle portar fuori, mostrargli questo mondo di grigi e di scuri in cui ogni tanto, almeno ogni tanto, ci si dovrebbe prender la briga d'esser responsabili di ciò che si fa e di quel che si pensa.

domenica 19 gennaio 2025

Il Giorno e la Notte




Del tutto improvvisamente, la voglia di scrivere è tornata a trovarmi.
Capita di notte, quando non riesco a dormire, di comporre pagine di scritti fin troppo veri e profondi che poi al mattino, quando sono cosciente, si perdono nell'aria come se non fossero mai esistiti.
E se fossi il tipo di persona che di notte si alza e vive un po', mi metterei sul divano con un quadernaccio sulle cosce nude a metter nero su bianco quei pensieri precisissimi che di giorno perdono forma fino a dileguarsi completamente.
Però quel tipo di persona non lo sono. 
Di giorno ipercinetica, come mi ha definito mio cognato solo poche ore fa, di notte statutaria come un blocco di marmo. 
Ma questi scritti mai venuti alla luce hanno un comun denominatore che poco mi appartiene e che mi angoscia nel profondo. Sono così tristi, violenti o addolorati, che a definirli neri peccherei per difetto.
Proprio miei quei pensieri che di solito sono un allegro folletto nella vita di tante persone. Proprio miei che cerco di viver sorridendo come se fosse l'unico modo lecito di stare al mondo.
E allora forse, chissà, a tanta luce appartiene anche tanto buio. Inseparabili, indistinguibili, due lati completi e ugualmente importanti di una stessa medaglia. 

venerdì 26 luglio 2024

Il Florido Giardino



Ho perso la fluidità nello scrivere che mi ha contraddistinta da bambina fino ad un certo pezzo della mia vita.
Ed era bello averla qui con me, rassicurante. Una coperta, un rifugio, l'attimo di quiete nel quale poter rientrare quando il mondo fuori strillava troppo. 
Solo che le caratteristiche, le cosiddette qualità, non sono sempre offerte in dote dalla nascita alla fine dei nostri giorni. Le abilità vanno allenate, attraversate, ascoltate. Non accettano di venire dimenticate in un angolo come un oggetto vecchio, un maglione informe. Vogliono che le si utilizzi. Ed è così che, dopo anni a scrivere anche nei minuscoli pezzi di carta trovati in giro, l'attimo in cui ho smesso di farlo é stato fatale. L'inizio della fine, potremmo dire. Quello in cui la dote, se di talento davvero si trattava, ha preferito sgusciare fuori, indebolita e stanca, piuttosto che marcirmi dentro.

E la capisco, altroché. Chi meglio di me può farlo? Lo avrei fatto anche io, al posto suo. Perché restare dove non ci sente più amati, dove il paesaggio muta passando da un florido giardino a una desertica distesa di sabbia?
E non è che me ne sia accorta oggi. Non è che sia rientrata in casa e improvvisamente abbia trovato gli armadi vuoti e le valigie sparite. Lo so da tempo, che non c'era più. L'ho vista uscire dal portone principale, mica dalla finestra come una ladra.
L'ho vista uscire e non l'ho trattenuta, sapevo che aveva ragione, che mi ero inaridita o spenta, che tutti quei manicaretti con cui la nutrivo giornalmente erano quasi del tutto spariti.
Potrei riaverla un giorno, chissà. Mi dico che in fondo può succedere di riacquistare un'abilità dopo averla persa. 
Ma so che non è questo, per me, il momento di lottare per lei. Non è il momento di fingere una partecipazione che non sento. Voglio sentirmi libera di poter perdere, anche. Di non essere sempre sul pezzo, efficiente, dotata. La figlia brava che si impegna.

Per me va bene così. Sul serio.
Che quella fluidità, in fondo, non è che mi abbia mai fatto scalare chissà che vetta. 
Però qualche volta mi ha fatto sentire importante e le sono tuttora riconoscente.