C'è qualcosa rinchiuso dentro di me che oggi preme per scappare.
E' un animale tenuto dentro una gabbia troppo stretta che oggi soffre le sue sbarre. Trema, arranca, soprattutto spinge e si dimena. Lo sento sbattere addosso alle pareti, ruggire, braccato, inconsolabile.
Il cielo è grigio, le nuvole sopra la mia testa mi aggrovigliano i capelli.
Le sento inumidirmi le tempie, raggelarle.
E lui lì dentro, serrato, che mi sbatte addosso le costole, forse tenta di romperne qualcuna con la speranza di passare da lì.
Mi chiedo se le persone qui intorno lo sentano ringhiare. Se si accorgano della sua lotta, della violenza con cui mi sta lacerando i tessuti.
Non sanguino ancora, non apparentemente.
Si può guardare qualcuno soffrire - o morire - senza accorgersene neppure.
I sogni di questa mattina parlavano di lui, di questo essere un po' splendente e un po' demoniaco che mi porto dentro.
Non volevo alzarmi dal letto, non è stato il mio solito risveglio attivo, di chi appoggia i piedi a terra ed è già con le ali distese. Stavolta se ne stavano dimesse, spettinate, qualche piuma era caduta sul letto e non ho fatto neanche la fatica di raccoglierla.
L'ho vista spegnersi senza piangere per lei.
Ancora un tonfo. Un altro. Oggi sarà dura arrivare a sera.


