Provo a scrivere da giorni, non ci sono riuscita.
E' sciocco pensare che basti voler scrivere per poterlo fare.
La scrittura non è cosa che nasca da sé e non ci sono parole in grado di uscir da sole.
Vanno accompagnate, portate fuori, prese per mano.
E allora forse non sono una buona accompagnatrice, non so uscire con altri se non con me stessa, non ho voglia di tenere la mano neppure di ciò che m'appartiene già.
Non contano le idee, conta il saperle esprimere.
E a volte son confuse le idee ed è confusa l'espressione.
Giornate di mare calmo, di alta pressione.
Rinfresca un po' durante la notte ma nelle ore diurne è ancora estate piena.
S'è smorzata un po' quell'afa diabolica ma per il resto si va ancora in maniche corte.
Ed io non so se ho voglia di coprirmi, forse non sono pronta a seppellirmi sotto strati di tessuti.
Dunque accetto questi giorni di estate più docile come se fossero quelli che non ho potuto vivere i mesi precedenti, come se la parte tenera della stagione fosse arrivata solo adesso.
Eppure aspetto l'autunno, non lo temo più.
Aspetto i mesi che verranno.
Le foglie stanche, le piogge, le notti lunghe, le candele accese, i colori caldi.
Ma non sono il tipo che spera sempre in un giorno migliore di questo. Vivo quello che c'è, penso a risolvere i miei problemi, a volte mi guardo allo specchio e non mi riconosco, ancora mi chiedo dove sono andata a finire.





