Due ragazzine sedute sulla stessa panchina.
Una con i capelli azzurri, l'altra color nocciola.
Erano vestite allo stesso modo e se una delle due non avesse avuto i capelli decolorati avrei potuto confonderle, tanto erano simili.
Non si guardavano. Non osservavano i cigni, i germani reali, le persone sulla spiaggia scura, il lago a due passi da lì. C'erano solo quei dannati schermi che le risucchiava in un silenzio tombale.
Avrei voluto scuoterle, dir loro di parlarsi, di guardarsi negli occhi, di farsi una compagnia reale e non così effimera. E invece ora tutto è talmente piatto: ciascuno è perso dentro video stupidi che anziché comunicare qualcosa tolgono il poco che ancora c'è.
Il mondo è diventato così falso, così irreale.
Esiste ancora qualcosa di vero, di profondo, di giusto?
O è solo distrazione, voltarsi altrove, non pensare?
Si attraversa la strada col telefono in mano.
Si guida col telefono in mano.
Si finge di ascoltare i figli col telefono in mano.
Si fanno le vacanze col telefono in mano.
Ci si preoccupa poco, mi sembra, del disastro che sta avvenendo a libello globale (economico, politico, climatico, sociale) perché fin quando ci si può distrarre tutto sembra restare in piedi.
Che avvilimento.
Siamo sempre più soli, più poveri, meno liberi. Stiamo morendo bolliti o bruciati in un clima che peggiora ogni anno di più.
E non facciamo nulla se non girarci da un'altra parte.





