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venerdì 26 gennaio 2024

L'Animale

 


C'è qualcosa rinchiuso dentro di me che oggi preme per scappare.
E' un animale tenuto dentro una gabbia troppo stretta che oggi soffre le sue sbarre. Trema, arranca, soprattutto spinge e si dimena. Lo sento sbattere addosso alle pareti, ruggire, braccato, inconsolabile.
Il cielo è grigio, le nuvole sopra la mia testa mi aggrovigliano i capelli.
Le sento inumidirmi le tempie, raggelarle. 
E lui lì dentro, serrato, che mi sbatte addosso le costole, forse tenta di romperne qualcuna con la speranza di passare da lì.
Mi chiedo se le persone qui intorno lo sentano ringhiare. Se si accorgano della sua lotta, della violenza con cui mi sta lacerando i tessuti. 
Non sanguino ancora, non apparentemente.
Si può guardare qualcuno soffrire - o morire - senza accorgersene neppure.
I sogni di questa mattina parlavano di lui, di questo essere un po' splendente e un po' demoniaco che mi porto dentro.
Non volevo alzarmi dal letto, non è stato il mio solito risveglio attivo, di chi appoggia i piedi a terra ed è già con le ali distese. Stavolta se ne stavano dimesse, spettinate, qualche piuma era caduta sul letto e non ho fatto neanche la fatica di raccoglierla.
L'ho vista spegnersi senza piangere per lei.
Ancora un tonfo. Un altro. Oggi sarà dura arrivare a sera.

giovedì 2 novembre 2023

Candele Accese




Come ogni anno, il cambio dell'ora non mi ha reso un buon servizio.
Vivo come una candela spenta, in attesa dei momenti nei quali riesco ad accendermi un po' e subire la fascinazione della mia stessa cera calda che mi cola addosso. 
Quel tepore lieve, quella luce fioca, quel liquido ceroso che mi suscita tepore e compagnia.
Ma per il resto del tempo mi aggiro stranita come se non riuscissi a svegliarmi mai completamente, come se gli occhi, le orecchie, il naso e la bocca se ne stessero lì piantati per conto loro, ciascun per sé.

Questa presenza-assenza che tutto sommato mi appartiene e che riconosco come mia.
Ero ad un pranzo di compleanno ieri, fuori la pioggia scrosciava sugli ombrelloni aperti ed io la guardavo attraverso gli ampi finestroni ipnotizzata dal rumore, dalla forza, dall'odore che riusciva a penetrare le pareti e salirmi addosso.
C'erano diverse persone accanto a me. Quattro sconosciuti. Ma gli altri tutti ben conosciuti, quasi famiglia, direi, tanti sono gli anni che in queste occasioni ci ritroviamo.
Ed erano tutti belli, allegri, certo un po' invecchiati, però l'atmosfera era godibilissima.
Voglio bene a queste persone. In modo diverso a ciascuno di loro, ma gliene voglio.
Eppure una parte di me si dibatteva inquieta per andarsene, per alzarsi da quel tavolo imbandito e semplicemente fuggire. Ero una candela accesa, in quel momento? o ero spenta in attesa che accadesse?
Ero a metà tra le due cose. Non troppo accesa, non del tutto spenta.
Presente eppure lontana, che in fondo non è poi tanto diversa dalla sensazione che ho provato così spesso nella mia vita da sentirla familiare.

lunedì 16 ottobre 2023

Sotto Le Scarpette Rosse

 

Erano mesi che non vedevo la pioggia.
Dopo tanta calura era diventata solo un lontano ricordo, di quelli che non ti toccano più, ai quali ripensi ogni tanto, distrattamente, ma che non ti fanno più né bene né male.
Allora quando il cielo si è oscurato e ne ho sentito distintamente il rumore, sono uscita fuori ad osservarla cadere. Volevo capire se ne provassi ancora avversione, o se nel tempo c'avessi fatto pace.

Però siamo rimaste le stesse, la pioggia ed io.
Lei che cade copiosa impiastrando di nero le strade. Io che arriccio il naso, ne inalo il piacevole aroma, ma poi torno a sognare il sole che è indissolubile parte di me.

E' stato un week end... colorato.
Di una focaccia troppo buona e bella da mangiare.
Di zucche da diciotto chili.
Di foglie secche scrocchiolanti sotto le mie scarpette rosse.
Di un cielo incredibile che al tramonto m'ha fatto vibrare come la corda di un violino.
Di sentimenti potenti che m'hanno squarciato il petto, che prima me l'hanno aperto in due, poi me l'hanno ricucito un po'. E adesso vado di Connettivina perché son piena di cicatrici e forse non ne posso più.

lunedì 25 settembre 2023

Nuove Cose, Nuove Case

 


Un blog che muore, un blog che nasce.
Il tutto nel giro di poco meno di ventiquattro ore.
Non è stata una scelta facile, ma è stata una scelta doverosa.
Una persona mi spiava, da anni, indisturbata, senza che io ne sapessi niente.
Una persona negativa, inquietante, viscida, desiderosa di circuirmi e di attingere informazioni sul mio conto. Quando l'ho saputo ho avuto un conato di vomito, poi un brivido freddo mi ha attraversato la schiena per intero.
Ho sbarrato quella casa che con amore avevo tirato su in tanti anni di scrittura. Ho dovuto chiudere il portone a tutto quello che c'era dietro.
Non avrei voluto farlo, ma non ho avuto tempo di sentirmi ferita.
Ho aperto una casa nuova, completamente scarna. Muri bianchi da verniciare. Mobili da sistemare.
Ci vorrà tempo, ma non voglio guardarmi indietro.
Ci sono cose più importanti di un attaccamento fragile a delle pareti di cartapesta. Resto me stessa anche qui, sebbene ora sia circondata da un vuoto opprimente.
E allora benvenute parole di vetro. Parole fragili che possono essere spezzate da un momento all'altro, cadere in terra e finire frantumate come un bicchiere.