La terrazza sul mare era graziosa seppur in disordine.
I tavolini erano sporchi. I posacenere non erano stati svuotati. Il pavimento doveva essere spazzato. C'era un senso di incuria generale che, qualora il bar fosse stato il mio, avrei fatto di tutto per rimuovere.
Eppure...
Eppure a me sembrava bellissima e in quei dieci minuti di pausa mi son sentita bene. Bene davvero.
Ero stata lì appena una settimana prima, col mare in tempesta, il grigio di nubi folte a ricoprire il sole, un vento fastidioso che spostava la sabbia.
Ma questa mattina era tutto diverso.
Improvvisamente, come sempre a metà maggio, erano esplosi i colori.
Il mare era una tavola di un vivido azzurro. Il rosso delle barche di salvataggio spiccava in mezzo al verde delle piante grasse. La pietra viva che faceva da argine a quello spazio sembrava un confine piacevole in cui stare.
Col mio caffè in mano osservavo il cielo terso, immersa in quel silenzio spezzato solo dallo sciabordare delle onde. Finalmente avevo trovato un luogo che mi somigliasse, in cui potessi di tanto in tanto rifugiarmi, anche solo per qualche istante, lontana dal solito caos.
Nessun commento:
Posta un commento