Tocco la pelle lesa sul gomito.
Brucia.
Ma bruciava anche prima che la toccassi.
Una porzione di pelle non c'è più, tranciata di netto.
Al suo posto c'è una grossa macchia rossa, dolorante, sanguinolenta. E accanto alla macchia c'è altra pelle scorticata, ruvida.
Sospiro.
Mi sono fatta male. Di nuovo.
Non so cosa ci sia di sbagliato in me, ma non conosco nessun adulto che si faccia male così spesso come capita a me.
Non c'è settimana, e spesso non c'è giorno, senza che accidentalmente mi sia provocata un guaio.
Solo per citare alcuni degli incidenti capitati negli ultimi mesi...
- Il dito rimasto schiacciato all'interno del portone blindato. Mi accascio a terra, il dolore è così forte che sto per svenire. Non so come riesco a venir su, a camminare fino al posto di lavoro. Resto due ore e mezza con le vertigini, la nausea, la mano che non si chiude, il sangue pesto sul retro. I giorni seguenti è un delirio.
- Urto un cassetto di plastica nel frigo. Poco dopo mi accorgo del sangue che scorre. Scioccamente non penso al disinfettante, sciacquo velocemente e via. La ferita si infetta, per giorni è così brutta che devo tenerla fuori dagli sguardi della gente. A nulla sono valse, poi, le creme cicatrizzanti. E' ancora lì, ben visibile sulla mano.
- E dunque lo sportello della cucina. Il dolore sulla palpebra fissa dell'occhio. Il bernoccolo. Le lacrime che uscivano copiose, senza che potessi controllarle.
- Con la solita insensata frenesia sbatto il naso sull'armadio. Boom. Il dolore penetra il cervello, mi sembra di impazzire. Il setto nasale si devia. Per mesi riesco a respirare correttamente solo da una narice e l'altra è perennemente tappata. A volte penso che lo resterà per sempre.
Mi rendo conto di vivere in questo modo.
Tra una ferita da curare e l'arrivo della successiva.






