C'è questo caldo che sfianca, che riveste ogni cosa.
E quando cammini per la strada non sai mai se reggerai un altro passo o se ti fermerai lì, improvvisamente, su quella mattonella d'asfalto che brucia e che sembra risucchiarti verso il centro della terra.
Un tempo l'estate era gioia, uscite serali, divertimento, bella gente, belle cosce abbronzate, cocktails colorati. Adesso somiglia ogni anno che passa ad un girone infernale in cui devi attivare al massimo le tue funzioni vitali per restare semplicemente vivo.
Improvvisamente sento la pelle aprirsi lungo la spina dorsale.
Un lungo graffio che inizia ad arrossarsi e poi a sprigionare sangue.
Mi guardo allo specchio.
Il caso ha voluto che la ferita proseguisse appena sotto quella dello scorso anno.
E allora adesso sembra un tutt'uno.
Uno squarcio rosso che mi attraversa la schiena, che si appoggia sulle vertebre sporgenti.
Sento un poco di dolore mentre disinfetto e vedo l'ovatta colorarsi di un rosso soffice, delicato come questa pelle ferita.
Penso che anche questo non guarirà mai davvero. Che avrò sempre la compagnia di questa lacerazione rossastra sul pallore candido del mio involucro.
Come un tatuaggio accompagnerà ogni mio gesto.
E ci sarà sempre qualcuno a chiedermi che m'è successo.
E io a rispondere "piccolezze".
Piccolezze che mi restano addosso.
E forse la vita è davvero tutta lì.
In quelle piccolezze che ci restano sulla pelle, tra i tessuti, a fare la nostra storia.

A volte sono le piccole ferite della vita a raccontare le storie più grandi. E restano lì come cicatrici, a ricordarci chi siamo diventati e cosa ci ha rafforzato. Sereno giorno.
RispondiEliminaGrazie cavaliere. Un sereno giorno anche a te.
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