Giravamo in tondo, mio fratello ed io, intorno alla grande casa. Percorrendo l'intero giardino. Fermandoci spesso affinché io fotografassi mandarini, limoni, poligone in fiore, panorami. O semplicemente il cielo.
E parlavamo, come non possiamo fare mai, noi due da soli, che ci vediamo così poco.
Mi chiedeva come lavare le lenzuola. Dove stenderle. Che tessuti scegliere. Quanto spesso ripetere i lavaggi.
Erano discorsi pratici, tranquilli. Finalmente ero io ad insegnargli qualcosa.
Non faceva freddo, l'aria era mite, il sole tiepido ma presente.
Nuvole di panna montata ci guardavano vorticare in mezzo al verde e piccole gemme si preparavano per mostrarci grosse peonie fiorite tra due mesi o tre.
Era tempo rubato alla fretta, tempo lieve che calma i nervi.
E ora me ne sto qui in silenzio, sotto le coperte.
Anche questo non faccio mai.
Appena tornata da lì ho messo a posto la spesa e sono uscita per fare qualche chilometro.
Neanche cinque, un'inezia per me. E indossavo i tacchi.
Però sono il tipo che non sa stare sul divano se prima non s'è stancata bene, se non si è mantenuta costantemente in attività.
Soffro l'inerzia, non comprendo l'ozio.
Sono il tipo che si allena anche in vacanza o con la febbre.
Non sono sempre stata così, credo che ad un certo punto in me sia avvenuto un cambiamento drastico, di quelli che non smetterò mai di ringraziare.
Anche se mi rendono strana agli occhi degli altri.
"Ti sei riposata?"
"Riposerò a ottant'anni, adesso voglio fare."
E così anche le chiacchiere con mio fratello sono avvenute camminando, anche se in tondo, anche guardando le stesse cose meravigliose che conosco bene.
Sotto Natale convinsi anche la figlia di mia cugina, molto sedentaria. E parlammo a lungo. Parlò lei, in realtà. Io ascoltai.
Forse per parlare con me bisogna venirmi dietro? adattarsi ai miei ritmi? aveva il fiatone, eppure procedeva. Non mi lasciava andare perché sapeva che io, invece, non mi sarei fermata.
A volte mi chiedo se sia normale procedere sempre dritti e passare del tempo con qualcuno solo se disposto ad adeguarsi.

La "normalità" non esiste, ognuno ha la sua. Per come ti descrivi credo che mi stancherei fisicamente, solo a guardarti.
RispondiEliminaAhaha, beh è possibile.
EliminaE non dubito che a qualcuno succeda, infatti.
ognuno ha il suo ritmo, frenetico o lento che sia, è come un vestito che ci sentiamo comodo addosso; con un altro, teoricamente più adeguato alla "norma", non saremmo a nostro agio.
RispondiEliminami è piaciuto, leggendo le prime righe, scambiarle per un tuo ricordo d'infanzia. Sei rimasta bambina? No, si tratta sempre del vestito comodo :)
massimolegnani
Non è un ricordo, è successo ieri dopo pranzo :)
Eliminaanch'io ero come te e spesso mi sono chiesto cosa sarebbe successo quando non sarei stato più in grado di muovermi come prima: poi quel momento è arrivato, improvviso e inaspettato, e non è successo niente; ho imparato a muovermi diversamente e forse mi sono anche liberato dall'ossessione di dover uscire a tutti i costi!!! Un abbraccio
RispondiEliminaCi penso spesso anche io e tremo.
EliminaUn abbraccione.
Ognuno ha i suo tempi, ma sicuramente camminare aiuta tanto il corpo.
RispondiEliminaCorpo e mente. Entrambi.
Eliminacredo sia istintivo scegliere di camminare con chi è veloce se si ha il passo veloce...la flemma si vede da lontano:)
RispondiEliminabaci
eos
E non solo nel camminare :D
EliminaBaci.