sabato 22 agosto 2026

Le Farfalle sul Letto

 

Sono tornata a casa, ho lavato le lenzuola, abbassato le tende, acceso il condizionatore.
E quando il sole bollente le ha asciugate nel giro di un'ora, sono finite di nuovo sul letto, calde e profumate, pronte per essere utilizzate di nuovo questa sera.
Mi mancava casa mia, anche se sono stata via appena qualche giorno.
E adesso che sono qui mi mancano i miei genitori. La comprensione di mia madre, le espressioni da bambino di papà. Ripete le stesse domande per ore, in un loop che in certi momenti sembra dilatarsi all'infinito. Non appena sembra comprenderle svaniscono di nuovo, perse in un luogo della sua mente che non sa ritrovare.
Però oggi, prima che andassi via, mi ha detto qualcosa che m'ha stretto il cuore: "permettetemi di essere utile, di fare sempre qualcosa per voi. Fosse anche solo spostare una sedia."
Piango per il dolore che prova. Piango per la stanchezza di mamma.
Piango per le vecchie lettere che ho trovato, i biglietti, i ricordi riposti in un cassetto. 

Mi asciugo queste lacrime amare, respiro la luce di casa mia.
Le farfalle sul letto, i fiori stremati dall'afa in terrazzo, gli abiti appoggiati ancora alla rinfusa qua e là, il silenzio di queste amate stanze.
Ho ancora negli orecchi le cicale, negli occhi la bellezza di una natura dolce e gioiosa.
Le salite, le discese, le ore noiose del pomeriggio. Le mattine a sgambettare in paese. Il caffè col mio più caro amico. Le preghiere seduta sotto gli affreschi della cattedrale. Il divano comodo di mio fratello. I momenti chiusa al buio in salotto, appoggiata mollemente sulla poltrona rossa, a non fare niente. Proprio io che faccio sempre qualcosa.
E' stato bello. Delicato, violento e purissimo come l'amore.

martedì 18 agosto 2026

Fichi Maturi

 

Le bacche, i fiori, i fichi maturi, le more.
Foglie rossastre ai bordi delle strade.
Erba gialla stremata dal sole, ma anche zone ombrose e umide in cui l'asfalto e la terra sembrano non asciugarsi mai. 

La solita sveglia presto, dopo una notte a combattere con le zanzare.
Ma poi il fresco mattutino di un paesaggio diverso dal mio solito, le gambe svettanti sulle salite e la cautela nelle discese.
Il caffè nel bar in cui entravo già da ragazzina. La preghiera seduta nell'ultimo banco della cattedrale, come la più recalcitrante delle scolarette. 
Il ritorno a casa con lo scoppiare improvviso del caldo, la doccia fredda, i piedi scalzi sulle mattonelle blu.
I riccioli bagnati, l'asciugamano viola che mi avvolge tutta.
Il silenzio nella vecchia casa dei miei genitori, ma le loro voci urlanti giungere dal piano di sotto.

Il salotto preso in ostaggio dalla mia valigia, i miei abiti, la mia agenda aperta sui libri che leggevo un secolo fa. Le nostre foto sulla libreria.
Siamo ancora lì, mamma non ha tolto nulla, ogni mattina ci vede ancora abbracciati mentre spolvera i ripiani. Ho dato uno sguardo anch'io, un po' di emozione si è congelata dietro gli occhi e non è bastato volgere lo sguardo per scioglierla.

Anche lo studio del dottore era bello. C'erano mobili antichi, vecchi libri, enciclopedie. Una cucina mai usata, un divano logoro, un piccolo bagno rosa alla fine dell'appartamento.
Quando sono andata via una donna con una bimba in braccio m'ha tenuto il portone aperto. Le ho sorriso.

I miei genitori sono felici di avermi qui, mi coccolano, cercano di non intralciare la mia libertà.
Parliamo, lavo i piatti, mangiamo insieme di fronte ad una piccola tv che non guardiamo. Poi mi isolo, leggo, ascolto musica, mi rifugio nel salotto ombroso che è diventata la mia alcova.
Sarò qui per qualche giorno, tra il frinire delle cicale, il silenzio tombale del pomeriggio spezzato solo dai drammi turchi che guarda mia madre. E lo svanire dei ricordi nella mente di mio padre. 

giovedì 13 agosto 2026

Silenzio Piccolo

 

Fiamme alte nella notte.
L'arancio dei bagliori rendeva il buio psichedelico.
L'aria diventava sempre più pesante, irrespirabile. 
Animali selvatici arsi vivi. Gente che gridava o che riprendeva la scena apocalittica con l'onnipresente cellulare.
Quando sono andata a dormire tutto questo era ancora in atto ma la stanchezza ha avuto ugualmente la meglio. 

La sveglia delle cinque e mezza mi ha presentato il conto di un'aria ancora difficile.
Detriti su ogni parte del terrazzo.
Ho fatto colazione al buio, mi sono vestita nella semi oscurità e sono uscita.
L'alba mi restituiva un cielo soave, delicatissimo.
L'aria non era ancora impregnata del solito caldo opprimente.
Ho camminato a lungo, senza uno schema preciso.
Il mare calmo al di sotto di quel cielo rosa assumeva sembianze romantiche, ma le spiagge andavano via via affollandosi man mano che il tempo passava, e quando sono fuggita i chioschi non avevano ancora aperto i battenti.

Il caffè l'ho bevuto un cucina, dopo che pezzo dopo pezzo m'ero tolta tutto quello che avevo addosso.
La gonnellina blu elettrico, il costume, le scarpette chiare.
Con le imposte ancora chiuse osservavo il caos che in pochi istanti avevo fatto entrare in casa mia.
Nuda, appoggiata contro i pensili, rimandavo la doccia solo per far durare un istante di più quel momento di silenzio piccolo e meraviglioso.

martedì 11 agosto 2026

Quelle Notti Lì

 

Da bambina la notte di San Lorenzo salivo sull'ampio terrazzo dei miei zii.
Tutt'intorno lucine di case sparse e sopra alla testa un cielo nero pece.
Secondo mio padre da lì si poteva vedere persino la cupola di San Pietro, ma era una sorta di leggenda, credo, perché anche con la luce del giorno non l'avevo scorta mai.
Con mio fratello e con la piccola Francesca sedevamo sul dondolo e guardavamo all'insù.
I nasini verso l'alto, gli occhi fissi in punti imprecisati del cielo.
E così aspettavamo di osservare almeno una stella cadente, con il nostro piccolo grande desiderio già pronto. Che magari era solo un giocattolo nuovo, un gattino rosso o nuovi amici con i quali giocare.
Aspettavamo invano, il più delle volte.
Eppure un anno ne morirono ben tre sotto i nostri occhi e noi meravigliati non stavamo nella pelle. Erano dunque tre i desideri da esprimere? o doveva essere sempre lo stesso espresso per tre volte?
Quella di San Lorenzo era una notte magica, di buio e di speranza. Non c'era il caldo opprimente di oggi e sul terrazzo si godeva quasi sempre, a quell'ora, di un morbido venticello che ci accarezzava la pelle.
Pensavamo già al fatto che appena un mese dopo saremmo tornati di nuovo a scuola e il tempo sembrava volare sotto i nostri piedi. Dopo quella notte sembrava accorciarsi troppo, assumere sembianze più minacciose.
Ma quella notte no, quella notte potevamo aspettare, osservare, desiderare.

Intorno a noi le voci degli zii. Sul grande tavolo bianco i resti della cena o le bucce di un grosso cocomero.
Ora come ora penso che ci dicessero di attendere le stelle per farci restare buoni e silenziosi perché nessuno degli adulti guardava il cielo insieme a noi. Era solo una bella distrazione, un alibi per smorzare il nostro chiasso.

Sono anni che non mi fermo ad aspettarne una, forse da quando mi sono trasferita qui ed il cielo ha un aspetto completamente diverso che in campagna.
A volte mi è capitato di osservare qualche pianeta o l'allineamento delle costellazioni.
Ma la notte di San Lorenzo ormai passa così, quasi in sordina, tanto che ieri non c'ho pensato neppure. Il calendario segna giorni di cui non mi rendo pienamente conto, un po' sfinita dal caldo, dalle persone, dalle crisi familiari dei miei genitori e dal mondo per intero.

venerdì 7 agosto 2026

Galleggiare

 

Stralci di ricordi che s'impigliano tra i riccioli.
Che mi bruciano addosso insieme al sale di questo sudore.

L'emotività che si confonde con l'afa, che diventa parte della sua atrocità.
A volte si vive, si respira, si piange e si ride.

A volte, semplicemente, si galleggia.
E passi i giorni aspettando di toccare riva di nuovo.

mercoledì 5 agosto 2026

Immagini Nitide

 

Una ragazza vista di schiena.
Capelli scuri e ricci al vento.
Un vestitino rosso.
Uno zaino leggero.
Braccialetti scuri sul polso destro.
Il mare a due passi, al di là della balconata.

Una persona che conosco mi fotografa a mia insaputa. Elabora la foto con l'intelligenza artificiale.
Me la invia.
E sono io. Si, quella donna di schiena sono io.
In una sorta di cartone animato che rimanda un'immagine dai colori più vividi e più belli di quelli che davvero incontravano i miei occhi, eppure intensamente reali.

C'è tanto di me in quell'immagine e non riesco a smettere di guardarla. 
Ieri mattina ero esattamente così. Con quel vestito rosso, con quei capelli, con quel piccolo zaino colorato, con quei braccialetti.
Pensavo a chissà cosa mentre camminavo, sudavo, soffrivo il caldo, aspettavo che aprisse il supermercato e ingannavo il tempo nel posto che m'accoglie sempre. 
Provo tenerezza per quella ragazza di schiena. Avrei voglia di abbracciarla.
Avrei voglia di abbracciarmi.


giovedì 30 luglio 2026

Deserto

 

Un mese di luglio infinito, dilatato, lunghissimo.
Sembra di vagare in un arido deserto, con le labbra secche, ampi vestiti bianchi a smorzare il ruggito del sole, in silenzio, guardando solo avanti, con la sabbia sotto i piedi.
Non distinguo il cielo, non intravedo oasi dove ristorarmi. C'è solo questa sabbia rossa, c'è solo questo caldo opprimente.

Allora chiudo gli occhi, vago con la fantasia.
Seduta in silenzio immagino campi verdi e freschi, fiorellini dolcissimi, nuvolette bianche.
E ci sono io in mezzo a quel verde, distante da tutto, da tutti, persino da me stessa.
Non so dove sto andando, c'è solo questo vagare taciturno.

Sono stanca, anche se evito di ammetterlo anche a me stessa.
Stanca dell'afa, di questa umidità opprimente. Stanca della gente, delle chiacchiere, delle mille cose da fare ogni giorno, delle cose che invece non riesco a fare perché costretta al chiuso come un topolino in gabbia. Come ogni anno sogno le ferie, sogno di staccare per un po', appoggiare tutto in una scatola, sospendere ogni pensiero, metterlo in stand by.