Quando mi sono alzata l'insopportabile calura era stata un poco spazzata via da un'insolita brezza.
Ho aperto tutte le finestre, mi sono lasciata cullare dall'aria fresca. Ho visto il termometro in casa scendere di appena due gradi, ciononostante sentirmi meglio, respirare.
Il cielo andava via via coprendosi di nubi scure ed ho scattato una foto sui tetti appena prima che la pioggia iniziasse a cader giù.
Col mio cappuccino tiepido sono uscita in terrazzo. Ho appoggiato le gambe nude sul tavolo freddo.
Le gocce mi sbalzavano addosso ed il vento mi accarezzava intrepido le spalle esposte.
Non c'era nessuno in strada e i vasi di fiori iniziavano a riempirsi d'acqua.
Ho respirato. Osservato.
Annusato l'odore pungente della terra bagnata.
Per un attimo mi è sembrato di poter restare lì e non pensare a null'altro.
Un momento di sospensione, di fuga dal caldo ma anche dalla vita stessa.
Una parentesi giocosa, necessaria.
Meravigliosa.
So che la pagheremo cara e già ora l'afa ricomincia a salire.
Però il ricordo di quei dieci minuti di sollievo me lo sento ancora addosso, lieve, come un campo di lavande odorose.






