Un mese di luglio infinito, dilatato, lunghissimo.
Sembra di vagare in un arido deserto, con le labbra secche, ampi vestiti bianchi a smorzare il ruggito del sole, in silenzio, guardando solo avanti, con la sabbia sotto i piedi.
Non distinguo il cielo, non intravedo oasi dove ristorarmi. C'è solo questa sabbia rossa, c'è solo questo caldo opprimente.
Allora chiudo gli occhi, vago con la fantasia.
Seduta in silenzio immagino campi verdi e freschi, fiorellini dolcissimi, nuvolette bianche.
E ci sono io in mezzo a quel verde, distante da tutto, da tutti, persino da me stessa.
Non so dove sto andando, c'è solo questo vagare taciturno.
Sono stanca, anche se evito di ammetterlo anche a me stessa.
Stanca dell'afa, di questa umidità opprimente. Stanca della gente, delle chiacchiere, delle mille cose da fare ogni giorno, delle cose che invece non riesco a fare perché costretta al chiuso come un topolino in gabbia. Come ogni anno sogno le ferie, sogno di staccare per un po', appoggiare tutto in una scatola, sospendere ogni pensiero, metterlo in stand by.




