Giace abbandonato da un po' questo spazio.
Eppure io l'ho frequentato, ci sono entrata spesso, ho letto qualche vecchio pezzo, provato a scrivere qualcosa di nuovo che ogni volta ho cancellato come si fa con i fogli che non appagano: li si strappa di netto e li si butta via.
Toppo presa da tutte quelle cose della vita che mi tirano da una parte all'altra senza lasciarmi poi molte vie di respiro. E si, ammetto di essere stanca, ammetto di aver bisogno di andare in ferie, staccare la spina, chiudere fuori dalla porta le persone che vedo ogni giorno, gli oggetti che tocco di continuo, le azioni che ripeto incessantemente, i buonasera che offro al prossimo centinaia di volte al giorno.
Devo chiudere fuori tutto o chiudermi fuori io stessa, tuttavia andarmene da qualche parte e lasciare che il mondo qui proceda anche senza di me.
Ma il tempo sembra scorrere lento e questa spina sembra sempre più dura da estrarre dal muro, quasi come una spada nella roccia. E allora attendo, vivo, corro, inciampo, mi procuro le solite mille ferite che ormai fanno parte di me da quando ho memoria, parlo il meno possibile che di voglia ne ho sempre meno.
E arriverà prima o poi questo tempo più lieve, l'agognano riposo, i ritmi più lenti, le notti più lunghe.
Arriverà come arriva sempre, grazie al cielo, ma intanto è un po' dura e non mi vergogno di dire che in tanti momenti scapperei senza farmi neanche trovare più.





