mercoledì 15 aprile 2026

Isteria



Il vento si è assestato.
E' tornato un poco di sole.
Sono scappata al mare dopo l'ennesima notte tribolata.
Ma non c'era pace sulla spiaggia, non ce n'era dentro di me.
Parlavo al telefono con mia madre in maniera convulsa.
I problemi degli ultimi tempi mi gravavano addosso come macigni.
Ho scattato due foto. Solo due, sul serio.
Che per me è una cosa incredibile, come per un calciatore appendere gli scarpini al chiodo per un po'.

Non so se il mare stavolta l'ho guardato davvero o se mi stesse solo facendo da contorno.
Era una cornice, un luogo azzurro in cui stare.
Qualcuno m'ha salutato, l'ho risalutato in modo automatico, non ricordo neanche che faccia avesse.
Mi sono fermata solo per Amir. Lavorerà in un'altra spiaggia quest'anno. Più vicina.
Abbiamo parlato due minuti, è lo stesso ragazzo sorridente di sempre.

C'è gente che non ti chiede niente. Che non pretende nulla. Che ti si ricorda sempre. Che ti regala un sorriso ogni volta che ce ne sia occasione. Ed è l'unico tipo di gente che io adesso possa frequentare. 

martedì 14 aprile 2026

Farfalle

 

Scrivo per non perdere l'abitudine, per non lasciare vuoto questo mio spazietto di luce che in tante occasioni mi ha accolto come un padre.
E continua a farlo, instancabile.
Apre le sue braccia affinché io mi lasci cullare.
E allora mi siedo qui, su un dondolo immaginario. Intorno c'è un prato vastissimo di fiori. Il profumo aleggia nell'aria come un'idea di pace, mi rasserena.
Non leggo, non parlo, non osservo. Sono semplicemente qui seduta, in silenzio, come una farfalla leggera, variopinta, che non si cura di niente se non del momento che sta vivendo. Del suo volo leggiadro, delle sue piccole ali, del suo corpo nero e flessuoso.

Accarezzo la farfalla che ho tatuato anni fa sotto il polso. 
Tutte le evoluzioni passano per un percorso difficile. 

sabato 11 aprile 2026

Spire

 


Avrei voluto scrivere di una disavventura che ho vissuto nella notte tra mercoledì e giovedì.
Ma non riesco.
Quei momenti, quel senso di terrore, quelle ore di panico mi avvolgono ancora le membra come farebbe un serpente con le sue spire. 
Le sento stringere ogni volta che ci torno con la mente.

E allora non lo faccio.
La metto solo qui, quella brutta notte.
Come se appoggiandola in un posto potessi togliermela dal ricordo.
Come se potessi rimuoverla, cancellarla. Buttarla via.
Come se bastasse spostare un evento traumatico per distruggerlo.

Ma no, non basta.
Lo dico con sicurezza.
Si va avanti, semplicemente.
Portandosi dietro quella paura, quell'eco.
E forse un giorno sparirà, andrà via da solo, smetterà di tenermi avvinta. 
Ma adesso è ancora qui, mi fissa coi suoi occhi aguzzi, si nutre dei miei pensieri. 

venerdì 3 aprile 2026

Tenderly

 


La vita va avanti. Per te, per me.
E a lavoro ho trovato un pacchetto di fazzoletti di una marca che in tanti anni non abbiamo mai acquistato, insieme. Mai, neanche una volta.
L'ho guardato. Accarezzato.
Non so perché la cosa mi abbia tanto colpito.
Andavamo a far la spesa insieme, prima. La domenica. 
Ora tu continui a frequentare quello stesso posto, negli stessi orari. Senza di me.
Io mi arrangio quando posso, durante la settimana.
E allora tu compri quello che ti serve.
E io compro quello che mi serve.
Separatamente.
Come tutto il resto. 

A volte mi sento sopraffatta dalle difficoltà che sto vivendo.
Emotive. Economiche.
Faccio fatica a far quadrare tutto. A far quadrare me stessa.
A tenermi in piedi.

Eppure domenica ho montato un mobiletto da sola. 
Ho impiegato ore.
Magari tu lo avresti fatto con una. 
Però non avevo mai tenuto un cacciavite in mano. E riuscire a vedere quel mobile montato mi ha reso orgogliosa di me stessa.
Il sole filtrava attraverso i vetri. La voglia di mangiare se n'era andata perché desideravo soltanto vederlo finito.
Una faticaccia.
Ma poi ho vinto.
E ho sorriso.
E mi sono sentita forte.

lunedì 30 marzo 2026

Fine Giornata



In questa nuova routine ho trovato un momento che mi fa sentire bene.

Ed è quello in cui, dopo le venti, torno a casa stanca dal lavoro.
Getto l'immondizia.
Percorro la mia rampa di scale.
E finalmente chiudo la porta. Il chiavistello.
Sospiro.
Guardo le mie cose. Sorrido.
Dunque mi spoglio.
Mi strucco.
Preparo velocemente la cena.
Entro sotto le stilettate violente ma confortanti di una doccia bollente.

Il silenzio, che per alcuni è spaventoso, per me è cura. Terapia. Rifugio.
Mi ci immergo completamente come si farebbe in una vasca di calda schiuma.
E, semplicemente, mi lascio cullare.

lunedì 23 marzo 2026

Polline




Davanti alla grande casa l'albero di pero nano era completamente fiorito.
Faceva freddo, intorno l'umidità mi congelava gli arti come in pieno inverno. Eppure lui era lì, bellissimo, pronto a farsi fotografare con i suoi rami colmi di fiori bianchi.
E la peonia accoglieva un gran numero di api che si contendevano la bellezza delle sue gigantesche corolle rosa. 

Con gli occhi ho preso quello che potevo.
E ho preso anche gli abbracci, gli sguardi, le parole, l'amore.
Devono tenermi caldo a lungo, allora li ho succhiati via come quegli operosi insetti col polline.

mercoledì 18 marzo 2026

Il Pozzo

 

Ci sono pezzi di vita che non puoi più guardare.
Non puoi voltarti verso di essi, osservarli di nuovo. 
Riavvolgere il nastro, spiare tra i fotogrammi. Le parole. I gesti. Gli occhi. 
Non puoi, non devi. 
Perché farlo significherebbe cadere in un pozzo nero di dolore dal quale non sapresti uscire.
E il dolore è un compagno freddo e calcolatore, ti avvolge con le sue spire fino a soffocarti.

Allora ti giri. Appoggi lo sguardo altrove.
L'uomo che ricostruisce il giardino nel palazzo a fianco.
Una cascata di fiori fucsia.
Una donna coi capelli rossi in bicicletta.
Il terrazzo da spazzare.
L'albero colmo di limoni.
Un nonno che tiene la mano stretta in quella del nipote.
Il vento aguzzo che ti spezza la faccia.

Il muratore ha alzato un bel muretto. Ricostruito la pavimentazione. Creato splendide aiuole in cui immagini piante colorate.
Una persona precisa.
Bevi il tuo caffè lungo, lo osservi lavorare in silenzio.
E' così bravo, non si distrae mai. Sembra non creare neppure polvere.
Testa bassa e mani meticolose. 
Ti piace guardarlo creare spazi che prima non c'erano o che erano stati pensati male.

Ma una mattina, molto presto, forse già domani, non lo troverai più lì.
Avrà appoggiato anche l'ultima pietra, sarà stato pagato, avrà iniziato un nuovo progetto altrove.
E forse ti sentirai un poco più sola.