giovedì 3 aprile 2025

Raro

 

Ancora così raro incontrare qualcuno sulla spiaggia, al mattino presto.
Sono tuttora praticamente sola con i gabbiani, i pescatori, lo sciabordio delle onde.
Assaporo a fondo ogni mia piccola sensazione, l'annuso come si fa con l'aria di casa, quella che non ci stanca mai, che ci fa sentire accolti.
Osservo i primi lavori procedere negli stabilimenti o presso i ristoranti chiusi in inverno che dovranno riaprire tra poco. 
Assi ridipinte di fresco, porte divelte messe a dimora, finestre tornate al loro posto, immondizia gettata via. Tutto procede inesorabile verso la ripresa della stagione. E allora si che arriverà gente, che questo luogo solitario che ho vissuto da sola per così tanti mesi riprenderà a ripopolarsi.
Non mi manca la gente, non mi è mancata mai.
Quel silenzio è per me vitale, preziosissimo, terapeutico.
Forse non sono ancora pronta a spartire con altri tutto questo, dunque spero che avverrà a poco a poco, quasi a darmi il tempo di accettare. 

Ho avuto qualche difficoltà a mangiare, i giorni scorsi.
Non mi succedeva da tempo, sono ufficialmente guarita da un bel po'.
Son stati dieci giorni strani, ho rivissuto vecchi momenti. Tutto il cibo mi è sembrato nemico, una poltiglia putrida pericolosa da mettere in bocca.
Poi ho ripensato a mio fratello. A quella volta in cui a casa dei nostri genitori, mentre si parlava di tutt'altro, improvvisamente disse che il periodo più oscuro della sua vita è stato quando non mangiavo. Oscuro, disse proprio così. In quel momento era buio anche in volto.
Sospirai. Non mi ero neppure accorta di avergli dato quel dolore.
Sospiro anche adesso. Scusami fratello mio.

martedì 1 aprile 2025

Ridere

 

Improvvisamente abbiamo ripreso a ridere insieme.
Come facevamo una volta.
Di pancia. In modo del tutto sconclusionato.
Senza pensieri.
Quelle risate che ti partono da dentro e non te ne importa se escono rumorose, sguaiate, da sentirsi male. 
Che poi è così che mi innamorai di te.
Ridendo.
Non c'è nessuno al mondo con cui abbia riso come con te.
Mai, in nessun posto, in un nessun momento della vita.
Grazie per quegli sprazzi di faccia da monello che mi riservi e che mi sono mancati così tanto.
Non hai idea, sul serio, non te lo puoi proprio immaginare.
Ti prego fallo ancora, di nuovo, sempre.
Ridi con me. Di me. Per me. Ma ridi e sii felice. 

martedì 25 marzo 2025

Radura



L'uomo se ne stava seduto su una piccola sedia di legno, che neppure lo conteneva tutto, nell'unica parte assolata del suo giardino.
Tutt'intorno piante e cespugli, erba incolta, qualche fiore sporadico, un'ombra piena come di radura.
E lui lì in mezzo, a fumare, in completo silenzio.
Non c'era neppure il cagnolino bianco che si porta sempre appresso.
E pensava, pensava. Si vedeva che pensava. Era completamente assorto, un tutt'uno col sole che lo benediceva, le volute di fumo della sua sigaretta e l'erba alta sotto le sue scarpe.

E' una casa particolare, la sua. Non che l'abbia mai vista dall'interno, ma da fuori sembra la piccola dimora di una fiaba. Oltre il cancello di ferro battuto più grande, da cui far passare la sua automobile gialla, ce n'è uno piccolino di legno. Travi ormai consunte, scolorite, sulle quali a giugno fiorisce una bouganvillea rossa che fotografo ogni anno. Sempre uguale, sempre lei. Quasi una foto segna tempo. 
Il giardino è piccolino ma sembra contenere storie intere, pagine di libri ingialliti dagli anni. 
E sembra tutto così nascosto, così poco interessante, che si potrebbe passare oltre senza accorgersene neppure. E invece io guardo tutto questo ogni volta, quasi rapita, e prima di oggi non m'era mai capitato di osservare la vita oltre quelle sbarre. 
E oggi c'è quest'uomo, che conosco di vista, che fuma assorto e pensoso come tutti pensiamo, in fondo. Solo, né felice né triste, semplicemente assente. 
Dunque gli altri pensano da fermi mentre io penso in movimento. Mi sono ricordata di quando anch'io sapevo star ferma in un luogo ad ascoltare i pensieri fluire, presente eppure lontanissima allo stesso tempo. Ed ora invece vortico come una trottola, senza sapermi fermare mai. Una farfalla che spiega le sue ali in volo, annusando i fiori, poggiandosi sugli steli d'erba e poi ripartendo verso altri fiori e altri steli. Convinta che nella brevità della sua vita, solo questo abbia senso.

lunedì 17 marzo 2025

Aguzzo

 

Il vento freddo e aguzzo mi spettinava i capelli. Avrei dovuto legarli, tenerli a bada. E invece eccoli svettare ovunque, riccioli scomposti che mi piombavano continuamente davanti agli occhi, rendendomi difficoltoso persino camminare.
Faceva freddo, anche. Avevo dovuto riprendere lo sciarpone invernale, avvolgerlo tutto intorno al collo, seppellirci le mani gelate.
Anche il mare seguiva quel moto osceno, un'ampia distesa di onde alte che sbattevano sul bagnasciuga quasi a volerlo picchiare. Tutto sembrava in lite. Gli uccelli, le nuvole scure, il vento, i miei riccioli.
Eppure mi sentivo serena. Al sicuro.
Poca gente in giro, i rumori della natura a rendere inutile la musica delle cuffiette, ad esser loro stessi melodia, danza, giravolte. 
Gli unici esseri imperturbabili, uno sparuto gruppo di cormorani neri. Se ne stavo diritti su alcune travi, incuranti di tutto ciò che avveniva intorno a loro, di quell'uragano di vento, di onde, di follia primaverile. Nulla sembrava scalfirli, piegarli, spostarli. 
Io faticavo a camminare dritta e loro se ne stavano eretti come statue. 

Ho trovato riparo presso l'unico bar aperto di quella porzione di litorale. La musica alta copriva i rumori esterni, mi faceva venir voglia di ballare. Ho ordinato un decaffeinato, che la mia dose di caffeina era già stata assunta. L'ho sorbito lentamente mentre osservavo le facce degli altri sporadici avventori, i colori tenui del negozio, il legno sotto i miei piedi. La ragazza al banco mi sorrideva, io le ho sorriso a mia volta. Era giovane, appena ventenne forse. I capelli lisci e chiari, un'acne impietosa su un viso d'alabastro. 
Sono andata in toilette, mi sono osservata allo specchio. I riccioli non erano poi così scomposti come credevo e il mio viso arrossato dal vento sembrava quello di una giovinetta di campagna. Ero bella, bella veramente. E non me l'aspettavo. 
Forse si è più belli quando si vivono attimi semplici, delicatissimi. Quei momenti che sembrano niente e invece ci fanno stare così bene, ci riportano ad uno stato di mite spensieratezza che rende il vivere molto più leggero e sopportabile.

mercoledì 12 marzo 2025

Un Passero



Piove.
Una pioggia sottile, grigia, amarognola.
Il mio umore è all'incirca come quella cosa là che cade dal cielo.
Attutito, indifferente, sporco. 
Ho un mare di pensieri che m'attraversano ma non c'è mare che me li possa lavar via, oggi.
Devo restarmene dentro queste stanze e poco dopo in quelle del lavoro.
Rinchiusa come un passero dentro una gabbietta minuscola.
Sbatto le ali tristemente, mi guardo intorno e sospiro.
Ho smesso di cantare.
Faccio tante cose ma non me ne piace nessuna. Sono doveri, questi, e i doveri a volte tengono avvinti.
Provo un fastidio leggero ma persistente per questa gente che vedo ogni giorno e a cui, in fondo, voglio anche bene.
Ecco la ragione delle mie continue fughe.
Depurarmi. Resettarmi. Tornare nel mio centro. 
Anche il proprio mondo, a volte, può stare stretto.
Ci sono giorni in cui i confini vanno allargati, gli orizzonti resi più estesi.
Sono un animaletto svolazzante che non scambierebbe mai i suoi momenti di libertà con il buio di un cinema, un divano e un televisore, una partita a scacchi, un concerto. E son cose che ho fatto, in fondo, ma che non mi piacciono più.

domenica 9 marzo 2025

A Sporcar La Quiete



Mi sono chiusa in camera, agognavo il silenzio.
Le grida della tv mi toglievano il respiro, la concentrazione.
Io che non la guardo mai, che non ne sopporto il vociare, i tempi morti, le palesi ostilità, le cattive notizie, i motivetti ripetuti delle pubblicità.
E invece sento la vita degli altri attraverso le pareti. Genitori che sgridano i figli, stremati. 
Bambini capricciosi che piangono e sbattono i piedi.
Sospiro.
Mi manca già la quiete di poche ore fa. Sola in mezzo alla natura taciturna.
Ed era un tripudio di colori, uno scoppiettare di boccioli, di germogli maturi, di petali colorati.
Mi sarei sdraiata al suolo, sul prato, felice di sporcarmi d'erba verde, di schiacciare le margherite col mio corpo. Avrei osservato il cielo, immaginato animali al posto delle nuvole, accarezzato le lucertole e sonnecchiato al vento.
Mi sarei sentita parte del tutto, minuscolo insignificante essere umano, granello di una terra vastissima. 

Ho accumulato tanta bellezza oggi.
Negli occhi, nel cuore, tra i tessuti della pelle.
Eppure adesso sembra già essersi nascosta, non la percepisco più.
Mi tornano in mente le parole di quella canzone.
Ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già.
Sento solo il pianto della bambina al di là della parete, una cantilena che sembra durare in eterno, che non lascia spazio ai ricordi di questa domenica gentile.
Sono già quindici minuti di pianto ininterrotto, di lamentele miste ad un sonno che evidentemente tarda ad arrivare.
Sospiro nuovamente.
Forse l'inferno è fatto di suoni stridenti, cadenzati e costanti per tutte quelle persone che possono viver felici solo nella quiete. Un contrappasso odioso e dilaniante.

venerdì 28 febbraio 2025

Giardini Spenti



Dunque febbraio termina già.
Proprio quest'anno che m'era piaciuto così tanto. Piovoso ma non troppo, mai freddo, quasi gentile.
Lo osservo fare le valigie in fretta come se stesse per prendere il treno. 
Come se non potesse proprio tardare.
Non lo trattengo, gli dico vai pure. Però stavolta lo abbraccio come se improvvisamente fossimo diventati due amici a cui dispiace separarsi per un anno intero.

Il sole va e viene, è una presenza discontinua che domani mancherà del tutto.
Ho parlato con mia madre stamattina, come ogni giorno. Ha un problema di salute che la impensierisce e sta iniziando un iter per un'operazione chirurgica fra qualche tempo. 
E' complicato spronarla un po', sia per la distanza che ci separa, sia per il suo carattere. Che non è un brutto carattere, dopotutto, è solo troppo resiliente. Lei stessa non mi ha insegnato la pazienza quanto più la rassegnazione. E io invece penso che non ci si debba rassegnare mai, che un modo lo si debba sempre cercare, che vedere le cose in un nero perenne, come se il cielo non potesse mai schiarirsi un po', sia un danno enorme nei confronti di sé stessi.
La sua è stata una vita complicata, costellata di perdite, di momenti duri, di difficoltà, di rapporti difficili, di solitudine. E tutte queste cose son state come acqua putrida che hanno pian piano scavato la roccia. Laddove c'era una ragazzetta allegra e solare, poi una donna sorridente, ora c'è una signora che spesso ha gli occhi tristi.
Vivere così isolata, poi, le ha tolto completamente il piacere della socialità. 
Vede poche persone, sempre le stesse, quasi soltanto il figlio e il marito. A volte una donna stramba che la va a trovare. Le chiedo di uscire ma risponde di non poterlo fare per i suoi problemi di salute. Che sono reali e tangibili, ma che la stanno gettando ancor di più in un oblio che mi spaventa.

Aveva un giardino pieno di fiori ed era così bello vederla con le mani nella terra.
Un giorno improvvisamente l'interruttore si è spento e adesso riaccenderlo è una gran fatica.