giovedì 5 febbraio 2026

Filo Spinato

 

Avrei voluto una ricetta per fare tutto giusto, per non ferire più dello stretto necessario, per non sbagliare.
Un modello da seguire.
Uno schema.
Un manuale da leggere e imparare a memoria.
Farei del mio meglio per non provocare dolore. 
Per posarmi lieve sulla vita delle persone. Una piuma che accarezza, che non graffia.

Ma ci sono situazioni nelle quali il dolore non può essere evitato.
Io stessa ho forse potuto farne a meno? mi è stato forse risparmiato? Sono forse riuscita a starne fuori, a non farmi coinvolgere, a gettarmelo via di dosso prima che mi scartavetrasse completamente gli organi interni?
No, no. E ancora no.
E' tuttora qui con me, cucito con un filo resistente tra un poro e l'altro della pelle.
E' lì a ricordarmi che metà del mio sangue se ne è uscito fuori come dopo una coltellata.

C'è una violenza in tutto questo che mi lascia pietrificata.
E tutta questa esitazione, tutto questo pensare, questo toglier sonno alle notti, e quiete ai giorni, ha un senso? o è solo tempo sprecato, tempo che sto sottraendo, senza averne il diritto?
Potrò ancora abbracciare chi amo, dopo avergli inferto un colpo?

2 commenti:

  1. A volte ferire è inevitabile, anche quando ci mettiamo tutta la cura del mondo. Il dolore che senti non è una colpa: è la prova che hai amato davvero. Ricordiamoci, che siamo umani, non macchine.

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  2. Quanto è difficile commentare questo tuo pensiero. Ne verrebbe fuori non una risposta, ma un altro post (ed io sono molto più prolisso). E' il riassunto (fatto in modo eccezionale e più lineare) dei miei pensieri (tormenti?).

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