Con le tue valigie pesanti eri sul vialetto di casa.
Andrea ha pensato che stessimo andando in ferie, ti ha gridato "buon viaggio".
E' lì che le lacrime son venute fuori, copiose, perché non c'era più argine a trattenerle.
La diga che avevo eretto per non sembrarti penosa, era crollata tutta d'un tratto.
Con fatica hai caricato in macchina le ultime cose.
La nostra automobile, di cui avevo scelto il colore.
Ti sei voltato. Ci siamo abbracciati.
Piangevo come una bambina. Ero piccola e fragile sotto quella felpetta nera.
Mi hai detto: "Su, vai a casa."
E me ne sono andata. E te ne sei andato.
E mi dissolvo così, come all'interno di una nebbia.
Il mio corpo è solo un contorno, sono tutta anima adesso.
Un'anima che pesa molto più dei ventuno grammi che gli sono attribuiti.
E immagino la tua, sola e pensosa quanto la mia.
E lì dove c'era un solo massiccio individuo adesso ce ne sono due, distanti, lontanissimi, che pian piano riprendono a camminare e non sanno dove andare.

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