Da bambina la notte di San Lorenzo salivo sull'ampio terrazzo dei miei zii.
Tutt'intorno lucine di case sparse e sopra alla testa un cielo nero pece.
Secondo mio padre da lì si poteva vedere persino la cupola di San Pietro, ma era una sorta di leggenda, credo, perché anche con la luce del giorno non l'avevo scorta mai.
Con mio fratello e con la piccola Francesca sedevamo sul dondolo e guardavamo all'insù.
I nasini verso l'alto, gli occhi fissi in punti imprecisati del cielo.
E così aspettavamo di osservare almeno una stella cadente, con il nostro piccolo grande desiderio già pronto. Che magari era solo un giocattolo nuovo, un gattino rosso o nuovi amici con i quali giocare.
Aspettavamo invano, il più delle volte.
Eppure un anno ne morirono ben tre sotto i nostri occhi e noi meravigliati non stavamo nella pelle. Erano dunque tre i desideri da esprimere? o doveva essere sempre lo stesso espresso per tre volte?
Quella di San Loreno era una notte magica, di buio e di speranza. Non c'era il caldo opprimente di oggi e sul terrazzo si godeva quasi sempre, a quell'ora, di un morbido venticello che ci accarezzava la pelle.
Pensavamo già al fatto che appena un mese dopo saremmo tornati di nuovo a scuola e il tempo sembrava volare sotto i nostri piedi. Dopo quella notte sembrava accorciarsi troppo, assumere sembianze più minacciose.
Ma quella notte no, quella notte potevamo aspettare, osservare, desiderare.
Intorno a noi le voci degli zii. Sul grande tavolo bianco i resti della cena o le bucce di un grosso cocomero.
Ora come ora penso che ci dicessero di attendere le stelle per farci restare buoni e silenziosi perché nessuno degli adulti guardava il cielo insieme a noi. Era solo una bella distrazione, un alibi per smorzare il nostro chiasso.
Sono anni che non mi fermo ad aspettarne una, forse da quando mi sono trasferita qui ed il cielo ha sembianze completamente diverse che in campagna.
A volte mi è capitato di osservare qualche pianeta o l'allineamento delle costellazioni.
Ma la notte di San Lorenzo ormai passa così, quasi in sordina, tanto che ieri non c'ho pensato neppure. Il calendario segna giorni di cui non mi rendo pienamente conto, un po' sfinita dal caldo, dalle persone, dalle crisi familiari dei miei genitori e dal mondo per intero.





