domenica 10 maggio 2026

Sfiorarlo Con Le Dita

 


Poi improvvisamente la gelateria Bonelli mi piombò di fronte agli occhi.
Tutto era cambiato e ogni pezzo di quel posto che un tempo conoscevo come le mie tasche mi appariva estraneo, più brutto, appesantito dal tempo.
Non avevo riconosciuto le vie, i negozi, nulla di quello che era lì in quegli anni.
Per questo non mi aspettavo di vederla...un fulmine a ciel sereno. 

Uno schiaffo sonoro, lì di fronte a tutti, m'avrebbe fatto meno male.
La stessa insegna. La stessa deliziosa grafica a strisce bianche e verdi. Lo stesso carrettino per le crepes. Lo stesso bancone.
Lì dov'erano così tante facce sconosciute ho rivisto noi due, a vent'anni.
A fare i salti mortali pur di spendere un po' di tempo insieme.
Lì seduti a mangiare un gelato che a volte era la sola cosa che potessimo permetterci.

Il dolore e la commozione sono straripati fuori dagli occhi e chi era con me ha avuto la delicatezza di voltarsi, di non porre alcun accento su quello che mi stava accadendo e che era talmente palese da poter stringere il cuore persino ad un ignaro passante.
Non finsi, sarebbe stato assolutamente inutile.
I ricordi mi spezzavano le ossa, m'incancrenivano i pensieri, si spargevano come un fuoco nelle vene fino a farle esplodere.
Avrei voluto accarezzare quei due ragazzi che eravamo ed ho provato una tenerezza così devastante da sentire ogni singolo organo del mio corpo detonare come una bomba.
Una sofferenza così profondamente radicata dentro le cellule da spezzarmi il respiro. 
Era disperazione quella che stavo provando, non avrei saputo chiamarla in altro modo.

Lì davanti osservavo il passato come se potessi sfiorarlo con le dita.
Eravamo ancora seduti lì, materialmente, a guardarci innamorati, a stringerci le mani, a scambiarci promesse che non abbiamo saputo mantenere fino in fondo. 
Non so come scusarmi con quei ragazzi giovani, semplici ed ingenui. Non so come poter risparmiare loro il dolore che adesso, vent'anni dopo, stanno provando. Non so farlo e non me lo perdono.
Non me lo perdono.

mercoledì 6 maggio 2026

Come Una Gatta

 


Il giorno andava via via lasciando il posto alla notte.
Lenta ma inesorabile sentivo la solita nota inquietudine posarmisi addosso come una seconda pelle.
La potevo toccare come se fosse viva, pulsante. Sdraiata sul mio corpo come una gatta.
Avrei potuto tentare un addormentamento naturale, ma preferii una pastiglia che mi gettasse quanto prima dentro un oblio scuro dove la mia coscienza potesse annullarsi completamente.
Non un sogno, un'immagine, un suono, un pensiero.
Niente.
Nulla volevo trovare nella notte se non il riposo dalla mia stessa mente.

Caddi nella notte come si cade in un pozzo. Senza possibilità di risalita.
Tutti i suoni che mi agitavano sembravano scomparsi, ovattati, rarefatti. Uccisi.

Da quella notte in cui iniziai ad aver paura anche in casa mia, è così che va.

Forse fuori di lì, su quel manto nero che a volte mi avvolgeva e altre mi strozzava, c'era una distesa di stelle che mi osservava dall'alto.

lunedì 4 maggio 2026

Valeriana Rubra



Ho avuto freddo in questi giorni. Ne sento tuttora.
Osservavo luoghi meravigliosi, già visti in precedenza. Il presente e il passato si sovrapponevano, sembravano mescolarsi come in un grosso calderone.
Le piante di valeriana rubra accarezzavano gli scogli con i loro pennacchi rosa e i folti cespugli di rose rosse profumavano interi viali.
Il Circeo si stagliava incantevole davanti ai miei occhi. Camminavo decentemente nonostante l'infortunio, anche se a volte mi dovevo fermare.
Il vento non mi spettinava solo i riccioli. Mi faceva tremare come in pieno inverno.

Provavo sensazioni contrastanti, che faticavo a celare.
Ricordavo l'ultima volta che ero stata lì, perfino i discorsi che erano stati fatti.
Ero serena, nonostante tutto, ma quella serenità si faceva in qualche modo macchiare dai ricordi, da tutto ciò che avevo vissuto, dalle difficoltà, dal tremolio stanco del mio cuore.

Però la natura mi accoglieva, mi teneva stretta a sé. 
Quello che vedevo era di una bellezza autentica, vigorosa, senza filtri.
Mi inondava le retine, le terminazioni nervose.
Non potevo far altro che sentirmi immensamente grata.

mercoledì 29 aprile 2026

Procedere

 


Lungo la via assolata un forte odore di fiori mi raggiungeva le narici.
E il cielo terso ospitava un aereo intento a disegnare evoluzioni che lasciavano senza fiato.
Mi sembrò un buon momento per riprendere il cammino dopo i giorni più complicati dell'infortunio e di una mobilità ridotta alle ore lavorative.
Avrei voluto correre o quantomeno spiccare il volo come un uccello. 
E anche se dovevo procedere con lentezza e con una forma di dolore sempre presente, tutte quelle cose le immaginavo e con la fantasia ero l'esserino veloce e leggiadro di sempre.
Ho fatto la spesa a ritmo sostenuto, senza incontrare nessuno. 
Persino quei gesti che solitamente facevo con un senso di noia, sembravano un piccolo avamposto di libertà.

Ho dovuto chiedere a mia madre di essere meno apprensiva.
Ci sentiamo al mattino e già quando mi risponde percepisco nella sua voce una nota d'ansia che mi tiene costantemente in allarme. Quando invece, ora, avrei bisogno di una placida tranquillità, come di sedermi accanto ad un lago, in silenzio, ad osservare le anatre.
E lo so che è il suo modo di volermi bene, ma questa costante preoccupazione non fa bene a nessuno di noi. Non si ritrova la serenità in mezzo alle sirene delle bombe. La si ritrova mettendo un piede dopo l'altro, senza clamore e senza frasi urlate, facendo scorrere i giorni come l'acqua di un ruscello.

lunedì 27 aprile 2026

Dis-connessione

 


Aprile sta per chiudere i battenti e di lui mi ricorderò come di uno che mi ha portato cose belle e brutte.
Mi sono successe cose che non meritavo e anche la mia salute ne ha risentito.
Ma non è che la vita sia sempre meritocratica, in fondo. Anzi.

Però c'è un bel clima. Il sole. Il fresco, anche notturno.
I fiori che profumano interi viali. 
 
Ci sono cose alle quali non posso pensare.
La mia mente ad un certo punto si blocca. Torna indietro.
Si resetta. Riparte.

Ho letto poesie in questo week end.
Di un poeta che conobbi nel 2018, di cui acquistai un libro subito dopo. E che puntualmente torna nella mia vita. Instancabile. 

Ho scritto cose sconnesse ma a volte va bene anche così.
Non sono triste, in realtà. Solo provata.

domenica 19 aprile 2026

Margherite

 

La tartaruga è spuntata improvvisamente nella terra, tra l'erba e le margherite.
Andava girando con un'andatura dinoccolata, buffa.
Ogni tanto sembrava perdere l'equilibrio, poi ripartiva spedita.
Si, spedita.
Che non è mica vero che le tartarughe sono lente.
Questa ha camminato a lungo, anche girando su sé stessa e poi ripercorrendo i medesimi percorsi, come per far ginnastica.
La sua presenza mi incuriosiva e allo stesso tempo mi calmava i nervi. 
Non c'era nulla che la preoccupasse, sembrava l'essere più sereno del mondo.
E anche solo osservarla, per oltre mezz'ora sicuramente, faceva sentire serena anche me.

Bevevo un caffè buono e semplice, preparato con la moka, in un'ampia tazzina azzurra.
Il sole mi sbatteva in faccia, più audace dei giorni precedenti, già pronto a colorarmi le guance.
Lucia sembrava fresca di parrucchiere, con la sua bella capigliatura bionda. 
Io invece avevo i ricci scombinati come al solito, ma lo specchio mi aveva rimandato un'immagine gradevole, tutto sommato mi ero piaciuta. 

Avrei voluto togliere le ciabattine.
Appoggiare i piedi nudi sull'erba asciutta.
Camminare in tondo insieme alla tartaruga.

mercoledì 15 aprile 2026

Isteria



Il vento si è assestato.
E' tornato un poco di sole.
Sono scappata al mare dopo l'ennesima notte tribolata.
Ma non c'era pace sulla spiaggia, non ce n'era dentro di me.
Parlavo al telefono con mia madre in maniera convulsa.
I problemi degli ultimi tempi mi gravavano addosso come macigni.
Ho scattato due foto. Solo due, sul serio.
Che per me è una cosa incredibile, come per un calciatore appendere gli scarpini al chiodo per un po'.

Non so se il mare stavolta l'ho guardato davvero o se mi stesse solo facendo da contorno.
Era una cornice, un luogo azzurro in cui stare.
Qualcuno m'ha salutato, l'ho risalutato in modo automatico, non ricordo neanche che faccia avesse.
Mi sono fermata solo per Amir. Lavorerà in un'altra spiaggia quest'anno. Più vicina.
Abbiamo parlato due minuti, è lo stesso ragazzo sorridente di sempre.

C'è gente che non ti chiede niente. Che non pretende nulla. Che ti si ricorda sempre. Che ti regala un sorriso ogni volta che ce ne sia occasione. Ed è l'unico tipo di gente che io adesso possa frequentare.