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domenica 1 novembre 2026

La Falena

 

Il fuoco scoppietta allegro al di là del vetro che lo trattiene. Lo osservo danzare attratta dai suoi bagliori come una falena dalla luce. 
Fa freddo oggi, l'autunno allegro di ottobre cede il passo ad un clima meno accomodante.
Passando tra gli alberi rossastri e vedendone le foglie svolazzare ovunque al ritmo del vento mi sono sentita come la principessa di una fiaba. 
Son passati gli anni in cui questa stagione mi rinchiudeva nella più ostile delle gabbie.
Crescendo ne ho compreso l'intima bellezza. Quella malinconia dolce che un tempo mi faceva piangere ora mi accoglie materna.

Ripenso alla pioggia battente col sole. La grandine passata veloce sui vetri dell'auto.
E il silenzio di questa casa, ora, è rotto solo da una lavatrice accesa.
Tutto quello che c'è adesso nel mondo, e nel nostro Paese, mi spaventa e mi toglie il fiato. Il più delle volte mi sento così triste e arrabbiata per l'incertezza nella quale viviamo che avrei solo una gran voglia di gridare.
Ma in questo minuscolo istante di pace in cui l'intero universo è messo da parte, spostato oltre il mio portone, mi rannicchio sotto una coperta come una bambina e semplicemente mi lascio respirare.

lunedì 24 novembre 2025

Fluttuare

 

Detesto questa stagione, il modo in cui l'umidità mi entra nelle ossa. Questa pioggia battente, questo cielo bianco-grigio, queste strade inzuppate, questo asfalto nero pece.
Ieri c'era il sole, ero in campagna, la natura vibrava di colori caldi e confortanti, il freddo sembrava meno gelido, nell'aria c'era un'allegra vibrazione.
Ma oggi tutto sembra così piatto ed insulso, così respingente, ostile.
Piove da ore, sembrano giorni interi, settimane di buio incomprensibile.
Il tempo si dilata fino a morirci dentro, fino a fluttuare come in una stanza priva di gravità. 

lunedì 10 novembre 2025

Foglie Sparse



Sono andata a vedere l'autunno, come si entra in un museo per guardare quadri che si erano osservati solo sui libri d'arte.
Avevo voglia di lasciarmi assorbire da atmosfere calde, avvolgenti. Voglia di una natura che mi stringesse a sé, che si facesse calpestare scricchiolando. 
E quando son finita su quella piazza, ricolma com'era di foglie rossastre a farmi da tappeto, mi sono sentita in un pezzo di mondo che m'apparteneva, che mi poteva voler bene.
Ho fotografato. Ho sorriso. Ho corso. Ho osservato. Ho toccato.
Mi sono sentita felice. 
Questa fuga in mezzo all'autunno è durata appena due ore. E che cosa sono due ore nell'arco di una settimana intera a correr dietro a mille doveri?
Niente, se ci pensiamo.
E invece son state tutto. 

C'erano sedie e panchine su cui avrei potuto sedermi.
Ma io quei colori li volevo attraversare, gli dovevo camminare incontro. E dentro.
E l'ho fatto. Incredibilmente a mio agio.
Così quando poi me ne sono andata mi sentivo sazia. Avevo preso tutto quello che c'era da prendere, come se mi fossi ricaricata le pile e dunque potessi tornare alla solita vita, un po' meno stressata di quando ero arrivata.

mercoledì 24 settembre 2025

Bolle di Sapone



Soffro di tachicardia in questo periodo ma continuo a bere i miei due caffè al giorno, per cui, come al solito, chi è causa del suo mal pianga sé stesso.
Non che sia colpa del caffè, ma è indubbio che limitarlo ancora mi sarebbe d'aiuto.
E se il caffè non fosse diventato il mio attimo di rifugio e di quiete riuscirei a rinunciarvi, ma poiché associo a quei due minuti un inestimabile piacere, dubito che ne vorrò mai fare a meno. 

Sono stati giorni durissimi, un intero mese intriso di difficoltà lavorative che mi hanno instillato stress direttamente in vena. Goccia dopo goccia, come un veleno.
Le cose pian piano si stanno risolvendo, potremmo dire che ne siamo venuti a capo, in qualche modo.
Ma quello stress è ancora lì, fatica a defluire, lo assorbo male come un'anestesia.

Sto trascorrendo molto tempo da sola, il silenzio mi logora meno della compagnia altrui.
Questo clima che si avvia verso l'autunno, questi cieli di nuvole basse, questi uccelli che si muovono in centinaia, questa brezza leggera... tutto mi fa propendere ad una ricerca di fuga che fa parte dell'anima mia quanto la fotografia, il mare, la voglia ed il bisogno di stare da sola.
Esaurisco buona parte della mia socialità a lavoro, parlando con tante persone al giorno, prestando loro sorrisi, attenzione, partecipazione.
E anche tante parole inutili di cui farei a meno. Parole pronunciate, parole ascoltate.
Quando torno a casa resetto tutto, provo a portarmi fuori di lì.
Mi sento librare come una bolla di sapone: leggera, bellissima, distante. E sempre pronta a scoppiare.

martedì 3 dicembre 2024

In Grigio


L'autunno vero, quello a tinte un po' più cupe e fosche, qui è iniziato da tre giorni appena, anche se mi sembrano già trascorse due settimane.
Inizia a far freddo anche nelle ore diurne, non aspetta più che si faccia sera o che sia mattina presto.
Quest'anno l'autunno inizia quando è quasi inverno, forse diverranno un tutt'uno tanto da non poterli neppure distinguere.

Guardo il grigio del cielo e immagino l'azzurro poco oltre, coperto, come in letargo. 
Mi appaiono diverse le strade, le automobili che sfrecciano, trovo più accoglienti le luci soffuse dei bar lungo le strade. Allora a volte mi soffermo, ordino un caffè al banco, lo sorbisco lentamente mentre ascolto quel genere di rumori che mi è così familiare, così caldo e intimo. Non manco mai di scambiare due parole con chi quel caffè me lo prepara o con gli altri avventori. Proprio in questi giorni ho conosciuto un'elegante signora col suo grosso cane nero. Fanno colazione insieme, l'uno il prolungamento dell'altra.
Giusto il tempo di una capatina in toilette e sono già fuori. Riappoggio le cuffie alle orecchie, ricomincia la musica. 
Talvolta non la ascolto neppure, è solo un sottofondo amico, conosciuto. Altre volte canticchio piano mentre osservo il mondo e la vita degli altri, tenendomi in disparte.
Questa mattina mentre percorrevo chilometri di spiaggia isolata sono stata al telefono con mia madre per quasi un'ora. Non sono mai così lunghe le nostre telefonate ma oggi avevamo un po' di tempo entrambe e allora lo abbiamo trascorso insieme, così. Distanti ma vicine.

In casa ho addobbato presto per Natale, quest'anno. Ne sentivo l'esigenza, quasi il bisogno.
Ho addobbato anche il negozio e ogni tanto mi soffermo ad osservare il correr delle luci come farebbe una bambina di cinque anni. 
Persino il caffè pre-turno lo sorbisco in una tazzina di alberelli colorati accanto ad uno gnomo bianco e rosso di lana fitta. Quale sia la ragione di questo improvviso attaccamento alle mie decorazioni non lo so, però mi fa un gran bene e tanto mi basta.

Piove. Una pioggerellina leggera, fredda e umida. E' ora di riprendere i doveri.

domenica 19 novembre 2023

Ci Doveva Essere il Sole

 


Ci doveva essere il sole, oggi.
E invece il cielo era così grigio da far spavento. 
Su ogni cosa era scesa una coltre di fitta stanchezza che rendeva cupi gli oggetti, le persone, gli animali, persino i prati e i fiori. Era tutto così dolorosamente scuro da sembrare finto come il cielo stellato di un presepe. 
Io stessa mi sentivo spenta come se il fuoco che mi accendo dentro ogni mattina facesse molta più fatica a scaldarmi. Dormo anche male, di notte. 
Tuttavia se non fossi metereopatica di tutto questo neanche m'accorgerei.
Ieri col tempo bello ero un grilletto saltellante. Oggi mi sentivo più una tartaruga che si vuol chiudere nel suo guscio.

E allora sono uscita. 
Sapevo che muovermi e vedere il mondo fosse l'unico modo per aggirare quell'apatia, per portarla via lontana da me. Che domenica arriva solo ogni sette giorni ed è così breve che non la si può sciupare coltivando pensieri grigi come il cielo.
E allora, in mezzo a tutto il resto, ho assaporato un tramonto col diavolo dentro. L'ho osservato incendiarsi, scaraventarsi contro i miei occhi e toccare anche corde dentro di me che pensavo di aver coperto bene.
Mi sentivo divisa tra quella bellezza inconsolabile e il dolore atroce della domenica sera, quando tutto finisce e sai che dovrai ributtarti nella mischia anche se non ti senti pronta neanche un po'.
Ho respirato a fondo quel cielo coi colori caldi dell'autunno. Ho lasciato che timide goccioline di pioggia mi bagnassero i ricci senza tentare di coprirli. Ho sentito che la mia fame d'emozioni era stata appagata, che alla bestia che mi porto dentro avevo offerto un osso da mordere e se ne poteva star tranquilla ancora per un po'. 

giovedì 2 novembre 2023

Candele Accese




Come ogni anno, il cambio dell'ora non mi ha reso un buon servizio.
Vivo come una candela spenta, in attesa dei momenti nei quali riesco ad accendermi un po' e subire la fascinazione della mia stessa cera calda che mi cola addosso. 
Quel tepore lieve, quella luce fioca, quel liquido ceroso che mi suscita tepore e compagnia.
Ma per il resto del tempo mi aggiro stranita come se non riuscissi a svegliarmi mai completamente, come se gli occhi, le orecchie, il naso e la bocca se ne stessero lì piantati per conto loro, ciascun per sé.

Questa presenza-assenza che tutto sommato mi appartiene e che riconosco come mia.
Ero ad un pranzo di compleanno ieri, fuori la pioggia scrosciava sugli ombrelloni aperti ed io la guardavo attraverso gli ampi finestroni ipnotizzata dal rumore, dalla forza, dall'odore che riusciva a penetrare le pareti e salirmi addosso.
C'erano diverse persone accanto a me. Quattro sconosciuti. Ma gli altri tutti ben conosciuti, quasi famiglia, direi, tanti sono gli anni che in queste occasioni ci ritroviamo.
Ed erano tutti belli, allegri, certo un po' invecchiati, però l'atmosfera era godibilissima.
Voglio bene a queste persone. In modo diverso a ciascuno di loro, ma gliene voglio.
Eppure una parte di me si dibatteva inquieta per andarsene, per alzarsi da quel tavolo imbandito e semplicemente fuggire. Ero una candela accesa, in quel momento? o ero spenta in attesa che accadesse?
Ero a metà tra le due cose. Non troppo accesa, non del tutto spenta.
Presente eppure lontana, che in fondo non è poi tanto diversa dalla sensazione che ho provato così spesso nella mia vita da sentirla familiare.

lunedì 16 ottobre 2023

Sotto Le Scarpette Rosse

 

Erano mesi che non vedevo la pioggia.
Dopo tanta calura era diventata solo un lontano ricordo, di quelli che non ti toccano più, ai quali ripensi ogni tanto, distrattamente, ma che non ti fanno più né bene né male.
Allora quando il cielo si è oscurato e ne ho sentito distintamente il rumore, sono uscita fuori ad osservarla cadere. Volevo capire se ne provassi ancora avversione, o se nel tempo c'avessi fatto pace.

Però siamo rimaste le stesse, la pioggia ed io.
Lei che cade copiosa impiastrando di nero le strade. Io che arriccio il naso, ne inalo il piacevole aroma, ma poi torno a sognare il sole che è indissolubile parte di me.

E' stato un week end... colorato.
Di una focaccia troppo buona e bella da mangiare.
Di zucche da diciotto chili.
Di foglie secche scrocchiolanti sotto le mie scarpette rosse.
Di un cielo incredibile che al tramonto m'ha fatto vibrare come la corda di un violino.
Di sentimenti potenti che m'hanno squarciato il petto, che prima me l'hanno aperto in due, poi me l'hanno ricucito un po'. E adesso vado di Connettivina perché son piena di cicatrici e forse non ne posso più.