lunedì 12 ottobre 2026

Sul Filo



Credo abbia vent'anni, i capelli chiari, il fisico scolpito.
Esce improvvisamente da una stradina che conduce al mare. Ha solo un costume variopinto sebbene faccia ormai fresco. E mentre il sole declina, tracciando nel cielo scie rossastre e viola, il ragazzo entra in acqua, si allontana a grandi bracciate, e nuota sicuro verso il tramonto. 
Quando ne esce, il cielo è ormai una tavolozza di colori e il mare lo abbandona a fatica, dispiaciuto di vederlo andare via. Non ha un telo con sé, non si asciuga. Ripercorre la stradina da cui era venuto e scompare al di là delle case, come una visione, un sogno, un miraggio.

Da tempo non andavo al mare ad osservare il tramonto. E ieri pomeriggio, dopo mesi, il desiderio di essere lì in quell'istante era così intenso da farmi trovare pronta un'ora prima, a camminare sulla spiaggia semivuota, silenziosa, bellissima. 

Ripensavo alle ore appena trascorse.
Al gatto bianco e nero che pretendeva le mie coccole, ai suoi occhi verde chiaro dal potere ipnotizzante. 
Ai melograni ancora acerbi.
Alle foglie arancioni dei ciliegi che ricoprivano il terreno.
All'albero di cachi potato di recente.
Al chiacchiericcio allegro delle persone che erano con me.
Alle mie risate quando bisticciavano. 
Al suono scordato della chitarra e alle mani abili che, ugualmente, sapevano picchiettarne le corde.

La domenica dovrebbe esser sempre capace di accarezzare un'anima, soprattutto quando cambia il tempo, quando il cielo si scurisce, quando il buio arriva prima, quando l'autunno è ancora solo un accenno e non sai mai se pioverà, se girerà il vento, se dovrai coprirti o restare come sei, ancora un po' in bilico, come a camminar su un filo sottile.

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