giovedì 5 febbraio 2026

Filo Spinato

 

Avrei voluto una ricetta per fare tutto giusto, per non ferire più dello stretto necessario, per non sbagliare.
Un modello da seguire.
Uno schema.
Un manuale da leggere e imparare a memoria.
Farei del mio meglio per non provocare dolore. 
Per posarmi lieve sulla vita delle persone. Una piuma che accarezza, che non graffia.

Ma ci sono situazioni nelle quali il dolore non può essere evitato.
Io stessa ho forse potuto farne a meno? mi è stato forse risparmiato? Sono forse riuscita a starne fuori, a non farmi coinvolgere, a gettarmelo via di dosso prima che mi scartavetrasse completamente gli organi interni?
No, no. E ancora no.
E' tuttora qui con me, cucito con un filo resistente tra un poro e l'altro della pelle.
E' lì a ricordarmi che metà del mio sangue se ne è uscito fuori come dopo una coltellata.

C'è una violenza in tutto questo che mi lascia pietrificata.
E tutta questa esitazione, tutto questo pensare, questo toglier sonno alle notti, e quiete ai giorni, ha un senso? o è solo tempo sprecato, tempo che sto sottraendo, senza averne il diritto?
Potrò ancora abbracciare chi amo, dopo avergli inferto un colpo?

23 commenti:

  1. A volte ferire è inevitabile, anche quando ci mettiamo tutta la cura del mondo. Il dolore che senti non è una colpa: è la prova che hai amato davvero. Ricordiamoci, che siamo umani, non macchine.

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    1. "Il dolore che senti non è una colpa."
      Ma quanto è difficile tenerlo a mente. Grazie mille.

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  2. Quanto è difficile commentare questo tuo pensiero. Ne verrebbe fuori non una risposta, ma un altro post (ed io sono molto più prolisso). E' il riassunto (fatto in modo eccezionale e più lineare) dei miei pensieri (tormenti?).

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    1. Tormenti vividissimi che ci spezzano, anche quando facciamo di tutto per restare con la schiena dritta.
      Ti mando un abbraccio perché sento che ci troviamo in una situazione simile.

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  3. Istruzioni per costruire la vita non ce ne sono, purtroppo.

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  4. Nessun manuale. Solo il tuo istinto è la risposta.

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  5. Il manuale è "tutto questo pensare", che condanna e salva contemporaneamente. Facciamo tante cose che feriscono, ci diranno che è proprio così, perché il mondo funziona spesso in maniera bizzarra, prendendo noi decisioni per altri, altri che a volte sono una parte fondamentale di noi.

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    1. Una parte fondamentale di noi. Esatto.
      E fargli del male è un pensiero osceno, che non ci appartiene.

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  6. Siamo imperfetti! nel mondo ideale si colpisce solo chi merita di essere colpito, nel mondo reale ce la si prende con chi non lo meriterebbe ed ha la sola colpa di esserci vicino. E dopo, quando la buriana è passata, sono solo cocci da ricomporre; la vera forza sta nel riuscire a rendere nuovi e intatti quei frammenti.
    massimolegnani

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    1. Il mondo perfetto non esiste, neanche le persone.
      Hai ragione.
      Vorrei solo non fare tutto questo male a me o a chi amo.

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  7. Ci sono scelte che anche se le valutiamo a lungo possono fare male, ma se non le prendiamo continueranno a fare del male a noi stesse. Il tempo poi però farà capire che avevamo valutato quelle scelte e che le avevamo prese senza voler far soffrire o provocare dolore a nessuno. Xche se noi non stiamo bene con noi stesse non potremo mai essere capite x quello che abbiamo dolorosamente deciso di fare. Un bacio da quassù a te, da una donna che ti capisce anche se non lo sa spiegare a parole, ma forse ti capisce xche l'ha vissuto di persona

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    1. A me sembra che tu capisca e che ti sappia spiegare benissimo :) grazie per le tue parole ed il tuo abbraccio sincero, che ricambio con grande affetto. A presto Valeria.

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  8. Vivere in sé significa arrecare dolore. Anche non volendo. Arrecare il dolore e provare dolore sono parte della natura umana. E' l'unica costante umana. Non ti autofustigare troppo.

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    1. Tu dici delle cose sacrosante eppure quell'autofustigazione è anch'essa dolore a cui, al momento, non mi so del tutto sottrarre.
      Grazie per le tue parole, però. Perché voglio lasciarmele decantare in testa.

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  9. tempo sprecato o sottratto?
    neppure mi sfiora il dubbio.
    ci sono cose che non faccio: ne faccio altre.
    detesto la violenza fisica.
    quella psicologica non la pratico e non mi spaventa.
    antonypoe pensa che il dolore (sofferenza) è un prezzo equo.
    ciao

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    1. Anche io detesto quella fisica, moltissimo. Più che detestarla mi fa molta paura.

      Un prezzo equo per cosa?

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    2. Ok, grazie per aver spiegato.
      Buona domenica.

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    3. grazie a te e lieto giorno lunare

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  10. Non so ovviamente a cosa si riferisca specificatamente il tuo post. So che di certo tutti abbiamo ferito e tutti siamo stati feriti. C'è però una discriminante fondamentale che è anche quella che, a mio avviso, permette di rendersi o meno meritevoli di perdono ed è la cattiveria che ci si mette. Chi ferisce solo ed esclusivamente per cattiveria sapendo di farlo, beh, dovrebbe rendersi conto da solo che forse no, non merita gli abbracci di chi, amandolo, è rimasto a subire. Le ferite che invece dipendono solo dal nostro essere a nostra volta imperfetti, fragili, sulla difensiva o anche solo incapaci di NON ferire in quel momento meritano più indulgenza

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    1. I miei post non spiegano mai nello specifico quello che mi accade, cosa penso, quello che davvero succede. Sono parole scagliate sul pavimento, così come vengono. Parole di vetro, appunto.
      Grazie per la tua riflessione.

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