mercoledì 9 settembre 2026

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Giorno numero nove di settembre, e ancora non so che pensarne.
Non riesco a farmene un'idea, come di quelle persone con cui parli per un'ora intera e in quella successiva ti interroghi su cosa vi siate detti. Non hai inquadrato la persona, il discorso, le idee. 
E così è stato settembre, finora, per me.
Una sorta di prolungamento scrauso di agosto.
Le giornate si sono accorciate ma addosso ho ancora la stessa afa putrida, la stessa sensazione di fatica dovuta alla suddetta. 
Lavoro, pulisco casa, procedo con allenamenti di cui non vado fiera.
Noto un cambiamento così sottile da non riuscire ad acciuffarlo. Mi sfugge tra le dita, non ne avverto neanche l'odore. 

Ero più felice un anno fa?
Forse non più felice ma sicuramente più viva.
Ho come la sensazione di barcamenarmi ora, non totalmente presente nello spazio che occupo, una creaturina che vaga in una perenne ricerca di sé stessa che non trova - quasi - mai. 

martedì 8 settembre 2026

Cavalli

 

La donna era seduta al primo banco della Chiesa.
Sentivo il suo ansimare dal fondo. 
Cadenzato. Dignitoso. Però presente.
Soffriva per qualcosa ed era lì per chiedere conforto.

Io non mi sedetti. Osservai gli affreschi e la bellezza di quel santuario in religioso silenzio.
Qualcosa mi aveva attirato lì e quello stesso qualcosa mi tratteneva al suo interno.
Era grande, maestosa, con tanto nero, tanto bianco, tanto oro. 
Cercai di tenere a mente quanti più dettagli possibili perché non ero lì per fotografare. Ero lì per guardare, ascoltare, lasciarmi assorbire.

Uscii e mi trovai davanti quel borgo semi disperso tra le montagne in cui qualche altro turista si divertiva a brulicare tra le viuzze come fossero cunicoli. 
Mi piaceva quel luogo, avrei potuto sentirmi a casa se solo vi fossi rimasta un poco più a lungo.
Entrai in uno studio d'arte, parlai con il vecchio pittore. Volle sapere di dov'ero, mi chiese di andarlo a trovare anche a Roma. Mi parve che dipingesse solo cavalli eppure, nonostante il ripetersi del soggetto, vi erano modifiche notevoli tra un'opera e la successiva, come se in cinquant'anni di professione avesse operato un'evoluzione continua negli stili e nei colori.
Piccolino, con baffi e capelli bianchi, vestito di tutto punto con un'eleganza sobria che gli calzava a pennello. Fu un incontro di pochi minuti ma mi lasciò addosso una sensazione positiva, vibrante, che ricordo ancora oggi sebbene siano passate almeno due settimane. 

Si torna sempre un poco più ricchi quando si vedono posti nuovi.