Il vento si è assestato.
E' tornato un poco di sole.
Sono scappata al mare dopo l'ennesima notte tribolata.
Ma non c'era pace sulla spiaggia, non ce n'era dentro di me.
Parlavo al telefono con mia madre in maniera convulsa.
I problemi degli ultimi tempi mi gravavano addosso come macigni.
Ho scattato due foto. Solo due, sul serio.
Che per me è una cosa incredibile, come per un calciatore appendere gli scarpini al chiodo per un po'.
Non so se il mare stavolta l'ho guardato davvero o se mi stesse solo facendo da contorno.
Era una cornice, un luogo azzurro in cui stare.
Qualcuno m'ha salutato, l'ho risalutato in modo automatico, non ricordo neanche che faccia avesse.
Mi sono fermata solo per Amir. Lavorerà in un'altra spiaggia quest'anno. Più vicina.
Abbiamo parlato due minuti, è lo stesso ragazzo sorridente di sempre.
C'è gente che non ti chiede niente. Che non pretende nulla. Che ti si ricorda sempre. Che ti regala un sorriso ogni volta che ce ne sia occasione. Ed è l'unico tipo di gente che io adesso possa frequentare.





