La donna era seduta al primo banco della Chiesa.
Sentivo il suo ansimare dal fondo.
Cadenzato. Dignitoso. Però presente.
Soffriva per qualcosa ed era lì per chiedere conforto.
Io non mi sedetti. Osservai gli affreschi e la bellezza di quel santuario in religioso silenzio.
Qualcosa mi aveva attirato lì e quello stesso qualcosa mi tratteneva al suo interno.
Era grande, maestosa, con tanto nero, tanto bianco, tanto oro.
Cercai di tenere a mente quanti più dettagli possibili perché non ero lì per fotografare. Ero lì per guardare, ascoltare, lasciarmi assorbire.
Uscii e mi trovai davanti quel borgo semi disperso tra le montagne in cui qualche altro turista si divertiva a brulicare tra le viuzze come fossero cunicoli.
Mi piaceva quel luogo, avrei potuto sentirmi a casa se solo vi fossi rimasta un poco più a lungo.
Entrai in uno studio d'arte, parlai con il vecchio pittore. Volle sapere di dov'ero, mi chiese di andarlo a trovare anche a Roma. Mi parve che dipingesse solo cavalli eppure, nonostante il ripetersi del soggetto, vi erano modifiche notevoli tra un'opera e la successiva, come se in cinquant'anni di professione avesse operato un'evoluzione continua negli stili e nei colori.
Piccolino, con baffi e capelli bianchi, vestito di tutto punto con un'eleganza sobria che gli calzava a pennello. Fu un incontro di pochi minuti ma mi lasciò addosso una sensazione positiva, vibrante, che ricordo ancora oggi sebbene siano passate almeno due settimane.
Si torna sempre un poco più ricchi quando si vedono posti nuovi.





