Scrivo per non perdere l'abitudine, per non lasciare vuoto questo mio spazietto di luce che in tante occasioni mi ha accolto come un padre.
E continua a farlo, instancabile.
Apre le sue braccia affinché io mi lasci cullare.
E allora mi siedo qui, su un dondolo immaginario. Intorno c'è un prato vastissimo di fiori. Il profumo aleggia nell'aria come un'idea di pace, mi rasserena.
Non leggo, non parlo, non osservo. Sono semplicemente qui seduta, in silenzio, come una farfalla leggera, variopinta, che non si cura di niente se non del momento che sta vivendo. Del suo volo leggiadro, delle sue piccole ali, del suo corpo nero e flessuoso.
Accarezzo la farfalla che ho tatuato anni fa sotto il polso.
Tutte le evoluzioni passano per un percorso difficile.





