Lungo la via assolata un forte odore di fiori mi raggiungeva le narici.
E il cielo terso ospitava un aereo intento a disegnare evoluzioni che lasciavano senza fiato.
Mi sembrò un buon momento per riprendere il cammino dopo i giorni più complicati dell'infortunio e di una mobilità ridotta alle ore lavorative.
Avrei voluto correre o quantomeno spiccare il volo come un uccello.
E anche se dovevo procedere con lentezza e con una forma di dolore sempre presente, tutte quelle cose le immaginavo e con la fantasia ero l'esserino veloce e leggiadro di sempre.
Ho fatto la spesa a ritmo sostenuto, senza incontrare nessuno.
Persino quei gesti che solitamente facevo con un senso di noia, sembravano un piccolo avamposto di libertà.
Ho dovuto chiedere a mia madre di essere meno apprensiva.
Ci sentiamo al mattino e già quando mi risponde percepisco nella sua voce una nota d'ansia che mi tiene costantemente in allarme. Quando invece, ora, avrei bisogno di una placida tranquillità, come di sedermi accanto ad un lago, in silenzio, ad osservare le anatre.
E lo so che è il suo modo di volermi bene, ma questa costante preoccupazione non fa bene a nessuno di noi. Non si ritrova la serenità in mezzo alle sirene delle bombe. La si ritrova mettendo un piede dopo l'altro, senza clamore e senza frasi urlate, facendo scorrere i giorni come l'acqua di un ruscello.
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