giovedì 30 luglio 2026

Deserto

 

Un mese di luglio infinito, dilatato, lunghissimo.
Sembra di vagare in un arido deserto, con le labbra secche, ampi vestiti bianchi a smorzare il ruggito del sole, in silenzio, guardando solo avanti, con la sabbia sotto i piedi.
Non distinguo il cielo, non intravedo oasi dove ristorarmi. C'è solo questa sabbia rossa, c'è solo questo caldo opprimente.

Allora chiudo gli occhi, vago con la fantasia.
Seduta in silenzio immagino campi verdi e freschi, fiorellini dolcissimi, nuvolette bianche.
E ci sono io in mezzo a quel verde, distante da tutto, da tutti, persino da me stessa.
Non so dove sto andando, c'è solo questo vagare taciturno.

Sono stanca, anche se evito di ammetterlo anche a me stessa.
Stanca dell'afa, di questa umidità opprimente. Stanca della gente, delle chiacchiere, delle mille cose da fare ogni giorno, delle cose che invece non riesco a fare perché costretta al chiuso come un topolino in gabbia. Come ogni anno sogno le ferie, sogno di staccare per un po', appoggiare tutto in una scatola, sospendere ogni pensiero, metterlo in stand by.

venerdì 24 luglio 2026

Moto Ondoso

 


Mi sono alzata presto. La notte non era stata un placido rifugio, bensì un inseguirsi di belve lungo un bosco ombroso. Ho aperto la finestra, fuori una leggera brezza aveva spazzato via buona parte della solita calura. Ho fatto colazione, mi sono vestita in fretta.
E quando fuori il vento mi ha accarezzato la pelle ho finalmente sorriso.
Quel momento poteva valere la nottataccia. 

Lungo il tragitto ho bevuto un caffè, poi mi sono catapultata sulla spiaggia.
L'esperienza di due giorni prima era stata fisicamente devastante, ma questa volta tutto sembrava diverso, era sufficiente non sentire l'afa opprimere i polmoni.

Eppure...
Eppure i passi faticavano, le gambe dovevano schivare pezzi di sabbia difficilmente calpestabile, sembrava di essere su un percorso ad ostacoli.
Il mare mosso a due passi faceva un gran baccano, ogni onda si riversava sul bagnasciuga come se volesse colpirlo dritto in viso.
E la mente, la mente, non era altro che un ruggito, una supplica, un fastidio perenne.
La notte insonne, i pensieri sgradevoli, pesanti, erano macigni che mi annerivano la prospettiva.
Ero nel mio posto, finalmente ad una temperatura accettabile, per lo meno a quell'ora, e non ne stavo godendo come avrei voluto.
Soffrivo nel camminare, soffrivo nel pensare, soffrivo nel dover semplicemente esistere.
Però ho macinato chilometri, in quel moto ondoso che un po' mi tratteneva e un po' mi sospingeva via. E quando sono rientrata a casa e mi sono immersa nel solito andirivieni di doveri pre-lavorativi parte di quei sassi dietro la schiena li avevo lasciati cadere lungo la via.

martedì 21 luglio 2026

41

 

41.
Gli anni che ho appena compiuto.
Un compleanno diverso, per ovvie ragioni.
Non peggiore, non migliore. Solo tanto diverso.

E' un bel numero il 41. 
Ancora non so cosa ne farò ma desidero che ci sia del colore.
Il verde, l'azzurro, il rosso, il giallo, il rosa.
E poi tutte le sfumature in mezzo.

La mia torta di compleanno è stato un gelato artigianale in tarda serata.
E potevano esserci le candeline ma non c'erano.
E potevano esserci intorno i miei genitori ma non c'erano.
E potevo abbracciare mio fratello ma non lo vedo da due mesi.
E il gelato era buonissimo, comunque. Perché non ha tanto senso fare la lista di quello che non c'è. E' più importante guardare ed apprezzare completamente quello che hai.
E c'era la panna sopra. E c'era una piazza delicatamente illuminata. E c'era uno splendido campanile rischiarato da uno spicchio di luna. E c'era un affetto sincero accanto. L'unico.
E c'era il vestitino nero che mi cadeva addosso proprio come qualche anno fa.
E c'erano i ricci spettinati sulla testa.
E c'era un bel sorriso, il mio.
E c'erano le persone intorno. 
E c'erano i ricordi.
E c'erano le speranze per l'avvenire.

E allora tanti auguri a me. Perché un po' di gioia me la merito di nuovo, che in fondo in fondo sono una brava e bella personcina.

lunedì 13 luglio 2026

Estate

 


Il caldo.
Le cosce e le braccia nude.
Il sudore lungo la schiena, sul collo, sul viso.
Ogni passo sotto il sole una fatica immensa.
Incontrare amici lungo la spiaggia, non fermarmi abbastanza con nessuno.
Ripartire subito, di fretta, come inseguita da qualcuno.
La spesa.
Altre persone, altre chiacchiere, qualche sorriso.
Poi rientrare, la doccia fresca, il pavimento da lavare.
Il melone da aprire. Annusare. Assaggiare.
Ricordare le more di ieri. I fiori di zucca. Qualcuno che mi vuol bene.
Le gambe sul tavolo fresco, una lieve abbronzatura. Un rivolo d'aria che arriva per qualche istante e poi fugge altrove.

venerdì 10 luglio 2026

21

 

Ho cancellato una bozza di post. 
Parlava di noi. 
Del fatto che oggi, qualora non ci fossimo lasciati ormai diversi mesi fa, avremmo festeggiato ventuno anni insieme.
Ventuno.

E' un giorno strano questo qui. Non so come lo stia vivendo tu. Non so neppure cosa ne sto facendo io.
Avrei voluto saltarlo a piè pari, arrivare a domani, leggerlo come un giorno qualunque, oppure stordirmi, ubriacarmi, dormire. Solo che io non mi stordisco, non mi ubriaco e dormo solo di notte. Neanche sempre.

E allora sono qui, in questo giorno che un tempo ha significato molto, ha significato tutto.
A pensare che tutto quello che abbiamo vissuto ha un valore anche oggi e sempre ne avrà.
A pensare che ti amerò fino all'ultimo mio giorno, perché il vero amore non muore mai. Muoiono i rapporti, si sfilacciano, si stancano, si strappano, si scuciono, impazziscono, cambiano. Ma i sentimenti se ne vanno solo quando non hanno avuto significato.

So che la decisione presa a inizio anno è quella giusta.
Tu con la tua vita, io con la mia vita.
A raccogliere i cocci di un'esistenza che forse un giorno sarà di nuovo intera, a suo modo.
Ma una decisione giusta a volte porta con sé anche tanto dolore che va elaborato come si elabora un lutto, con gli stessi giorni difficili e tristi.
E questo è uno di quelli, anche se fingeremo che non sia così.

Non voglio più vivere con te, stare con te, invecchiare con te.
Ma resti un pilastro, un pezzo di cuore, d'anima. Un braccio, una gamba, una vena femorale.
Perché un rapporto può finire, e il nostro era finito molto tempo prima di prenderne atto. Ma il bene no, il bene non finisce mica. E allora eccolo qua, me lo porto addosso, ci cammino insieme, me lo tengo stretto perché so quanto conta.

martedì 7 luglio 2026

E Allora



E allora di nuovo mi son ricordata che la natura m'appartiene ed io le appartengo.
Che in quello spazio infinito, dove a perdita d'occhio non si vedevano altro che monti, prati, fiori di lenticchie e papaveri rossi, io mi sentivo me stessa.
Parte di ogni filo d'erba, d'ogni nuvola passeggera, di ogni sentiero piccolo o grande, figlia di tutto quel silenzio che mi si posava lieve addosso. Senza risucchiarmi.
Era con me, parte di me. 
Non c'erano aquile né poiane in volo. Ma sui fiori era un viavai di farfalle gialle.
E poi i cavalli.  

Si percepiva lontananza.
Dalla gente, dal caos, dal rumore, dalle voci, dalle ambulanze in corsa, dagli asfalti roventi.
Era quiete. Finalmente quiete.

giovedì 2 luglio 2026

Mattino

 


Quando mi sono alzata l'insopportabile calura era stata un poco spazzata via da un'insolita brezza.
Ho aperto tutte le finestre, mi sono lasciata cullare dall'aria fresca. Ho visto il termometro in casa scendere di appena due gradi, ciononostante sentirmi meglio, respirare.
Il cielo andava via via coprendosi di nubi scure ed ho scattato una foto sui tetti appena prima che la pioggia iniziasse a cader giù.
Col mio cappuccino tiepido sono uscita in terrazzo. Ho appoggiato le gambe nude sul tavolo freddo.
Le gocce mi sbalzavano addosso ed il vento mi accarezzava intrepido le spalle esposte.
Non c'era nessuno in strada e i vasi di fiori iniziavano a riempirsi d'acqua.

Ho respirato. Osservato.
Annusato l'odore pungente della terra bagnata.

Per un attimo mi è sembrato di poter restare lì e non pensare a null'altro.
Un momento di sospensione, di fuga dal caldo ma anche dalla vita stessa.
Una parentesi giocosa, necessaria.
Meravigliosa.

So che la pagheremo cara e già ora l'afa ricomincia a salire.
Però il ricordo di quei dieci minuti di sollievo me lo sento ancora addosso, lieve, come un campo di lavande odorose. 

lunedì 29 giugno 2026

Lenzuola Fresche



Il caldo disumano penetrava nella stanza buia come una maledizione.
Era pieno giorno ma ogni imposta era chiusa e le pale di un generoso ventilatore giravano instancabili da ore.  
Appoggiata mollemente sulle lenzuola di fresco cotone immergevo la faccia nel cuscino come a voler cercare un riparo da quel senso di apnea.
E invece arrivarono pensieri d'infanzia che mi fecero piangere.
Non un pianto convulso, osceno, violento.
Un pianto dolce di bambina.
Ed ero bambina in quei ricordi. C'erano i miei zii.
Mi volevano bene, si vedeva. Lo sentivo fin dentro le ossa.
E poi c'erano le cattiverie di mia nonna su sua madre. Le vessazioni, le parole perfide, i continui tentativi di metter zizzania tra i miei genitori.
E allora piangevo su quel letto che mi faceva da riparo, nuda a parte quelle ridicole mutandine a fiori.
Sentivo le lacrime scendere docili sul viso, farsi strada fino alla bocca, al naso, poi scendere sul collo.
Non emettevo un solo suono. Piangevo e basta.
Poi mi sono asciugata. Alzata.
Ho cercato di allenarmi un po', di sentire il corpo al di là del cuore che mi pesava ostile nel petto.

martedì 23 giugno 2026

Il Graffio

 

C'è questo caldo che sfianca, che riveste ogni cosa.
E quando cammini per la strada non sai mai se reggerai un altro passo o se ti fermerai lì, improvvisamente, su quella mattonella d'asfalto che brucia e che sembra risucchiarti verso il centro della terra.
Un tempo l'estate era gioia, uscite serali, divertimento, bella gente, belle cosce abbronzate, cocktails colorati. Adesso somiglia ogni anno che passa ad un girone infernale in cui devi attivare al massimo le tue funzioni vitali per restare semplicemente vivo.

Improvvisamente sento la pelle aprirsi lungo la spina dorsale.
Un lungo graffio che inizia ad arrossarsi e poi a sprigionare sangue.
Mi guardo allo specchio.
Il caso ha voluto che la ferita proseguisse appena sotto quella dello scorso anno.
E allora adesso sembra un tutt'uno. 
Uno squarcio rosso che mi attraversa la schiena, che si appoggia sulle vertebre sporgenti.
Sento un poco di dolore mentre disinfetto e vedo l'ovatta colorarsi di un rosso soffice, delicato come questa pelle ferita.
Penso che anche questo non guarirà mai davvero. Che avrò sempre la compagnia di questa lacerazione rossastra sul pallore candido del mio involucro.
Come un tatuaggio accompagnerà ogni mio gesto.
E ci sarà sempre qualcuno a chiedermi che m'è successo.
E io a rispondere "piccolezze".
Piccolezze che mi restano addosso.

E forse la vita è davvero tutta lì.
In quelle piccolezze che ci restano sulla pelle, tra i tessuti, a fare la nostra storia. 

venerdì 19 giugno 2026

Come Stelle

 

Il vecchio signore era di fronte a me.
Anche se non si somigliano, non posso fare a meno di pensare a mio padre quando ci parlo.
Hanno dei tratti caratteriali in comune, dei modi di fare.
E così, quando due persone in fila si sono messe a prenderlo in giro per la lungaggine della sua presenza di fronte a me, la loro maleducazione mi ha ferito il cuore.
Avrei voluto abbracciarlo.
Avrei voluto abbracciare mio padre.
Farmi dire che va tutto bene, che ce la posso fare e che ce la farò, che tutte queste difficoltà un giorno finiranno e tornerò a ridere di pancia come ho fatto sempre.
A far brillare gli occhi.

Come stelle.

Due fanali nella notte.

E invece arranco. Soprattutto nella testa, nel cuore.
E nelle cose di tutti i giorni. Quelle piccole, quelle grandi.

martedì 16 giugno 2026

Frecce

 


C'era una grande mongolfiera gialla.
E c'erano i prati.
E c'erano i simulatori di volo.
E c'erano gli aerei.
E c'erano le acrobazie in cielo.
E c'era la musica.
E c'era il gelato limone e fragola.
E c'erano le montagne.
E c'era il sole.
E c'era il vento.
E non c'erano i posti a sedere.
E bisognava stare in piedi per ore.
E c'erano personaggi che avevo sempre e solo visto in foto.
E c'era il caffè nel bicchierino di carta.
E c'era la scuola di volo.
E c'erano gli atleti.
E c'erano gli sparabolle. 
E c'era il panino col prosciutto mangiato sul muretto.
E c'erano le magliette appese da comprare.
E non c'erano i fiori che mi fanno allergia.
E c'era il cappellino fucsia che mi riparava dal sole.
E c'erano le creme per tenere ben protette le spalle.
E c'erano migliaia di persone.
E c'erano le Frecce Tricolori.
Ed ero felice.

sabato 13 giugno 2026

Bianco




Apro la pagina bianca, penso che mi piacerebbe riempirla in qualche modo, vederla prendere vita.
Poi la chiudo, penso che anche il bianco sia un bel colore.
Non è assenza: è purezza, candore, un vuoto che non inghiotte. 

Quando sono scesa in spiaggia c'era un po' di vento, finalmente.
La solita calda immobilità era stata spazzata via da una brezza leggera, tiepida, che potevo quasi toccare con le dita. E che permetteva ai miei muscoli di spingere di più, di sentirsi più forti. 
Le spiagge vanno via via popolandosi e laddove calpestavo la sabbia in piena solitudine, ora si deve trovare il modo di condividerla con altri.
Non ho più la solita musica a tenermi compagnia. Non ci sono più cuffiette sempre tirate nelle orecchie.
Adesso sono solo io, al massimo le chiacchiere di mia madre al telefono o la visione di questa gente che non guardo, so solo che esiste, sdraiata da qualche parte. Sagome sconosciute per le quali non provo la benché minima curiosità.

Quando torno a casa mi sento improvvisamente stanca.
E quel sudore dopo la sessione mi si è raffreddato addosso proprio grazie a quella brezza che tanto mi era piaciuta.
Sento il dolore prender possesso della schiena, del collo.
Una doccia non smorza le contratture, mi sento scricchiolante come legno vecchio.
Passo le ore a lavoro col desiderio di finire, desiderio del buio o anche solo di un letto fresco dentro il quale immergere la faccia.
Ma il sabato sera sembra non arrivare mai, il tempo si dilata sotto questo sole bruciante di metà giornata. E arranco stanca, sfinita.

venerdì 5 giugno 2026

Estratti

 

Giovedì 28 maggio, ore 9:07.
Qui fa già molto caldo, più di quanto dovrebbe farne alla fine di maggio.
Il mare è una tavolozza di colori d'ineguagliabile bellezza, ancor prima di arrivare già ne avverto il richiamo. E quando poi sono lì sento il cuore calmarsi, la mente riprendere una sua forma. 
Cammino, corro, sudo. Soprattutto osservo.

La sera non esco più.
Non ricordo quando ho cenato fuori l'ultima volta, mi sembrano tempi lontanissimi.
Torno tardi dal lavoro. Stremata. Il tempo di preparare la cena, struccarmi, togliermi di dosso gli abiti intrisi di gente, fare una lunga doccia con gli occhi serrati. 
E poi crollare per un sonno che purtroppo non sempre ristora.
Mi sveglio di colpo molto spesso. M'inabisso nei rumori della casa, del frigorifero, le automobili in strada, l'orologio del forno. E quando torno a dormire non so mai se durerà un'ora, mezz'ora o un po' di più.

Venerdì 5 giugno, ore 12:21.
Sono andata a trovare colei che è stata mia suocera per vent'anni. Solo dieci minuti in una mattinata piena di cose che entrambe stavamo incastrando.
Quando mi ha aperto la porta sorrideva.
Le ho fatto gli auguri per il suo compleanno, regalato delle rose, ne è stata felice.
Abbiamo parlato un po', in quella casa che conosco bene c'era una brezza gradevole ben distante dal caldo che mi aveva fatto sudare poco prima. 
Ho sempre pensato che le persone che hanno fatto parte della nostra vita, e a cui vogliamo bene, non debbano necessariamente essere rimosse quando le cose cambiano. I rapporti possono trasformarsi, anche i sentimenti a volte, ma il bene che c'è stato resta e quello non ci può essere tolto.
In questo stesso giorno, lo scorso anno, indossavo un bel vestito a fiori e sedevo ad un tavolo con lei e gli altri. Ci sono fotografie a testimoniare che eravamo lì sotto quell'albero a mangiare insieme. Per me ciascuno di loro resterà parte della mia famiglia. E' così e basta, non va neanche spiegato a chi non lo sa capire.

giovedì 21 maggio 2026

Come Un Cavallo

 

Maggio corre via veloce, sembra un cavallo con le gambe giovani.
Mi sembra di stare sempre a pulire.
Certo, faccio anche molto altro.
Ma soprattutto pulisco.
La casa. Il terrazzo. Il negozio. E poi ricomincio. 
Ogni giorno, costantemente.
E quando rimuovo lo sporco mi sento un pochino meglio anche io. Come se tenere tutto in ordine significasse poter avere ancora il controllo di qualcosa.
Ora capisco perché tante donne facciano questo, il più delle volte anche ritenute esagerate.
Non lo fanno per i germi, i batteri, la polvere, gli acari.
Lo fanno per sentirsi centrate in un mondo che le vuole sempre in piedi, anche quando questo presuppone fare una fatica immensa.

Il caldo è scoppiato questa mattina, annunciato alla radio già nei giorni scorsi.
Lo aspettavo ed ho sudato come una pazza durante il mio giro. Mi sono spogliata presto, anche se non avevo messo la crema sulle braccia, perché restar vestita di tutto punto non era più possibile.
Le gambe svettavano veloci, qualcuno era già sdraiato sulla sabbia a raccogliere tutto il sole. 

Dopo tanto torpore sentire di nuovo quelle sensazioni di estate in boccio è stato rinfrancante. 

martedì 19 maggio 2026

La Terrazza

 

La terrazza sul mare era graziosa seppur in disordine.
I tavolini erano sporchi. I posacenere non erano stati svuotati. Il pavimento doveva essere spazzato. C'era un senso di incuria generale che, qualora il bar fosse stato il mio, avrei fatto di tutto per rimuovere.
Eppure...
Eppure a me sembrava bellissima e in quei dieci minuti di pausa mi son sentita bene. Bene davvero.
Ero stata lì appena una settimana prima, col mare in tempesta, il grigio di nubi folte a ricoprire il sole, un vento fastidioso che spostava la sabbia.
Ma questa mattina era tutto diverso.
Improvvisamente, come sempre a metà maggio, erano esplosi i colori.
Il mare era una tavola di un vivido azzurro. Il rosso delle barche di salvataggio spiccava in mezzo al verde delle piante grasse. La pietra viva che faceva da argine a quello spazio sembrava un confine piacevole in cui stare.
Col mio caffè in mano osservavo il cielo terso, immersa in quel silenzio spezzato solo dallo sciabordare delle onde. Finalmente avevo trovato un luogo che mi somigliasse, in cui potessi di tanto in tanto rifugiarmi, anche solo per qualche istante, lontana dal solito caos.


domenica 10 maggio 2026

Sfiorarlo Con Le Dita

 


Poi improvvisamente la gelateria Bonelli mi piombò di fronte agli occhi.
Tutto era cambiato e ogni pezzo di quel posto che un tempo conoscevo come le mie tasche mi appariva estraneo, più brutto, appesantito dal tempo.
Non avevo riconosciuto le vie, i negozi, nulla di quello che era lì in quegli anni.
Per questo non mi aspettavo di vederla...un fulmine a ciel sereno. 

Uno schiaffo sonoro, lì di fronte a tutti, m'avrebbe fatto meno male.
La stessa insegna. La stessa deliziosa grafica a strisce bianche e verdi. Lo stesso carrettino per le crepes. Lo stesso bancone.
Lì dov'erano così tante facce sconosciute ho rivisto noi due, a vent'anni.
A fare i salti mortali pur di spendere un po' di tempo insieme.
Lì seduti a mangiare un gelato che a volte era la sola cosa che potessimo permetterci.

Il dolore e la commozione sono straripati fuori dagli occhi e chi era con me ha avuto la delicatezza di voltarsi, di non porre alcun accento su quello che mi stava accadendo e che era talmente palese da poter stringere il cuore persino ad un ignaro passante.
Non finsi, sarebbe stato assolutamente inutile.
I ricordi mi spezzavano le ossa, m'incancrenivano i pensieri, si spargevano come un fuoco nelle vene fino a farle esplodere.
Avrei voluto accarezzare quei due ragazzi che eravamo ed ho provato una tenerezza così devastante da sentire ogni singolo organo del mio corpo detonare come una bomba.
Una sofferenza così profondamente radicata dentro le cellule da spezzarmi il respiro. 
Era disperazione quella che stavo provando, non avrei saputo chiamarla in altro modo.

Lì davanti osservavo il passato come se potessi sfiorarlo con le dita.
Eravamo ancora seduti lì, materialmente, a guardarci innamorati, a stringerci le mani, a scambiarci promesse che non abbiamo saputo mantenere fino in fondo. 
Non so come scusarmi con quei ragazzi giovani, semplici ed ingenui. Non so come poter risparmiare loro il dolore che adesso, vent'anni dopo, stanno provando. Non so farlo e non me lo perdono.
Non me lo perdono.

mercoledì 6 maggio 2026

Come Una Gatta

 


Il giorno andava via via lasciando il posto alla notte.
Lenta ma inesorabile sentivo la solita nota inquietudine posarmisi addosso come una seconda pelle.
La potevo toccare come se fosse viva, pulsante. Sdraiata sul mio corpo come una gatta.
Avrei potuto tentare un addormentamento naturale, ma preferii una pastiglia che mi gettasse quanto prima dentro un oblio scuro dove la mia coscienza potesse annullarsi completamente.
Non un sogno, un'immagine, un suono, un pensiero.
Niente.
Nulla volevo trovare nella notte se non il riposo dalla mia stessa mente.

Caddi nella notte come si cade in un pozzo. Senza possibilità di risalita.
Tutti i suoni che mi agitavano sembravano scomparsi, ovattati, rarefatti. Uccisi.

Da quella notte in cui iniziai ad aver paura anche in casa mia, è così che va.

Forse fuori di lì, su quel manto nero che a volte mi avvolgeva e altre mi strozzava, c'era una distesa di stelle che mi osservava dall'alto.

lunedì 4 maggio 2026

Valeriana Rubra



Ho avuto freddo in questi giorni. Ne sento tuttora.
Osservavo luoghi meravigliosi, già visti in precedenza. Il presente e il passato si sovrapponevano, sembravano mescolarsi come in un grosso calderone.
Le piante di valeriana rubra accarezzavano gli scogli con i loro pennacchi rosa e i folti cespugli di rose rosse profumavano interi viali.
Il Circeo si stagliava incantevole davanti ai miei occhi. Camminavo decentemente nonostante l'infortunio, anche se a volte mi dovevo fermare.
Il vento non mi spettinava solo i riccioli. Mi faceva tremare come in pieno inverno.

Provavo sensazioni contrastanti, che faticavo a celare.
Ricordavo l'ultima volta che ero stata lì, perfino i discorsi che erano stati fatti.
Ero serena, nonostante tutto, ma quella serenità si faceva in qualche modo macchiare dai ricordi, da tutto ciò che avevo vissuto, dalle difficoltà, dal tremolio stanco del mio cuore.

Però la natura mi accoglieva, mi teneva stretta a sé. 
Quello che vedevo era di una bellezza autentica, vigorosa, senza filtri.
Mi inondava le retine, le terminazioni nervose.
Non potevo far altro che sentirmi immensamente grata.

mercoledì 29 aprile 2026

Procedere

 


Lungo la via assolata un forte odore di fiori mi raggiungeva le narici.
E il cielo terso ospitava un aereo intento a disegnare evoluzioni che lasciavano senza fiato.
Mi sembrò un buon momento per riprendere il cammino dopo i giorni più complicati dell'infortunio e di una mobilità ridotta alle ore lavorative.
Avrei voluto correre o quantomeno spiccare il volo come un uccello. 
E anche se dovevo procedere con lentezza e con una forma di dolore sempre presente, tutte quelle cose le immaginavo e con la fantasia ero l'esserino veloce e leggiadro di sempre.
Ho fatto la spesa a ritmo sostenuto, senza incontrare nessuno. 
Persino quei gesti che solitamente facevo con un senso di noia, sembravano un piccolo avamposto di libertà.

Ho dovuto chiedere a mia madre di essere meno apprensiva.
Ci sentiamo al mattino e già quando mi risponde percepisco nella sua voce una nota d'ansia che mi tiene costantemente in allarme. Quando invece, ora, avrei bisogno di una placida tranquillità, come di sedermi accanto ad un lago, in silenzio, ad osservare le anatre.
E lo so che è il suo modo di volermi bene, ma questa costante preoccupazione non fa bene a nessuno di noi. Non si ritrova la serenità in mezzo alle sirene delle bombe. La si ritrova mettendo un piede dopo l'altro, senza clamore e senza frasi urlate, facendo scorrere i giorni come l'acqua di un ruscello.

lunedì 27 aprile 2026

Dis-connessione

 


Aprile sta per chiudere i battenti e di lui mi ricorderò come di uno che mi ha portato cose belle e brutte.
Mi sono successe cose che non meritavo e anche la mia salute ne ha risentito.
Ma non è che la vita sia sempre meritocratica, in fondo. Anzi.

Però c'è un bel clima. Il sole. Il fresco, anche notturno.
I fiori che profumano interi viali. 
 
Ci sono cose alle quali non posso pensare.
La mia mente ad un certo punto si blocca. Torna indietro.
Si resetta. Riparte.

Ho letto poesie in questo week end.
Di un poeta che conobbi nel 2018, di cui acquistai un libro subito dopo. E che puntualmente torna nella mia vita. Instancabile. 

Ho scritto cose sconnesse ma a volte va bene anche così.
Non sono triste, in realtà. Solo provata.