Mare liscio come l'olio. Di un colore così azzurro da volercisi tuffare. Nuvole a strati che di così belle ce ne sono solo ad aprile e settembre. Ho fotografato il cielo tre o quattro volte e mi è sembrato diverso ad ogni istante.
Ho incontrato tante persone stamattina, con ciascuna ho scambiato due parole veloci senza fermarmi mai.
Quando procedo ad un buon ritmo so che fermare le gambe è un peccato, ma lo sarebbe anche risparmiarsi un sorriso o un momento di socialità.
Negli ultimi mesi ho vissuto come un'ombra e il massimo che potessi dedicare alle persone era un saluto con la mano o un cenno del capo.
Stamattina il fresco mi forniva quella spinta per poter tornare un pochino me stessa.
Un uomo mi ha detto che ho un passo meraviglioso. Un altro che sono uno spettacolo.
E forse non c'era nulla di meraviglioso o di spettacolare, ma quei commenti erano all'ordine del giorno prima, quando i miei occhi ridevano da soli e sembravo sempre allegra. Stamattina mi sono sentita un po' come in quei tempi, quando riuscivo a vivere con maggiore leggerezza, a sentir meno il peso delle responsabilità o dei cambiamenti necessari di questi mesi.
A volte mi chiedo se quella donna è ancora presente dentro di me o se l'abbia persa per sempre.
Se la posso recuperare, ritrovare, riavere con me.
Mi manca quella gioia serena, quella spensieratezza di perenne ragazzina.
Mi mancano anche tutti i fiori e le piante del mio terrazzo, quelli che ho curato ed amato per anni e che venerdì notte una potente tromba d'aria ha falciato via.
Ieri con pazienza ho impiegato ore per pulire tutto ciò che era stato distrutto.
Piangevo mentre raccoglievo i detriti, le foglie, i tronchi, la terra.
Allora stamattina ho comprato una piantina di erica rosa. L'ho fatto perché ricominciare è doveroso. Sempre. E ad ogni costo.





