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mercoledì 15 aprile 2026

Isteria



Il vento si è assestato.
E' tornato un poco di sole.
Sono scappata al mare dopo l'ennesima notte tribolata.
Ma non c'era pace sulla spiaggia, non ce n'era dentro di me.
Parlavo al telefono con mia madre in maniera convulsa.
I problemi degli ultimi tempi mi gravavano addosso come macigni.
Ho scattato due foto. Solo due, sul serio.
Che per me è una cosa incredibile, come per un calciatore appendere gli scarpini al chiodo per un po'.

Non so se il mare stavolta l'ho guardato davvero o se mi stesse solo facendo da contorno.
Era una cornice, un luogo azzurro in cui stare.
Qualcuno m'ha salutato, l'ho risalutato in modo automatico, non ricordo neanche che faccia avesse.
Mi sono fermata solo per Amir. Lavorerà in un'altra spiaggia quest'anno. Più vicina.
Abbiamo parlato due minuti, è lo stesso ragazzo sorridente di sempre.

C'è gente che non ti chiede niente. Che non pretende nulla. Che ti si ricorda sempre. Che ti regala un sorriso ogni volta che ce ne sia occasione. Ed è l'unico tipo di gente che io adesso possa frequentare. 

martedì 9 settembre 2025

Amache Bianche



Giù di corda, pensieri che si accavallano fino a strozzarmi.
Ho il mare, certo. E lì mi rifugio spesso, ogni volta che posso.
Mi confondo coi gabbiani, le nuvole basse, i legnetti sulla sabbia, lo sporco che gli incivili lasciano in giro. Mi sento parte del tutto, a volte parte di niente. 
Settembre è un bel mese per scomparire, mimetizzarsi con l'assenza di gente sul bagnasciuga.
Se ne sono andati tutti, la pace ora è assoluta.
Mi sono fermata a bere un sorso d'acqua in uno dei chioschi ancora aperti. Amache bianche, soffitti di paglia, lanterne appese, tendaggi di lino. E nessuno intorno. Nessuno.
Solo un vecchio pescatore venti metri più giù.
Fra una settimana questo stesso chiosco sarà chiuso e non ci saranno appigli. Sarò sola davvero.

Sono arrabbiata con mio cognato e con quelle dannate responsabilità che non si prende.
Che lascia costantemente sulle spalle del fratello, incurante di quanto graverebbero meno se potessero essere un po' meglio distribuite.
Sono arrabbiata anche con me stessa che forse avrei potuto fare di più o farlo meglio.

Le nuvole scendono ancora. La brezza che stamattina non c'era adesso s'alza appena appena.
C'è una cappa umida sopra le nostre teste, un'afa che mozza il respiro.

martedì 8 luglio 2025

Lumache

 

C'è questo vizio, di alcune donne, di soppesarti con lo sguardo.
Tu ti avvicini sorridente per salutare, chiedere come stanno. E loro ti osservano attentamente le gambe nude, il viso, l'addome, le ossa esposte delle clavicole. Indisturbate.
Non gli interessa metterti a disagio. Non gli hanno insegnato che così non si fa.
Ti squadrano dalla testa ai piedi, incuranti, con i loro sorrisi forzati, finti.
E allora te ne vai, saluti cordiale come se nulla fosse accaduto, ma dentro avverti una profonda sensazione  di disagio, il passaggio di una lumaca viscida sulla pelle.
Torni a casa, ti spogli, fai una doccia che lavi via il disgusto di quel momento.
Ma non accade, non te lo levi di dosso. Puoi sfregare quanto vuoi, usare la spugna fino a sfilacciarla.
Il bianco candido della pelle cambia colore, adesso è di un rosso acceso.
E quella sensazione è ancora lì.

Quante volte hai già vissuto questo momento?
Da quante persone ti sei ritratta nel tempo?

Puoi capire la voglia di un uomo che ti osserva, che ti spoglia con gli occhi.
Il desiderio lo riconosci, lo comprendi, non lo giudichi.
Ma quegli occhi femminili ti sembrano coltelli che ti si conficcano al fianco.
E se stupidamente ti confidi con qualcuno ti rispondono sempre le stesse frasette arrugginite. "E' invidia, lasciale perdere. Sei una bella ragazza, curata, attenta alla linea. Loro no."
Ma cosa c'è da invidiare? tutta la mia vita è una corsa, non riesco a star seduta neanche al momento del pranzo. Mangio solo cibi puliti, non fumo, non bevo, non assumo strane sostanze, faccio sport ogni giorno, ho una vita attiva 365 giorni l'anno, non mi fermo neanche in ferie. E non ho avuto figli. Al netto di tutto credo che anche questo conti.

Respiri. Ti sei sfogata.
Chiudi gli occhi. Li riapri. Quelle due donne non esistono più.

giovedì 10 aprile 2025

Corridoi Silenziosi

 

Uno di quei giorni in cui me ne starei in silenzio da qualche parte, coperta da un mantello invisibile che mi nasconda alla vista della gente.
Quieta, almeno all'apparenza, distante e sottile come la foglia aguzza di un albero alto. 
All alone with myself.
E invece devo stare tra la gente, sorridere, parlare, chiedere, rispondere.
Non c'è scampo per il mio bisogno di fuga, devo essere presente.
Non ci si può sottrarre. Non si può semplicemente andare via.

Si avvicina la Pasqua.
Si avvicina anche l'operazione di mia madre in una città troppo lontana da poter raggiungere con i miei orari, con la mia vita. 
Si avvicinano inesorabili e più si avvicinano, più vorrei scappare.
Non voglio tavole imbandite, persone, chiacchiere, cibo. Non voglio festeggiare feste che non sento mie, che non m'appartengono. La solita rappresentanza vuota che nulla ha a che fare con me. 
Non voglio neppure immaginarmi a lavoro mentre mia madre è su un letto operatorio e poi in una stanza che non è la sua, in mezzo a gente che non conosce, che non la possono assistere come farei io. 
Stamattina piangeva al telefono, piena d'ansia, ripensamenti, sensazioni dolorose che l'attraversavano. 
Un po' ho cercato di consolarla, un po' sapevo che qualcuno avrebbe dovuto consolare anche me.
E papà così svanito.
Sospiro.

Il caffè è amaro come sempre.
Chiudo gli occhi e mi lascio avvolgere da questo breve attimo di piacere.
La stanza è vuota, ospita me sola.
Dura solo un istante questa piccola gioia che profuma di chicchi tostati e che un po' m'accarezza un cuore pieno di buchi che non so riempire.

giovedì 1 agosto 2024

Certe Notti

 


In un mare di notti lievi, ci sono anche notti dure come pietre.
Notti assassine, che uccidono anziché rinfrancare.
Notti che ti fanno alzare esangue, pallido in volto, con le ginocchia molli ed il sorriso spento.
Notti che non riesci a far fuori neanche al mattino, quando cerchi di scrollartele di dosso e invece loro son lì, dolorose ed infrangibili.
Notti in cui potresti girarti e rigirarti mille volte senza trovare ristoro ma sei su uno scomodo divano e girarsi troppo non si può.
Non si è accorto che te ne sei sgusciata sopra per non svegliarlo.
L'aria mefitica della mansarda che ti chiudeva il respiro.
Il cuscino piccolo, molle, di solito inutilizzato. 
L'asfissia di pareti bollenti dopo giornate di fuoco rosso ed accecante.
E adesso ti senti un esserino mezzo morto e mezzo vivo costretto a fingere una vitalità che non possiede.
Adda passà a nuttata, diceva qualcuno. Per fortuna passa sempre.

giovedì 13 giugno 2024

Fluire



Avrei tanto da scrivere ma come spesso accade, più i pensieri si addensano, meno riescono a fluire fuori. Sono incatramati lì nel cervello, al massimo vanno a trovare il cuore, e anche lì non fanno che danni. Mi sento in balìa del vento e non so più dove aggrapparmi per tenermi dritta. 
Stranamente ieri mi sono sfogata con una persona con cui discuto spesso, ma che in fin dei conti mi vuole bene e allora mi ha ascoltato. Peraltro certi problemi li conosce, qualcuno lo vive in prima persona, da altri non si lascia proprio sfiorare.
E allora mi sento un po' come il meteo di oggi. A volte piove, in altri momenti esce un tiepido sole, poi le folate spazzano via ogni cosa, ed ecco di nuovo due gocce e poi ancora un po' di sole.
Vivo nel turbamento di questi sbalzi - anche ormonali, a dirla tutta - che mi fanno arrivare a sera stordita, confusa, stanca, a volte battagliera, altre sull'orlo di un pianto che tuttavia trattengo e taccio.

giovedì 30 maggio 2024

Non Spegne

 


Me la prendo troppo, è vero.
Ed hanno ragione.
Scoppio. Grido. Urlo. Mi dimeno. Esplodo come una bomba. Divampo come un fuoco.
Sono tutto il contrario di una persona calma, razionale, pacata.
Sono l'esplosione, la rabbia, il fumo nero.
E non ne vado fiera, certo che no.
Perché marcire per qualcuno che non lo merita è quanto di più sbagliato si possa fare.
Certe persone andrebbero semplicemente messe da parte, eliminate dal proprio raggio di pensiero.
Escluse.
E lo farei, se non dovessi averci a che fare per cause di forza maggiore.

Però ho il mare.
Lui che tenta di placarmi, di ridurre i miei tormenti.
Lui che lava via il nero.
Il vento che mette ordine tra i ricci.
Ed il silenzio, ancora per poco, di spiagge lunghissime prive di gente.
Ho a disposizione un piccolo paradiso, posso staccare la spina ogni tanto.
Fingere che certe cose non stiano davvero avvenendo. 

Però detesto la finzione.
E il mare quieta.
Ma non spegne.

mercoledì 1 maggio 2024

Notturno



Ti giri nel letto, anche stanotte dormi poco o nulla.
Ti svegli di soprassalto, vai in bagno, bevi un sorso d'acqua, poi torni e rientri sotto le coperte cercando di non svegliarmi.
Sento che ti avvicini, la tua mano si appoggia sul mio corpo.
Pensi che io stia dormendo. In realtà ascolto il tuo respiro, percepisco il tuo malessere.
Il tuo sonno non è più lo stesso da molti, troppi anni.
Lo stress da cui ti fai fagocitare ti ha tolto via via tante di quelle cose che mi piacevano di te.
Il sorriso, la voglia di scherzare, la battuta pronta, le canzoni demenziali, il prendere la vita alla leggera.
Adesso sei sempre un fascio di nervi e i prossimi mesi saranno cruciali.
Ne ho paura, mi ricordo quelli degli anni scorsi.
Mi ricordo anche del fatto che per quello stress mi ammalai anche io.
Ho la mia parte di responsabilità nella tua mancanza di sonno.
Sono tanti gli anni che siamo insieme e nel tempo abbiamo visto crescere rami diversi che si sono divisi, che sono andati a fiorire altrove o a seccare dentro stanze buie e silenziose.
Ti ho fatto male, tu ne hai fatto a me.
Non esiste un rapporto in cui a volte non ci si ferisca, non si provochino fratture.
So che a te mi lega qualcosa di profondo che ci ha unito ventenni e che in qualche modo ci resterà dentro sempre. Ma non penso più che invecchieremo insieme, certe granitiche certezze si sono sgretolate giorno dopo giorno senza che riuscissi o volessi metterci una pezza.
Forse in fondo certi convincimenti erano troppo alti, troppo puri, troppo grandi, troppo meravigliosi.
E la vita poi ci è passata in mezzo con la sua solita andatura sgraziata ed arrogante.
Quindi faccio ciò che mi viene meglio, vivere alla giornata, con questa sindrome ormai conclamata di chi fatichi a restar fermo e si debba muovere in continuazione, scheggia impazzita che tutti conoscono e nessuno vede davvero.
Questo tuo non dormire, però, mi fa così male che non te lo so spiegare.
E' come una ferita che mi sanguini nel petto e che si dilati a macchia d'olio fino a farmi scomparire.
Vorrei semplicemente che stessi bene. Che riprendessi a ridere. Che facessi del tuo poco tempo libero qualcosa di bello e che ti appaghi, che ti scarichi, che ti riempia. 
Che la smettessi di essere così orso, così infastidito dalla gente, così lontano dagli esseri umani. 
E io. Io dovrei finalmente crescere davvero, rendermi ancor più responsabile di me stessa.