sabato 3 gennaio 2026

Pollicino

 

Sono stata un po' via in questi giorni.
Stanze d'albergo, casa d'origine, luoghi conosciuti, altri che non avevo mai visto prima.
Chilometri macinati, occhi stanchi, piedi arrossati, decine di fotografie.
Il cuore colmo di cose buone, perché questo succede viaggiando. Ci si riempie sempre un po'.
Ed è stato bello anche rientrare a casa, nei miei spazi, tra gli oggetti che mi sono familiari.
Mi ero portata dietro un bagaglio pesante, e non parlo di vestiti.
Credo di aver lasciato andare via qualcosa, come Pollicino con le briciole.
Io sono il tipo cui piace buttar via, che sta bene quando si libera di oggetti che non le servono più.
Pulisco, riorganizzo, creo spazio. E mi sento meglio.
Ma ci sono cose che non si possono buttare via senza guardare.
Allora anche in questi giorni ho avuto i miei momentacci.
E tornare qui dentro, dopo aver finito di pulire tutto, cucinare, stendere, arrabbiarmi con la pioggia, riscaldare casa, mettere via le valigie, pensare alle lavatrici... quando tutto era compiuto, e la notte scendeva implacabile dopo un tramonto mozzafiato... son tornati anche quei pesi che pensavo di aver lasciato tra i vicoli, sulle piazze, in mezzo alle decorazioni natalizie, nei bar dove avevo consumato i miei caffè.
Si può andare, guardare, mangiare, bere, annusare.
Ci si può riempire di distrazioni, di pensieri collaterali.
Ma quelli importanti, poi, tornano.

martedì 30 dicembre 2025

Gabbie

 

Un paio di sere fa, dopo una mini vacanza di tre giorni, me ne sono venuta in campagna dai miei.
E qui la situazione è tutt'altro che riposante.
Le condizioni mentali e fisiche di mio padre sono sempre più complicate.
Mia madre è sfibrata.
Mio fratello stressato fin dentro il midollo.
E riconosco di essere l'unica, in mezzo a questo caos di grida, risentimenti e difficoltà, a potersene andare.
Conto i giorni come un carcerato che possa tornare in libertà e rivedere la luce.
E mentre lo scrivo sento tutto il peso di queste brutali parole.
Provavo ansia a star con loro quando erano tutti ancora in salute. Adesso l'ansia è diventata bisogno di fuga, necessità di separarci di nuovo. 

La sensazione di acqua alla gola si scontra con la bellezza naturale di questi luoghi.
Che sono un tripudio di colori vividi, intensi, meravigliosi.
E allora appena posso, meteo permettendo, me ne scappo per qualche ora, dispiaciuta che il mio compagno debba condividere silenziosamente tutto questo, fingendo che sia normale. 

Mancano due giorni alla fine di questo anno che è stato rivelazione, momenti intensissimi, dolori incredibili. Un insieme di emozioni che si sono addensate mese dopo mese e che non so dove mi porteranno da gennaio in poi.
Non lo so, sul serio.
Guardo i piedi avanzare un passo alla volta. 
Non ho ben chiaro il tragitto completo. 
Solo i miei arti che non smettono di andare avanti.

lunedì 22 dicembre 2025

Fili

 


Improvvisamente la musica si è spenta e non ha voluto saperne di ripartire. 
Sembrava tutto a posto, eppure non funzionava più.
Dunque ho tolto le cuffie, messo via il telefono. 
E ho dovuto gironzolare per il mondo sentendo i rumori che avevo intorno. 
Non avevo più modo di isolarmi, di mettere una barriera tra me e quello che accadeva al di fuori.
E allora sentivo le foglie scricchiolare sotto i piedi.
Il traffico delle strade.
I clacson.
Gente che gridava da qualche parte.
Gli operai nei cantieri.
I frullini, i martelli, le scarpe sui ponteggi.
Dovevo essere presente, dopotutto. 
Esserci con tutti e cinque i sensi e non solo quelli che decidevo di utilizzare.

Mi sono fermata ad osservare le luci natalizie nei giardini, ieri sera.
Il tramonto si era già dissolto, il grigio delle strade si confondeva con quello del cielo.
E tutt'intorno facciate illuminate, alberi le cui foglie erano state sostituite da fili luminosi. Finestre dietro le quali immaginavo vite che non conoscevo, bambini che aspettavano già dei regali imminenti.
Avrei voluto anche io un lungo filo di luci a costeggiare il mio intero terrazzo.
E vetrofanie innevate da attaccare in ogni stanza.
E un albero molto più alto di quello che ho potuto concedermi.
E altri pupazzi sulle scale, sui mobili. Gnomi, babbi, folletti.
E altre tazze per il tè oltre le molte che ho già.
E altri cuscini rossi e bianchi.
E altri fili argentei.
E nuovi peluche.
E poi, non so. Non so perché mi sia preso così, quest'anno.
Tutto questo bisogno di artifizi che mi facciano sentire un po' di calore, dentro, in quel posto sommerso in cui sento freddo.

sabato 13 dicembre 2025

Rarefatto

 

Questa mattina il cielo era bianco e rarefatto. 
Un'umidità leggera impregnava l'aria increspando i miei ricci scuri. 
Sul mare calmo, dove neppure un'onda sottile viaggiava lieve, piccole imbarcazioni si contendevano l'orizzonte.
Era un orario diverso dal mio abituale. E infatti c'era gente dove solitamente vago sola e pensosa.
Come me passeggiava lenta godendo quel poco calore che arrivava, quasi come una benedizione, dai rari raggi solari che ci si scioglievano addosso.
Avevo l'ardire di pensare che il cappotto lungo che avevo indossato potesse regalarmi una qualche sorta di invisibilità. Forse era così che volevo sentirmi, una macchia in mezzo ad altre macchie, niente che si dovesse osservare con cura. 
E invece mi guardavano, sentivo addosso gli sguardi della gente. Sguardi che non ricambiavo, del tutto incurante di quello che mi accadeva intorno.
Sentivo la vita brulicare su quelle mattonelle del lungomare ma come spesso mi succede, io ero altrove, non so neanche dove, ma non ero lì in mezzo a loro.
Mi accorgevo del mare, dei gabbiani che volavano rumorosi sulla mia testa, dei cani che si rincorrevano sulla sabbia. Ma della gente no, come se fossero presenze di cui potessi fare a meno. Le nostre vite non si stavano scontrando, eravamo solo nello stesso luogo, ciascuno immerso nei pensieri suoi.

E poi improvvisamente, del tutto inaspettato, il sole sbucò potente da una di quelle nuvole fitte colorando d'oro tutto ciò che avevo intorno.
Sorrisi.
Una canzone triste mi si appoggiava alle orecchie. La spensi.
Non volevo avere niente a che fare con la malinconia.


"Una morte dolce.
Come una mosca che affoga nel miele."
(cit).

mercoledì 10 dicembre 2025

Mezz'Ora di Sole



Una stanza bianca, vuota, ampia.
Il sole che filtrava attraverso una grande porta-finestra.
E noi tre lì in mezzo, ad abbracciarci, condividendo un momento di commozione che personalmente non dimenticherò più.  
Ci sono traguardi che vanno festeggiati. Anche senza brindare, se non si hanno ancora neppure i bicchieri.
Conta la presenza delle persone che amiamo, a cui vogliamo mostrare qualcosa di nostro, ottenuto con immensi sacrifici.
Mio fratello è un uomo molto duro ma in quel momento piangeva ed io con lui. 

Il Natale si avvicina.
E il Natale può essere un momento di ricordi brutali, di dolori immensi, di mancanze atroci.
Tutto sembra amplificarsi in questo periodo, crescere a dismisura come una quercia in una foresta.
Bisogna aggrapparsi ai momenti in cui c'è il sole in mezzo alla stanza. 
Distendersi lì, soli o in compagnia, a riscaldare le membra atrofizzate. 
Farsi scaldare da quel calore. Non pensare al gelo.

lunedì 1 dicembre 2025

Un Piccolo Albero

 

Erano anni che non addobbavo un albero di Natale qui in casa mia.
Troppo piccola per contenerne uno di dimensioni accettabili. 
Ci sbattevamo addosso, lo facevamo cadere, le palle colorate volavano ovunque, il rumore del tonfo che faceva cadendo mi sballava i nervi. 
E allora basta. Un taglio netto.
Solo che poi, anno dopo anno, quella mancanza mi scavava dentro.
Come se avessi perduto l'unica tradizione che mi piacesse realmente, che mi faceva stare bene in questo periodo in cui il calore degli affetti si scontra con sensazioni più ostili come la tristezza, il freddo, l'ansia sociale, i pacchetti da acquistare, i sorrisi da sfoggiare anche quando non sai dove andarli a pigliare.
E allora l'ultimo giorno di novembre, senza dir niente a nessuno, sono andata a cercare un albero bellissimo che potessi appoggiare sulla scala a chiocciola in legno, di fronte all'entrata, senza crear disturbo.
Piccolino ma meraviglioso.
Ero già piena di addobbi, mi mancava solo l'elemento essenziale.
E quando l'ho alzato tra le braccia, quando ne ho osservato i rami fitti, quando ho capito che era proprio lui... sono corsa a pagarlo, l'ho portato a casa, il mattino dopo l'ho preparato... e poi, guardandolo, finalmente, mi sono sentita felice. 
Un pezzo di me se ne tornava al suo posto dopo anni a cercare di accettare un'assenza che mi rimpiccioliva a poco a poco.
A volte basta solo un po' di buona volontà.
O l'idea che esistano dei compromessi a cui poter scendere senza avvilirsi.
Anche il resto dell'ambiente principale di questa piccola casa è già stato decorato a dovere. 
Posso fare in modo di circondarmi di cose belle che mi tengano tranquilla.
Serena. 
E che il Natale mi entri dentro a poco a poco, senza farsi largo a grosse spinte, senza mandarmi in apnea. 

lunedì 24 novembre 2025

Fluttuare

 

Detesto questa stagione, il modo in cui l'umidità mi entra nelle ossa. Questa pioggia battente, questo cielo bianco-grigio, queste strade inzuppate, questo asfalto nero pece.
Ieri c'era il sole, ero in campagna, la natura vibrava di colori caldi e confortanti, il freddo sembrava meno gelido, nell'aria c'era un'allegra vibrazione.
Ma oggi tutto sembra così piatto ed insulso, così respingente, ostile.
Piove da ore, sembrano giorni interi, settimane di buio incomprensibile.
Il tempo si dilata fino a morirci dentro, fino a fluttuare come in una stanza priva di gravità.