Il giorno andava via via lasciando il posto alla notte.
Lenta ma inesorabile sentivo la solita nota inquietudine posarmisi addosso come una seconda pelle.
La potevo toccare come se fosse viva, pulsante. Sdraiata sul mio corpo come una gatta.
Avrei potuto tentare un addormentamento naturale, ma preferii una pastiglia che mi gettasse quanto prima dentro un oblio scuro dove la mia coscienza potesse annullarsi completamente.
Non un sogno, un'immagine, un suono, un pensiero.
Niente.
Nulla volevo trovare nella notte se non il riposo dalla mia stessa mente.
Caddi nella notte come si cade in un pozzo. Senza possibilità di risalita.
Tutti i suoni che mi agitavano sembravano scomparsi, ovattati, rarefatti. Uccisi.
Da quella notte in cui iniziai ad aver paura anche in casa mia, è così che va.
Forse fuori di lì, su quel manto nero che a volte mi avvolgeva e altre mi strozzava, c'era una distesa di stelle che mi osservava dall'alto.

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