mercoledì 16 settembre 2026

A-Mare

 

Dalla metà di settembre il mare, al mattino, torna il posto silenzioso nel quale mi piace fuggire ancora e ancora. Via le folle, gli ombrelloni, gli asciugamani buttati a terra, la musica negli stabilimenti.
Gli unici suoni sono quelli delle onde che si infrangono sul bagnasciuga e il passaggio dei gabbiani.
C'è posto per pensare, per correre, per tornare sé stessi. 

Ho incontrato Simone ieri, il suo lido chiuderà alla fine del mese. Ma ora, al posto delle numerose file di lettini e sdraie blu, vi è un'ampia striscia di sabbia vuota. 
Ci conosciamo da tre anni, sua moglie e i suoi genitori lavorano lì con lui.
La faccia ed il corpo abbronzatissimi, tirati. Gli occhi stanchi dopo una stagione sfinente, eppure sbarazzini, giovani, entusiasti come sempre. Non c'è un lido che mi piaccia più del suo, perché con loro è come sentirsi a casa, in famiglia. E forse più di ogni altra cosa a me piace questo, di un luogo o di una persona: la sensazione di calore, accoglienza, amicizia.

Al mare, sul serio, manca solo la A iniziale.
E in settembre questo sentimento torna prepotente, liberissimo, docile eppure violento.
E' un abbraccio, un nido, una parola di conforto.
E' il momento in cui gli ospiti se ne vanno, resti a casa da solo, in silenzio, a rimettere tutto a posto. Magari accendi una luce soffusa, una musica leggera, una candela che col suo scoppiettare ti tenga compagnia. E quando tutto è di nuovo in ordine sospiri, sorridi, ti siedi, ti guardi intorno. Sei di nuovo a casa.

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