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giovedì 15 maggio 2025

Cicli

 

Il periodo è di quelli carichi di stress, tanto da inficiare in maniera sostanziale sul mio sonno, che è ormai andato a farsi benedire.
Credo siano passati almeno dieci giorni dall'ultima notte tranquilla e serena. 
Il che coincide con il tempo in cui l'iter per il trasferimento e l'operazione di mia madre sono iniziati.

Mi piacerebbe saper prendere le cose con maggiore calma.
Distacco.
Ma io non sono quel tipo di persona lì né penso di poterlo diventare, improvvisamente, proprio ora.
Anche se fuori, tutto sommato, appaio sempre sorridente, dentro s'agita un turbinio di emozioni che inficia su quelle che sono le naturali predisposizioni del mio corpo.
E così persino l'ovulazione è diventata complicata, con sanguinamenti sgraditi che vanno avanti da tre giorni.
Le cose in fondo si stanno pian piano sistemando, alcuni tasselli stanno raggiungendo il loro posto.
Mamma sta benino, dottori ed infermieri sono meravigliosi e la stanno aiutando molto e con dolcezza, che era proprio ciò che auspicavo.
E allora forse anche il mio corpo riprenderà i suoi cicli naturali. 

Ieri è passato a trovarmi un caro amico ligure. 
Una persona speciale, di quelle che s'incontrano poche volte nella vita. Con una visione generosa, altruista, sensibile dell'esistenza.
Abbiamo parlato a lungo, camminando per chilometri sulla mia spiaggia. Lui vive una situazione sentimentale particolare, di quelle che non ho mai creduto davvero possibili. Ma il suo sistema di vedere e provare quel sentimento, nel modo più platonico ed esclusivo possibile, mi fa pensare che i rapporti umani siano davvero imperscrutabili e sempre differenti. Che ciascuno di noi vive la vita e il suo mondo interiore in maniera diversa da tutti gli altri. Che siamo tutti uguali, in fondo, ma dentro no, dentro mai.
Dentro siamo universi destinati a non comprendersi quasi mai per davvero, tali sono le distanze che ci separano. La comunicazione ha delle falle evidenti: per quanto si possa parlare, fare, intuire, ciascuno conosce veramente solo ciò che è in prima persona. Tutto il resto può essere compreso in minima parte, marginalmente, nel modo più superficiale che esista. 

venerdì 8 marzo 2024

Comunque Andare

Quadro di Adriano Galasso.



Sono giorni che tento di buttare giù due righe e non ci riesco mai.
Ci provo anche oggi, in questo ventoso venerdì di sole e di nuvole che si intersecano privi di espressività. 
Mi sono alzata già stanca, come spesso succede quando mi avvicino alla conclusione della settimana e mi sembra di aver già sparato tutte le mie cartucce, raschiato il fondo delle mie energie.
E invece me ne servono ancora tante. Troppe.
Perché fino al sabato sera non c'è un attimo di vero respiro.
A volte per ciò che devo fare obbligatoriamente.
A volte, per i ritmi che io stessa mi impongo di tenere.

Vorrei solo starmene in silenzio per un po'. 
Osservare i fiori sul mio terrazzo che sono già una moltitudine di colori incantevoli.
Sorridere soddisfatta.
Magari uscire a fare una passeggiata, da sola, senza questo vento aguzzo che mi trascina e tenta di farmi cadere.

Sono stanca.
L'ho già scritto, lo so. Ma a chi dovrei dirlo? chi mi ascolterebbe se lo pronunciassi a voce alta?
Io poi sono il tipo che non si lamenta. Perché cosa avrei da lamentarmi? vivo meglio di tanta gente che conosco. E la mia vita mi piace. Mi riempie anche positivamente.
Eppure a volte sento la fatica subissarmi, saturare gli ultimi granelli di vitalità.

E c'è così tanto da fare e da pensare che un sospiro non basta.
Bisogna rimboccarsi le maniche come sempre...e semplicemente andare.

giovedì 14 dicembre 2023

Non è mai solo un caffè



Il rito del caffè io l'ho imparato tardi, già da adulta, appena un anno e mezzo fa. È accaduto quando nessuno, me per prima, pensava che potesse più accadere. 
Avevo passato la vita fino a quel momento a non desiderarlo, a trovarlo inutile, ininfluente, un qualcosa di cui potessi benissimo fare a meno. Persino l'odore mi snervava un po'.
E poi un giorno, e quello dopo ancora, timidamente iniziare con un sorso, e poi due. E dunque scoprire che in fondo non era mica così male, che poteva diventare anch'esso parte delle mie giornate, un amico su cui fare affidamento di tanto in tanto. Del resto la coerenza non è un valore da perseguire ad ogni costo. Ha più senso, col passare degli anni, mutare opinione e gusti.
E così è successo a me. 
Amaro, lungo, dopo un goccino di acqua a preparare il palato. Da assaporare pian piano, gustandolo con delicatezza, e nel mentre smettere di pensare. 
Il mondo che si trasferisce in una bolla, restando lì per quel breve lasso di tempo che è piacere, relax, sospensione. 
E allora forse non è mai solo un caffè. 
È la cessazione del pensiero. È la pausa. È la vita in stand by. 
Solo pochi attimi, ma sufficienti per resettarsi un po'.
E lo so che generalmente viene sfruttato per fare vita sociale a buon mercato, ma per me invece ha senso soprattutto quando sono da sola. O appena iniziato il turno di lavoro. Mi isolo con la tazzina tra le dita e poi proseguo la mia esistenza come se avessi spinto un interruttore. Un po' più viva, un po' più carica.
E ora che dormo così poco, che dormo appena appena, che mi alzo già stanca dopo nottate tribolate e scure, quanto mi manca quel momento felice in cui mio cognato mi prepara il caffè ed io inizio a lavorare più contenta. La tazzina calda che sfiora le labbra, gli occhi che si chiudono un istante, l'aroma che scende forte fino allo stomaco, il silenzio con cui lo accolgo e lo gusto.

giovedì 28 settembre 2023

Il Soffio

 

La luna è straordinariamente grande e vicina questa sera. Così calma e materna, si scontra con il trambusto degli elicotteri in missione notturna. 

Ieri a lavoro ho commesso una distrazione che mi è costata cara.
Oggi mi è accaduto di nuovo, seppur con un danno inferiore.
E se mi fermassi qui nella scrittura lascerei facilmente intuire che il mio lavoro lo svolgo male, che chissà a che penso, che ho altri grilli per la testa, che meriterei un richiamo di qualche genere.
Ma la verità è che il mio lavoro è uno dei capisaldi della mia vita, che lo svolgo con una passione autentica e feroce, che entro col sorriso, che mi stanco tanto perché faccio più di quel che mi compete - ricoprendo spesso anche le funzioni di una persona assai più negligente di me - e che ho un forte senso di responsabilità che mi investe fin da bambina.
E allora forse la causa di questi errori, di questa concentrazione che per qualche istante vacilla come una candela lambita da un soffio, va ricercata altrove. 
In una forma di stress che, volente o nolente, ancora non m'abbandona. Mi si è attaccata addosso, spietata, e stenta a lasciarmi andare.
Che poi in questi anni di somatizzazioni ad esso dovute ne ho contante diverse e ciascuna mi ha lasciato strascichi a volte anche molto dolorosi.

Sono rientrata a lavoro dalle ferie da meno di un mese. 
Non posso dirmi stanca o stressata come quando le avevo iniziate perché in quel frangente, fortunatamente, sono riuscita a strizzare un po' la spugna e cacciar via l'acqua sporca.
Ma mentirei se dicessi di esser tornata come nuova, perché giorno dopo giorno non faccio altro che rincorrere una bandierina che mi viene posta dinanzi agli occhi. Anche e soprattutto quando chi ce la mette sono io.
E allora tutti quei buoni propositi di prender le cose più alla leggera vanno a farsi benedire, soppiantati dalla necessità di non lasciare indietro niente, di far sempre tutto, anche quando il tutto sfianca.

Ho promesso a me stessa di aumentare il livello di vigilanza, con la speranza che questa promessa serva a farmi tornare su quella carreggiata di efficienza dalla quale non desidero allontanarmi mai.