giovedì 22 ottobre 2026

Gnomi e Folletti

 



Quanto avrei voglia di scrivere.
Immaginare gnomi, folletti, fate, boschi incantati, bellissime sirene in acque limpide, uccelli dai mille colori, anime purissime che non si fanno la guerra.
Vorrei scrivere di un mondo che non esiste, che non so più neanche quasi figurarmi se chiudo gli occhi.
Perché è tutto così gravoso al giorno d'oggi, per ognuno di noi, anche per coloro che fanno finta di niente.

Il mare stanotte ululava ed il suo gridare entrava in casa sebbene tutte le finestre fossero chiuse.
Non c'era vento.
C'era solo questo sbatter di onde sulle coste.
Boom. Boom. Boom.
Il silenzio squarciato dalla sua furia.
I primi anni che vivevo qui mi svegliava spesso. E chiedevo a Fred: "Cos'è?"
"E' il mare. Dormi." Mi rispondeva.
E avrei voluto farlo, sul serio, ma tutto quel caos mi flagellava il petto e i pensieri.
Noto che lo fa tuttora.
Però stavolta mi sono alzata, ho bevuto un bicchier d'acqua, e poco dopo stavo dormendo di nuovo.
La stanchezza mi teneva avvinta a quel letto e avrei voluto che quel senso di oblio mi tenesse stretta a sé ancora a lungo.

Ho scoperto che dormire sola non mi dispiace.
Che condividere questo grande letto solo con me stessa, dopo tanti anni, non mi fa paura.
Mi è amico il silenzio.
Mi sono amiche queste mura.
Le lenzuola pulite.
Poter tirare la coperta dove e quando voglio senza il timore di svegliare alcuno.
Una sera gli chiesi se il suo sonno fosse finalmente migliorato. Mi rispose che non era cambiato nulla a parte il materasso. Forse un pochino quella risposta mi ferì ma non lo diedi a vedere.

lunedì 19 ottobre 2026

All'Alba

 


Quando ho aperto la finestra il buio era ancora pieno, sfondava ogni pertugio, riempiva ogni angolo.
Ho atteso.
Un pesante mantello di nuvole ricopriva il cielo.
Ed il silenzio avvolgeva il mondo con una grazia un po' speciale.
Non c'erano pensieri a turbare quell'attesa, quella quiete. Nulla che potesse distrarmi. 
E quando il chiarore, pian piano, ha iniziato a farsi strada in cielo e tutt'intorno, mi sono alzata e l'ho osservato avanzare. 
Prima lieve e poi rapidissimo ha preso possesso di ogni cosa e tutto quel che conoscevo, e fino a pochi istanti potevo solo intuire, diveniva via via più nitido, pronto per essere di nuovo presenza.
Ho sorriso.
Un nuovo giorno era lì per me e tutto mi sembrava splendido nella sua normalità.

venerdì 16 ottobre 2026

Questioni Logiche



Sono andata al mercato.
Ho parlato con Ahmed.
Ho acquistato la pianta.
Bella, fiorita, rigogliosa.
L'ho portata a lavoro con i miei attrezzi da giardinaggio.
Con pazienza l'ho messa a dimora nell'unico posto rimasto vuoto, quello in ombra.
L'ho innaffiata con regolarità.
Ogni giorno ho accarezzato le sue figlie, tolto i fiori rovinati, controllato il terreno.

La pianta sta morendo comunque.
Si sta incartapecorendo su sé stessa e dall'interno escono foglie nere come di bruciatura.

Perché l'amore da solo non sempre basta.
E quando non sei nel posto giusto, anche se ti trattano bene, muori. 

lunedì 12 ottobre 2026

Sul Filo



Credo abbia vent'anni, i capelli chiari, il fisico scolpito.
Esce improvvisamente da una stradina che conduce al mare. Ha solo un costume variopinto sebbene faccia ormai fresco. E mentre il sole declina, tracciando nel cielo scie rossastre e viola, il ragazzo entra in acqua, si allontana a grandi bracciate, e nuota sicuro verso il tramonto. 
Quando ne esce, il cielo è ormai una tavolozza di colori e il mare lo abbandona a fatica, dispiaciuto di vederlo andare via. Non ha un telo con sé, non si asciuga. Ripercorre la stradina da cui era venuto e scompare al di là delle case, come una visione, un sogno, un miraggio.

Da tempo non andavo al mare ad osservare il tramonto. E ieri pomeriggio, dopo mesi, il desiderio di essere lì in quell'istante era così intenso da farmi trovare pronta un'ora prima, a camminare sulla spiaggia semivuota, silenziosa, bellissima. 

Ripensavo alle ore appena trascorse.
Al gatto bianco e nero che pretendeva le mie coccole, ai suoi occhi verde chiaro dal potere ipnotizzante. 
Ai melograni ancora acerbi.
Alle foglie arancioni dei ciliegi che ricoprivano il terreno.
All'albero di cachi potato di recente.
Al chiacchiericcio allegro delle persone che erano con me.
Alle mie risate quando bisticciavano. 
Al suono scordato della chitarra e alle mani abili che, ugualmente, sapevano picchiettarne le corde.

La domenica dovrebbe esser sempre capace di accarezzare un'anima, soprattutto quando cambia il tempo, quando il cielo si scurisce, quando il buio arriva prima, quando l'autunno è ancora solo un accenno e non sai mai se pioverà, se girerà il vento, se dovrai coprirti o restare come sei, ancora un po' in bilico, come a camminar su un filo sottile.

mercoledì 7 ottobre 2026

Risvegli

 

Un risveglio caotico, alle 5 del mattino, con un colpo di tosse profondo quasi a farmi strozzare.
Non ho la tosse in questi giorni e quel colpo è stato l'unico.
Eppure mi ha svegliato, avevo difficoltà persino a respirare.
Mi sono alzata, ho bevuto un sorso d'acqua. L'intera articolazione temporo-mandibolare era dolorante, infiammata. Lo era anche quando mi sono coricata, ieri sera. Persino il cuscino mi creava tensione.

Ho fatto colazione con calma, sbrigato alcune faccende.
E a un certo punto me ne sono andata al mare.
Il cielo era ricoperto di nuvoloni scuri e le onde iniziavano ad assumere una certa violenza nel riversarsi sulla spiaggia. Era sporco, perché a mischiarsi col vento capita d'insozzarsi. 
Ero sola ad eccezione di due ragazze che in un lembo di sabbia giocavano a farsi selfie accattivanti da dive.

Mi sentivo stordita per via del risveglio maldestro e di quella strana sensazione tra la bocca ed il collo. 
Ma l'umore era buono, tranquillo, privo di evidenti scossoni.
Persino il mare mosso lì accanto non mi agitava a mia volta, come se per questa occasione ci fossimo completamente disconnessi. Ciascuno con le sue geometrie, i propri andirivieni, le sue emozioni divergenti.

Quando sono tornata a casa, sudata ma meno sbattuta di quando ero uscita, ho spalancato le finestre ed ho osservato il cielo cambiare più volte.
Qualcuno lì intorno stava preparando i biscotti e il loro profumo mi arrivava nitido alle narici scatenando ricordi neanche troppo lontani. 

giovedì 1 ottobre 2026

Scrivere



Provo a scrivere da giorni, non ci sono riuscita.
E' sciocco pensare che basti voler scrivere per poterlo fare.
La scrittura non è cosa che nasca da sé e non ci sono parole in grado di uscir da sole. 
Vanno accompagnate, portate fuori, prese per mano.
E allora forse non sono una buona accompagnatrice, non so uscire con altri se non con me stessa, non ho voglia di tenere la mano neppure di ciò che m'appartiene già.
Non contano le idee, conta il saperle esprimere. 
E a volte son confuse le idee ed è confusa l'espressione.

Giornate di mare calmo, di alta pressione.
Rinfresca un po' durante la notte ma nelle ore diurne è ancora estate piena.
S'è smorzata un po' quell'afa diabolica ma per il resto si va ancora in maniche corte.
Ed io non so se ho voglia di coprirmi, forse non sono pronta a seppellirmi sotto strati di tessuti. 
Dunque accetto questi giorni di estate più docile come se fossero quelli che non ho potuto vivere i mesi precedenti, come se la parte tenera della stagione fosse arrivata solo adesso.

Eppure aspetto l'autunno, non lo temo più.
Aspetto i mesi che verranno.
Le foglie stanche, le piogge, le notti lunghe, le candele accese, i colori caldi.
Ma non sono il tipo che spera sempre in un giorno migliore di questo. Vivo quello che c'è, penso a risolvere i miei problemi, a volte mi guardo allo specchio e non mi riconosco, ancora mi chiedo dove sono andata a finire. 

martedì 22 settembre 2026

Vorticare



Mare liscio come l'olio. Di un colore così azzurro da volercisi tuffare. Nuvole a strati che di così belle ce ne sono solo ad aprile e settembre. Ho fotografato il cielo tre o quattro volte e mi è sembrato diverso ad ogni istante. 
Ho incontrato tante persone stamattina, con ciascuna ho scambiato due parole veloci senza fermarmi mai. 
Quando procedo ad un buon ritmo so che fermare le gambe è un peccato, ma lo sarebbe anche risparmiarsi un sorriso o un momento di socialità.

Negli ultimi mesi ho vissuto come un'ombra e il massimo che potessi dedicare alle persone era un saluto con la mano o un cenno del capo.
Stamattina il fresco mi forniva quella spinta per poter tornare un pochino me stessa.
Un uomo mi ha detto che ho un passo meraviglioso. Un altro che sono uno spettacolo.
E forse non c'era nulla di meraviglioso o di spettacolare, ma quei commenti erano all'ordine del giorno prima, quando i miei occhi ridevano da soli e sembravo sempre allegra. Stamattina mi sono sentita un po' come in quei tempi, quando riuscivo a vivere con maggiore leggerezza, a sentir meno il peso delle responsabilità o dei cambiamenti necessari di questi mesi.

A volte mi chiedo se quella donna è ancora presente dentro di me o se l'abbia persa per sempre.
Se la posso recuperare, ritrovare, riavere con me.
Mi manca quella gioia serena, quella spensieratezza di perenne ragazzina.

Mi mancano anche tutti i fiori e le piante del mio terrazzo, quelli che ho curato ed amato per anni e che venerdì notte una potente tromba d'aria ha falciato via. 
Ieri con pazienza ho impiegato ore per pulire tutto ciò che era stato distrutto.
Piangevo mentre raccoglievo i detriti, le foglie, i tronchi, la terra.
Allora stamattina ho comprato una piantina di erica rosa. L'ho fatto perché ricominciare è doveroso. Sempre. E ad ogni costo.