sabato 13 giugno 2026

Bianco




Apro la pagina bianca, penso che mi piacerebbe riempirla in qualche modo, vederla prendere vita.
Poi la chiudo, penso che anche il bianco sia un bel colore.
Non è assenza: è purezza, candore, un vuoto che non inghiotte. 

Quando sono scesa in spiaggia c'era un po' di vento, finalmente.
La solita calda immobilità era stata spazzata via da una brezza leggera, tiepida, che potevo quasi toccare con le dita. E che permetteva ai miei muscoli di spingere di più, di sentirsi più forti. 
Le spiagge vanno via via popolandosi e laddove calpestavo la sabbia in piena solitudine, ora si deve trovare il modo di condividerla con altri.
Non ho più la solita musica a tenermi compagnia. Non ci sono più cuffiette sempre tirate nelle orecchie.
Adesso sono solo io, al massimo le chiacchiere di mia madre al telefono o la visione di questa gente che non guardo, so solo che esiste, sdraiata da qualche parte. Sagome sconosciute per le quali non provo la benché minima curiosità.

Quando torno a casa mi sento improvvisamente stanca.
E quel sudore dopo la sessione mi si è raffreddato addosso proprio grazie a quella brezza che tanto mi era piaciuta.
Sento il dolore prender possesso della schiena, del collo.
Una doccia non smorza le contratture, mi sento scricchiolante come legno vecchio.
Passo le ore a lavoro col desiderio di finire, desiderio del buio o anche solo di un letto fresco dentro il quale immergere la faccia.
Ma il sabato sera sembra non arrivare mai, il tempo si dilata sotto questo sole bruciante di metà giornata. E arranco stanca, sfinita.

venerdì 5 giugno 2026

Estratti

 

Giovedì 28 maggio, ore 9:07.
Qui fa già molto caldo, più di quanto dovrebbe farne alla fine di maggio.
Il mare è una tavolozza di colori d'ineguagliabile bellezza, ancor prima di arrivare già ne avverto il richiamo. E quando poi sono lì sento il cuore calmarsi, la mente riprendere una sua forma. 
Cammino, corro, sudo. Soprattutto osservo.

La sera non esco più.
Non ricordo quando ho cenato fuori l'ultima volta, mi sembrano tempi lontanissimi.
Torno tardi dal lavoro. Stremata. Il tempo di preparare la cena, struccarmi, togliermi di dosso gli abiti intrisi di gente, fare una lunga doccia con gli occhi serrati. 
E poi crollare per un sonno che purtroppo non sempre ristora.
Mi sveglio di colpo molto spesso. M'inabisso nei rumori della casa, del frigorifero, le automobili in strada, l'orologio del forno. E quando torno a dormire non so mai se durerà un'ora, mezz'ora o un po' di più.

Venerdì 5 giugno, ore 12:21.
Sono andata a trovare colei che è stata mia suocera per vent'anni. Solo dieci minuti in una mattinata piena di cose che entrambe stavamo incastrando.
Quando mi ha aperto la porta sorrideva.
Le ho fatto gli auguri per il suo compleanno, regalato delle rose, ne è stata felice.
Abbiamo parlato un po', in quella casa che conosco bene c'era una brezza gradevole ben distante dal caldo che mi aveva fatto sudare poco prima. 
Ho sempre pensato che le persone che hanno fatto parte della nostra vita, e a cui vogliamo bene, non debbano necessariamente essere rimosse quando le cose cambiano. I rapporti possono trasformarsi, anche i sentimenti a volte, ma il bene che c'è stato resta e quello non ci può essere tolto.
In questo stesso giorno, lo scorso anno, indossavo un bel vestito a fiori e sedevo ad un tavolo con lei e gli altri. Ci sono fotografie a testimoniare che eravamo lì sotto quell'albero a mangiare insieme. Per me ciascuno di loro resterà parte della mia famiglia. E' così e basta, non va neanche spiegato a chi non lo sa capire.

giovedì 21 maggio 2026

Come Un Cavallo

 

Maggio corre via veloce, sembra un cavallo con le gambe giovani.
Mi sembra di stare sempre a pulire.
Certo, faccio anche molto altro.
Ma soprattutto pulisco.
La casa. Il terrazzo. Il negozio. E poi ricomincio. 
Ogni giorno, costantemente.
E quando rimuovo lo sporco mi sento un pochino meglio anche io. Come se tenere tutto in ordine significasse poter avere ancora il controllo di qualcosa.
Ora capisco perché tante donne facciano questo, il più delle volte anche ritenute esagerate.
Non lo fanno per i germi, i batteri, la polvere, gli acari.
Lo fanno per sentirsi centrate in un mondo che le vuole sempre in piedi, anche quando questo presuppone fare una fatica immensa.

Il caldo è scoppiato questa mattina, annunciato alla radio già nei giorni scorsi.
Lo aspettavo ed ho sudato come una pazza durante il mio giro. Mi sono spogliata presto, anche se non avevo messo la crema sulle braccia, perché restar vestita di tutto punto non era più possibile.
Le gambe svettavano veloci, qualcuno era già sdraiato sulla sabbia a raccogliere tutto il sole. 

Dopo tanto torpore sentire di nuovo quelle sensazioni di estate in boccio è stato rinfrancante. 

martedì 19 maggio 2026

La Terrazza

 

La terrazza sul mare era graziosa seppur in disordine.
I tavolini erano sporchi. I posacenere non erano stati svuotati. Il pavimento doveva essere spazzato. C'era un senso di incuria generale che, qualora il bar fosse stato il mio, avrei fatto di tutto per rimuovere.
Eppure...
Eppure a me sembrava bellissima e in quei dieci minuti di pausa mi son sentita bene. Bene davvero.
Ero stata lì appena una settimana prima, col mare in tempesta, il grigio di nubi folte a ricoprire il sole, un vento fastidioso che spostava la sabbia.
Ma questa mattina era tutto diverso.
Improvvisamente, come sempre a metà maggio, erano esplosi i colori.
Il mare era una tavola di un vivido azzurro. Il rosso delle barche di salvataggio spiccava in mezzo al verde delle piante grasse. La pietra viva che faceva da argine a quello spazio sembrava un confine piacevole in cui stare.
Col mio caffè in mano osservavo il cielo terso, immersa in quel silenzio spezzato solo dallo sciabordare delle onde. Finalmente avevo trovato un luogo che mi somigliasse, in cui potessi di tanto in tanto rifugiarmi, anche solo per qualche istante, lontana dal solito caos.


domenica 10 maggio 2026

Sfiorarlo Con Le Dita

 


Poi improvvisamente la gelateria Bonelli mi piombò di fronte agli occhi.
Tutto era cambiato e ogni pezzo di quel posto che un tempo conoscevo come le mie tasche mi appariva estraneo, più brutto, appesantito dal tempo.
Non avevo riconosciuto le vie, i negozi, nulla di quello che era lì in quegli anni.
Per questo non mi aspettavo di vederla...un fulmine a ciel sereno. 

Uno schiaffo sonoro, lì di fronte a tutti, m'avrebbe fatto meno male.
La stessa insegna. La stessa deliziosa grafica a strisce bianche e verdi. Lo stesso carrettino per le crepes. Lo stesso bancone.
Lì dov'erano così tante facce sconosciute ho rivisto noi due, a vent'anni.
A fare i salti mortali pur di spendere un po' di tempo insieme.
Lì seduti a mangiare un gelato che a volte era la sola cosa che potessimo permetterci.

Il dolore e la commozione sono straripati fuori dagli occhi e chi era con me ha avuto la delicatezza di voltarsi, di non porre alcun accento su quello che mi stava accadendo e che era talmente palese da poter stringere il cuore persino ad un ignaro passante.
Non finsi, sarebbe stato assolutamente inutile.
I ricordi mi spezzavano le ossa, m'incancrenivano i pensieri, si spargevano come un fuoco nelle vene fino a farle esplodere.
Avrei voluto accarezzare quei due ragazzi che eravamo ed ho provato una tenerezza così devastante da sentire ogni singolo organo del mio corpo detonare come una bomba.
Una sofferenza così profondamente radicata dentro le cellule da spezzarmi il respiro. 
Era disperazione quella che stavo provando, non avrei saputo chiamarla in altro modo.

Lì davanti osservavo il passato come se potessi sfiorarlo con le dita.
Eravamo ancora seduti lì, materialmente, a guardarci innamorati, a stringerci le mani, a scambiarci promesse che non abbiamo saputo mantenere fino in fondo. 
Non so come scusarmi con quei ragazzi giovani, semplici ed ingenui. Non so come poter risparmiare loro il dolore che adesso, vent'anni dopo, stanno provando. Non so farlo e non me lo perdono.
Non me lo perdono.

mercoledì 6 maggio 2026

Come Una Gatta

 


Il giorno andava via via lasciando il posto alla notte.
Lenta ma inesorabile sentivo la solita nota inquietudine posarmisi addosso come una seconda pelle.
La potevo toccare come se fosse viva, pulsante. Sdraiata sul mio corpo come una gatta.
Avrei potuto tentare un addormentamento naturale, ma preferii una pastiglia che mi gettasse quanto prima dentro un oblio scuro dove la mia coscienza potesse annullarsi completamente.
Non un sogno, un'immagine, un suono, un pensiero.
Niente.
Nulla volevo trovare nella notte se non il riposo dalla mia stessa mente.

Caddi nella notte come si cade in un pozzo. Senza possibilità di risalita.
Tutti i suoni che mi agitavano sembravano scomparsi, ovattati, rarefatti. Uccisi.

Da quella notte in cui iniziai ad aver paura anche in casa mia, è così che va.

Forse fuori di lì, su quel manto nero che a volte mi avvolgeva e altre mi strozzava, c'era una distesa di stelle che mi osservava dall'alto.

lunedì 4 maggio 2026

Valeriana Rubra



Ho avuto freddo in questi giorni. Ne sento tuttora.
Osservavo luoghi meravigliosi, già visti in precedenza. Il presente e il passato si sovrapponevano, sembravano mescolarsi come in un grosso calderone.
Le piante di valeriana rubra accarezzavano gli scogli con i loro pennacchi rosa e i folti cespugli di rose rosse profumavano interi viali.
Il Circeo si stagliava incantevole davanti ai miei occhi. Camminavo decentemente nonostante l'infortunio, anche se a volte mi dovevo fermare.
Il vento non mi spettinava solo i riccioli. Mi faceva tremare come in pieno inverno.

Provavo sensazioni contrastanti, che faticavo a celare.
Ricordavo l'ultima volta che ero stata lì, perfino i discorsi che erano stati fatti.
Ero serena, nonostante tutto, ma quella serenità si faceva in qualche modo macchiare dai ricordi, da tutto ciò che avevo vissuto, dalle difficoltà, dal tremolio stanco del mio cuore.

Però la natura mi accoglieva, mi teneva stretta a sé. 
Quello che vedevo era di una bellezza autentica, vigorosa, senza filtri.
Mi inondava le retine, le terminazioni nervose.
Non potevo far altro che sentirmi immensamente grata.