Il vecchio signore era di fronte a me.
Anche se non si somigliano, non posso fare a meno di pensare a mio padre quando ci parlo.
Hanno dei tratti caratteriali in comune, dei modi di fare.
E così, quando due persone in fila si sono messe a prenderlo in giro per la lungaggine della sua presenza di fronte a me, la loro maleducazione mi ha ferito il cuore.
Avrei voluto abbracciarlo.
Avrei voluto abbracciare mio padre.
Farmi dire che va tutto bene, che ce la posso fare e che ce la farò, che tutte queste difficoltà un giorno finiranno e tornerò a ridere di pancia come ho fatto sempre.
A far brillare gli occhi.
Come stelle.
Due fanali nella notte.
E invece arranco. Soprattutto nella testa, nel cuore.
E nelle cose di tutti i giorni. Quelle piccole, quelle grandi.

Vedrai che prima o poi questo periodo passerà.
RispondiEliminaUn abbraccio.
Grazie mille Cavaliere, spero tanto tu abbia ragione.
EliminaSì, passerà.
RispondiEliminaAndrà tutto bene anche se ora arranchi. Ma è umano arrancare...
Un grosso abbraccio,
N.
Ma è umano arrancare, hai ragione.
EliminaTi abbraccio anche io. A presto.
io sto provando ad immaginarlo cara Sara questo mondo che ci è stato promesso, dove le relazioni non saranno più minate dal sospetto, frenate dal dubbio e rimpicciolite dall'egoismo; dove ci si guarderà negli occhi e si comprenderà tutto e l'amore non sarà più attraversato dal dolore. Vuoi provare anche tu ad immaginarlo?
RispondiEliminaNo Luigi, non ho la tua fede né la tua fiducia verso qualcosa che forse non esisterà mai.
EliminaPreferisco guardare quello che c'è, nel bene e nel male. Preferisco essere realista, che non significa mancare di ottimismo e positività. Però immaginare un "mondo promesso" non fa per me. Il vero mondo è quello che calpestiamo tutti i giorni. Per me, si intende.
A chi lo dici, cara Katrina. Ci sono giorni e momenti nella giornata in cui le forze vengono quasi a mancare. Anche a me molti dicono che passerà, che il dolore si quieterà. Ma la portata di quel dolore lo può comprendere solo chi lo vive. Un abbraccio.
RispondiEliminasinforosa
Non ho compreso di quale dolore tu stia parlando, ma alla fine i dolori si somigliano tutti perché fanno male e ciascuno ha la sua sensibilità nel viverlo ed elaborarlo. Ti abbraccio.
EliminaShow must go on.
RispondiEliminaAlways.
EliminaTi ringrazio per il tuo ragionamento pieno di sensibilità.
RispondiEliminaBaci.
Forse esiste solo il momento per tutto,per gioire,sorridere ,piangere , soffrire ,quello per farci apprezzare meglio l'amore,magari quello che è stato ,che c'è o che ancora arriverà.
RispondiEliminaNon esiste uomo o donna sulla terra che non sperimenta l'amore,ma il punto è riconoscerlo nei dettagli da cui veniamo quotidianamente avvolti.Questo è il nostro vero compito ,prenderci cura di noi stessi, prendendo in prestito questo tempo per riscoprire chi siamo nel profondo come individui,al di fuori della coppia e delle figure genitoriali.
Concordo sul fatto di dover riconoscere l'amore soprattutto nei dettagli, nelle piccole cose. Uno sguardo, una premura, un'attenzione particolare.
EliminaConcordo anche sull'ultima parte del tuo discorso: riscoprire chi siamo come esseri individuali.
Grazie e buona giornata.
tutti abbiamo arrancato.
RispondiEliminanon dico che sia piacevolissimo.
ma può servire.
il momento opportuno per ogni cosa.
ciao
Certo, non è mica la prima volta che mi capita :D
EliminaLo so bene. Tutti arranchiamo. A tutti tocca.
Ciao.
dopo il primo cambiamento di ritmo si arranca sempre meno (o semplicemente in modo diverso).
Eliminaciao
Il ritmo nell'arco di una vita può cambiare molte volte, anche per ragioni diverse.
EliminaLavoro, famiglia, salute, soldi, amore, amicizie, difficoltà di vario genere.
Non è vero che si arranca sempre meno. Forse è successo a te.
Ciao.
difficoltà di vario genere: hai ragione: non è il mio caso.
Eliminami riferivo esclusivamente all'atteggiamento psicologico personale nelle relazioni.
ciao
Ciao e grazie a te per le riflessioni.
Eliminagrazie a te e ciao
EliminaCi sono alcuni fortitratti comuni ad una generazione, Katrina.
RispondiEliminaUna somiglianza tra coetanei.
Non saprei, nel senso che di anziani io ne vedo moltissimi a lavoro. Solo il suo modo di fare mi fa pensare a mio padre.
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